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Libano, lo scrittore Majdalani: “Siamo tornati indietro di 30 anni, il Paese rischia di implodere”

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Intervista al romanziere: “Il nostro governo è costretto a gestire la guerra, un ruolo a cui non era preparato”
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TEL AVIV – «Qui in Libano la situazione è deprimente ed esasperante: e per due ragioni opposte. Hezbollah ha l’enorme responsabilità di aver messo il Paese nell’attuale situazione di guerra in cui si trova, abbandonando la sua stessa gente, gli abitanti del Sud, in balia di Israele. Allo stesso tempo la violenza degli israeliani è totalmente esagerata ed ingiustificata: efferata. Siamo pure arrabbiati col mondo, che assiste come se fosse normale, quando la situazione è davvero terribile». Lo scrittore libanese Charif Majdalani è particolarmente caustico. Autore di dieci romanzi premiati con prestigiosi riconoscimenti (in Italia sono tradotti “La Casa nel giardino degli aranci” e “La Villa delle donne”) insegna letteratura francese all’Università Saint-Joseph ed è il presidente della Maison internationale des écrivains di Beirut.

Gli israeliani penetrano sempre più, conquistando anche la rocca di Beaufort. Che effetto le fa?

«Quello di essere tornati indietro di 30 anni, a un pass…

TEL AVIV – «Qui in Libano la situazione è deprimente ed esasperante: e per due ragioni opposte. Hezbollah ha l’enorme responsabilità di aver messo il Paese nell’attuale situazione di guerra in cui si trova, abbandonando la sua stessa gente, gli abitanti del Sud, in balia di Israele. Allo stesso tempo la violenza degli israeliani è totalmente esagerata ed ingiustificata: efferata. Siamo pure arrabbiati col mondo, che assiste come se fosse normale, quando la situazione è davvero terribile». Lo scrittore libanese Charif Majdalani è particolarmente caustico. Autore di dieci romanzi premiati con prestigiosi riconoscimenti (in Italia sono tradotti “La Casa nel giardino degli aranci” e “La Villa delle donne”) insegna letteratura francese all’Università Saint-Joseph ed è il presidente della Maison internationale des écrivains di Beirut.

Gli israeliani penetrano sempre più, conquistando anche la rocca di Beaufort. Che effetto le fa?

«Quello di essere tornati indietro di 30 anni, a un passato terribile che credevamo superato. Stiamo rivivendo le guerre degli anni ’80 e ’90. Come se da noi tutto fosse destinato sempre a ricominciare da capo, senza soluzione».

Teme che questo sia l’inizio di una nuova occupazione?

«Impossibile saperlo. Tutto ciò che ci viene detto è l’opposto di quel che davvero accade. E ciò che accade è l’opposto di quanto ci raccontano. Gli israeliani avanzano nel pieno di un cessate il fuoco e di un negoziato che si tiene con qualcuno che però non sta sparando contro di loro. Non è lo Stato libanese a fargli la guerra, ma Hezbollah: che però non è incluso nei negoziati. Ma come può funzionare? Intanto Israele dice “non occuperemo” e subito dopo “ci espandiamo”. Avanzano nell’opacità e distruggono il Libano mentre il mondo guarda».

Tutti ripetono che il governo libanese è debole.

«Questo governo è eccellente: ma è stato eletto per gestire la fine della crisi finanziaria e il ritorno dello Stato. Arrivato, perché Hezbollah era in rovina, perdeva consensi. Ora è costretto a gestire la guerra, un ruolo cui non era preparato. Fa del suo meglio ma non ha gli strumenti. Mentre i motivi per cui era stato eletto — la crisi finanziaria, la giustizia — restano sospesi».

Il ministro degli Esteri francese Barrot chiederà una risoluzione d’emergenza al Consiglio di Sicurezza Onu.

«Le Nazioni Unite, ormai, sono una farsa. Servono solo quando uno Stato vuol mostrare la sua buona volontà, ma non intende agire. Non mi fido dell’attuale governo francese. Non è serio. E comunque, a Stati Uniti e a Israele non importa dell’Onu».

Chi può aiutarvi, dunque?

«Solo chi fa le guerre: Stati Uniti, Iran e Israele. E non sembrano disposti a farlo. Intanto qui è il caos. La gente è smarrita. Hezbollah torna a rafforzarsi, trovando nuovo consenso perché scambiato per il difensore del Paese. Pensi che proprio ora a Beirut c’è una manifestazione di loro sostenitori, contro i negoziati. Insomma, più Israele avanza, più li fortifica. E la società è divisa: tanti ritengono Hezbollah causa del disastro. Quindi ci sono forti tensioni interne, tornano vecchie divisioni. Per ora abbiamo retto, ma se Israele ricomincerà a bombardare Beirut, esploderemo. Il rischio di guerra civile è alto».

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