La dura chiamata di Trump: “Bibi, tutti odiano te e Israele. Senza di me saresti in galera”
dalla nostra inviata Anna LombardiTEL AVIV – L’ira funesta di Donald Trump si è abbattuta sull’alleato israeliano Benjamin Netanyahu quando in America era l’ora di pranzo, in Israele le otto di sera e i bombardieri erano già in volo verso Beirut: «Sei completamente fuori di testa», ha urlato il presidente americano al telefono, secondo la ricostruzione del solitamente ben informato Barak Ravid di Axios. Condendo il concetto con un diluvio di insulti: «Se non fosse per me, saresti già in galera. Ti sto salvando il culo», gli ha detto, secondo quanto ha raccontato una fonte, citando per esteso le frasi più colorite. «Adesso tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per colpa di questa storia». Mentre un’altra fonte ha aggiunto che le urla del presidente erano nitide: «Ma che c... stai facendo?» gli avrebbe ululato a un certo punto.
Arrabbiatissimo, appunto, perché il tentativo, strombazzato fin da lunedì mattina, di far precipitare la situazione in Libano attaccando la roccaforte di Hezbollah nei sobborghi della capita…
TEL AVIV – L’ira funesta di Donald Trump si è abbattuta sull’alleato israeliano Benjamin Netanyahu quando in America era l’ora di pranzo, in Israele le otto di sera e i bombardieri erano già in volo verso Beirut: «Sei completamente fuori di testa», ha urlato il presidente americano al telefono, secondo la ricostruzione del solitamente ben informato Barak Ravid di Axios. Condendo il concetto con un diluvio di insulti: «Se non fosse per me, saresti già in galera. Ti sto salvando il culo», gli ha detto, secondo quanto ha raccontato una fonte, citando per esteso le frasi più colorite. «Adesso tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per colpa di questa storia». Mentre un’altra fonte ha aggiunto che le urla del presidente erano nitide: «Ma che c... stai facendo?» gli avrebbe ululato a un certo punto.
Arrabbiatissimo, appunto, perché il tentativo, strombazzato fin da lunedì mattina, di far precipitare la situazione in Libano attaccando la roccaforte di Hezbollah nei sobborghi della capitale, con tanto di ordine d’evacuazione della popolazione, stava davvero per far saltare il negoziato con Teheran. Perfino l’entità dell’escalation portata avanti da Israele nel minuscolo Paese dei Cedri è sembrata esagerata all’inquilino della Casa Bianca. Che a un certo punto ha pure detto: «So che Hezbollah vi attacca continuamente, ma ci sono troppe vittime fra la popolazione civile». Riferimento ai 3433 morti dall’inizio del conflitto. Il presidente si è opposto anche alla decisione degli israeliani «di distruggere interi edifici per eliminare un solo comandante di Hezbollah». Sempre secondo le fonti, l’israeliano si sarebbe limitato a rispondere: «Me ne occupo».
Passata la furia, Trump, sui social, ha semplicemente scritto «ora tutto ok. Ho avuto una telefonata produttiva con Netanyahu, non ci saranno truppe dirette a Beirut. Quelle già partite stanno tornando indietro». Rivelando anche di aver avuto «un’ottima telefonata con Hezbollah» — circostanza che ha suscitato sdegno in Israele — «hanno accettato di cessare ogni tipo di scontro a fuoco».
A 24 ore di distanza dalla sfuriata, e quando ormai le indiscrezioni sulla telefonata erano state rese pubbliche, l’ufficio del primo ministro ha smentito gli insulti del presidente americano. La telefonata, hanno ammesso, è stata sì, «molto tesa». Ma contrariamente a quanto riportato, «Trump non ha detto a Netanyahu nulla di personale». Negando sia le frasi sul rischio di finire in prigione che l’affermazione secondo cui sarebbe odiato dal mondo. La frase, hanno sostenuto, era differente: «Trump ha affermato che è difficile presentare la posizione di Israele al mondo e ciò genera ostilità nei suoi confronti».
Per tutta la giornata di ieri, Netanyahu ha d’altronde ostentato serenità: «La posizione di Israele è immutata. Se Hezbollah attacca le nostre città e i nostri cittadini colpiremo obiettivi terroristici a Beirut. E continuiamo ad operare nel Libano meridionale».