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Perché gli Usa hanno colpito Qeshm: lodata da Vasco de Gama e ora isola dei missili degli ayatollah

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E’ soprannominata “tappo di bottiglia” di Hormuz: in una posizione strategica è la roccaforte di Teheran nel Golfo. L’Unesco la protegge perché è una delle zone più ecologicamente diverse del Medio Oriente
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LONDRA – Per la sua posizione e le sue dimensioni è soprannominata “il tappo di bottiglia” dello stretto di Hormuz. Motivo per cui è da secoli al centro di guerre, invasioni e battaglie, fino a guadagnare sotto il regime degli ayatollah un altro nomignolo: “La città dei missili”. Per ragioni analoghe è da sempre al centro di commerci fra Oriente e Occidente. E, nei periodi di pace, ha attirato anche l’interesse di studiosi e turisti per i suoi millenari reperti archeologici. Bombardata ieri dalle forze aeree americane, provocando una reazione militare di Teheran contro Bahrein e Kuwait, l’isola di Qeshm ha una cruciale rilevanza strategica per il conflitto in corso nel Golfo Persico, oltre a vantare una storia antica e affascinante.

La forma di uno squalo

Situata nello stretto di Hormuz, di fronte alla costa meridionale dell’Iran, è l’isola più grande del Golfo, con una superficie di 1336 chilometri quadrati (circa la stessa di Rodi, pari a sette volte l’isola d’Elba) e una popolazion…

LONDRA – Per la sua posizione e le sue dimensioni è soprannominata “il tappo di bottiglia” dello stretto di Hormuz. Motivo per cui è da secoli al centro di guerre, invasioni e battaglie, fino a guadagnare sotto il regime degli ayatollah un altro nomignolo: “La città dei missili”. Per ragioni analoghe è da sempre al centro di commerci fra Oriente e Occidente. E, nei periodi di pace, ha attirato anche l’interesse di studiosi e turisti per i suoi millenari reperti archeologici. Bombardata ieri dalle forze aeree americane, provocando una reazione militare di Teheran contro Bahrein e Kuwait, l’isola di Qeshm ha una cruciale rilevanza strategica per il conflitto in corso nel Golfo Persico, oltre a vantare una storia antica e affascinante.

La forma di uno squalo

Situata nello stretto di Hormuz, di fronte alla costa meridionale dell’Iran, è l’isola più grande del Golfo, con una superficie di 1336 chilometri quadrati (circa la stessa di Rodi, pari a sette volte l’isola d’Elba) e una popolazione di 148 mila abitanti, in maggioranza musulmani sunniti che parlano il dialetto bandari. La sua forma può ricordare quella di uno squalo: lunga (come è chiamata per l’appunto in arabo) e stretta, con un promontorio simile a una pinna sul lato più vicino alla costa, che è ad appena 22 chilometri di distanza dal porto di Bandar Abbas. È un’isola montuosa, con una costa in gran parte rocciosa, punteggiata di cittadine e villaggi, mentre nell’interno ci sono pochi insediamenti abitati. Foreste di mangrovie e un vasto labirinto di grotte saline contribuiscono a farne un museo geologico all’aria aperta.

Dai portoghesi agli inglesi

Fin dall’antichità è stata un importante centro di smistamento commerciale fra l’Asia e il Mediterraneo. Menzionata in documenti storici già dal quinto secolo avanti Cristo, viene citata da Marco Polo nei suoi viaggi e notata dal navigatore portoghese Vasco de Gama per le sue potenzialità come colonia. Nel 1301 i clan che regnavano sullo stretto di Hormuz vi si rifugiarono per sfuggire agli attacchi dei Tartari. Nel 1552 fu depredata dagli invasori ottomani per le sue ricchezze. I portoghesi vi costruirono un fortino nel 1621. L’anno seguente un’alleanza di inglesi e persiani li espulse in una battaglia in cui perse la vita William Baffin, famoso esploratore britannico dell’Artico. Gli inglesi ne hanno fatto una propria base navale fino al 1863 e in seguito vi hanno ricavato una centrale a carbone. Soltanto nel 1935 l’hanno abbandonata, su richiesta del primo scià di Persia Reza Pahlavi. Eletta porto franco, nei decenni successivi è diventata un centro di commercio internazionale. Vanta da sempre una forte tradizione di pesca, celebrando il mare e le sue risorse con una festa annuale.

Protetta dall’Unesco

Nel 2006 l’Unesco l’ha inserita nella lista dei suoi luoghi protetti. È infatti una delle località più ecologicamente diverse del Medio Oriente. Le foreste di mangrovie sono un fondamentale terreno di nidificazione per gli uccelli migratori. Il suo GeoPark è l’unico parco geologico del Golfo Persico. La “Valle delle Stelle” è una complessa rete di canyon e pilastri di roccia modellati da secoli di erosioni: una leggenda afferma che fu creata da una stella caduta sulla terra. Le cave di Namakdan sono fra le più lunghe grotte saline del mondo, con un’estensione di più di 6 chilometri e formazioni cristalline vecchie di centinaia di milioni di anni. E il canyon di Chakooh è uno stretto corridoio di rocce calcaree e sale, le cui pareti verticali creano una cattedrale di pietra.

La portaerei inaffondabile

Ma in epoca recente, in particolare dopo la rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Khomeini nel 1979, Qeshm è diventata una roccaforte per le forze missilistiche e navali iraniane che hanno il compito di controllare la navigazione attraverso Hormuz. La sua posizione è ideale per bloccare lo stretto, tanto da averla fatta soprannominare “la portaerei inaffondabile”. Si ritiene che sia la base dei piccoli motoscafi d’attacco con cui l’Iran minaccia il traffico civile e militare nel Golfo. E le sue grotte costituiscono un naturale rifugio sotterraneo per batterie di razzi: per questo è anche chiamata “la città dei missili”. La ragione per cui in questi giorni gli Usa l’hanno bombardata, nella fragile tregua che accompagna i negoziati per mettere fine alla guerra.

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