“Iran e Libano sono due fronti distinti ma gli ayatollah vogliono tenerli uniti”
di Fabio TonacciMiri Eisin, analista militare e politologa israeliana, ciò che sta accadendo in Libano può far saltare il negoziato con l’Iran?
«Non penso. La situazione in Libano è esattamente quella che l’Iran vuole creare, ossia collegare il fronte libanese agli altri dossier in modo da poterlo usare come leva nella trattativa. Hezbollah combatte perché è l’Iran a volerlo. È come se dicessero: se fermate i combattimenti contro Hezbollah in Libano, otterrete condizioni migliori nello Stretto di Hormuz».
Trump sostiene di non essere stato informato delle intenzioni dell’Idf su Beirut. Netanyahu sta sabotando l’accordo con l’Iran?
«Quando conviene, Israele è il Paese più vicino e Netanyahu è il migliore. Quando non conviene, ci accusano di tutto. Non credo che Netanyahu stia cercando di sabotare un negoziato di cui, tra l’altro, non facciamo parte. Il punto è che noi confiniamo con il Libano, il sud del Libano è fortificato e pieno delle armi che l’Iran ha fornito a Hezbollah, Hezbollah le usa c…
Miri Eisin, analista militare e politologa israeliana, ciò che sta accadendo in Libano può far saltare il negoziato con l’Iran?
«Non penso. La situazione in Libano è esattamente quella che l’Iran vuole creare, ossia collegare il fronte libanese agli altri dossier in modo da poterlo usare come leva nella trattativa. Hezbollah combatte perché è l’Iran a volerlo. È come se dicessero: se fermate i combattimenti contro Hezbollah in Libano, otterrete condizioni migliori nello Stretto di Hormuz».
Trump sostiene di non essere stato informato delle intenzioni dell’Idf su Beirut. Netanyahu sta sabotando l’accordo con l’Iran?
«Quando conviene, Israele è il Paese più vicino e Netanyahu è il migliore. Quando non conviene, ci accusano di tutto. Non credo che Netanyahu stia cercando di sabotare un negoziato di cui, tra l’altro, non facciamo parte. Il punto è che noi confiniamo con il Libano, il sud del Libano è fortificato e pieno delle armi che l’Iran ha fornito a Hezbollah, Hezbollah le usa contro di noi. Israele non è il cinquantunesimo Stato americano, quindi non dobbiamo informare la Casa Bianca ogni volta che facciamo qualcosa».
L’Idf in Libano ha oltrepassato il Litani. Quanto durerà questa nuova offensiva?
«Non la definirei una nuova offensiva. L’Idf combatte contro Hezbollah dal momento in cui Hezbollah ha attaccato Israele, il 2 marzo. Ci sono state fasi di maggiore e minore intensità. Quello che l’Idf sta facendo è allargare l’operazione, un villaggio dopo l’altro».
Perché, da un punto di vista di tattica militare è così importante il Castello di Beaufort?
«Domina il fiume Litani. Hezbollah lo usa sia come piattaforma per lanciare droni e razzi sia come punto di osservazione. Tutti parlano del simbolo, ma Beaufort fu costruito dai crociati proprio per ragioni topografiche».
Più di 900 morti libanesi, bombardamenti nel Sud e nella Valle della Bekaa, occupazione di terre: ha ancora senso definirla tregua?
«In Israele, in realtà, non la chiamiamo tregua. La chiamiamo la guerra del cessate il fuoco in Libano, perché non è mai stato un vero cessate il fuoco».
Il tentativo diplomatico in corso a Washington tra governo israeliano e governo libanese che prospettive ha?
«Dirò una cosa: non penso che l’esercito libanese riuscirà mai a disarmare Hezbollah. Se ne può parlare, ma non lo farà. Il punto principale sarebbe farlo in modo tale che, alla fine, il popolo libanese si rivolti contro Hezbollah, che è un enorme esercito-milizia all’interno del Libano, accanto all’esercito regolare».
Se il disarmo di Hezbollah non è realistico, anche perché si rischia la guerra civile, cosa spera Israele?
«Quello che si può sperare è che almeno l’esercito regolare diventi una struttura significativa. In questo momento Hezbollah ha ancora, diciamo, una forza dieci volte superiore a quella dell’esercito libanese. Significa che bisogna materialmente degradarne le capacità: ridurre i missili, i razzi, gli impianti di produzione, i depositi di armi. E questo sì, è un obiettivo realistico, cercare di indebolirli, di limitarne le capacità. Non significa però smantellarli completamente».
Stando a come si sono messe le cose, che accordo si aspetta sull’Iran?
«L’accordo tra Stati Uniti e Iran riguarderà solo Stati Uniti e Iran. Purtroppo non vedo gli aspetti per Israele molto importanti diventare parte di quell’intesa, a cominciare dal destino delle milizie alleate dell’Iran. E anche la questione nucleare, alla fine, non viene affrontata in modo diretto».