«L’Ucraina ha ormai raggiunto un tale successo che Putin è riuscito a organizzare la parata del 9 maggio solo dopo un decreto presidenziale ufficiale del presidente Zelensky. Ecco a che punto siete arrivati. E avete permesso ai russi di organizzarla per due ore. L’hanno conclusa dopo un’ora e 55 minuti, Putin non ha voluto correre rischi». Sorrideva Mark Rutte a Kiev, accanto a Volodymyr Zelensky, nella visita a sorpresa di oggi. E chi l’avrebbe detto solo due anni fa che tra i due leader, uno della Nato e uno dell’Ucraina, oggi quello più forte sarebbe stato il secondo? Il primo deve guardarsi dallo smantellamento dell’Alleanza minacciato dagli Stati Uniti. Il secondo è un David che resiste e fa male ogni giorno al “Golia” Putin.
Il Consiglio atlantico a Kiev
Rutte ha riunito per la prima volta a Kiev tutto il Consiglio atlantico, ovvero i rappresentanti permanenti dei 32 alleati (o i vice) e il presidente del comitato militare della Nato Giuseppe Cavo Dragone, con cui ha visita…
«L’Ucraina ha ormai raggiunto un tale successo che Putin è riuscito a organizzare la parata del 9 maggio solo dopo un decreto presidenziale ufficiale del presidente Zelensky. Ecco a che punto siete arrivati. E avete permesso ai russi di organizzarla per due ore. L’hanno conclusa dopo un’ora e 55 minuti, Putin non ha voluto correre rischi». Sorrideva Mark Rutte a Kiev, accanto a Volodymyr Zelensky, nella visita a sorpresa di oggi. E chi l’avrebbe detto solo due anni fa che tra i due leader, uno della Nato e uno dell’Ucraina, oggi quello più forte sarebbe stato il secondo? Il primo deve guardarsi dallo smantellamento dell’Alleanza minacciato dagli Stati Uniti. Il secondo è un David che resiste e fa male ogni giorno al “Golia” Putin.
Il Consiglio atlantico a Kiev
Rutte ha riunito per la prima volta a Kiev tutto il Consiglio atlantico, ovvero i rappresentanti permanenti dei 32 alleati (o i vice) e il presidente del comitato militare della Nato Giuseppe Cavo Dragone, con cui ha visitato anche il Muro della Memoria. Il segretario generale ha definito la Russia «sempre più disperata, mentre l’Ucraina continua a resistere, a innovare e a conseguire vittorie sul campo di battaglia». «Devo dire una cosa. Ma devo dirla ai giovani russi e alle loro famiglie. Vi stanno rifilando una fregatura – ha aggiunto – Non sarete addestrati. L’equipaggiamento sarà scadente. C’è una probabilità molto alta che moriate o siate feriti».
Il nodo iraniano
Zelensky ha definito «giusti» gli attacchi ucraini a San Pietroburgo, una risposta ai massicci bombardamenti russi. «Forse ora converrà più alla Russia la nostra presenza nella Nato», ha ironizzato, con riferimento alla libertà con cui Kiev colpisce, senza remore, il territorio nemico.
Poi ha mostrato una certa delusione per un sostegno alleato che potrebbe essere più rapido e incisivo, sia sull’accordo per l’acquisto dei sistemi di difesa aerea Patriot («l’attesa si sta prolungando»), sia per i negoziati di pace: «Siamo in contatto con la controparte americana. Stiamo aspettando l’arrivo della squadra negoziale, ma, a mio parere, ci vorrà ancora molto tempo. Purtroppo, al momento non siamo al centro dell’attenzione. L’Iran è la questione numero uno per gli Stati Uniti e poi viene l’Ucraina. Purtroppo, siamo in coda. Non possiamo aspettare che tutti mettano fine a tutti i conflitti del mondo e poi toccherà anche a noi. Gli Stati Uniti sono i più forti tra quelli in grado di incoraggiare Putin a porre fine alla guerra. Ma al tavolo serve anche l’Europa». Zelensky ha aggiunto che sei Paesi – senza dire quali – hanno confermato la loro disponibilità a contribuire all’iniziativa Purl per l’acquisto di armi dagli Usa e ha ribadito di essere pronto a negoziare con Putin. E intanto ha incassato l’ok ungherese all’ingresso nella Ue, dopo l’accordo sulle minoranze.
Trump ad Ankara
Da Washington il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha annunciato la presenza del presidente Trump al vertice Nato di luglio in Turchia, che sarà «il più importante» nella storia dell’alleanza. E sulla guerra ha detto che «finora nessuno si è dimostrato disposto a fare concessioni, in particolare i russi».