Bahamas, scoperti per la prima volta i resti dei veri Pirati dei Caraibi
di Natasha CaragnanoTutti conoscono i Pirati dei Caraibi, la maggior parte grazie al celebre film hollywoodiano dedicato a Jack Sparrow e alla sua ciurma. Eppure, fino a oggi, mancavano prove che confermassero la loro presenza in questi mari. Ora un team internazionale di archeologi subacquei ha individuato sei relitti al largo delle Bahamas, sui fondali di New Providence. L’isola che ospita Nassau, considerata da secoli uno dei più celebri covi di pirati dei Caraibi, non era mai stata esplorata, lasciando senza conferme molte delle storie tramandate fino ai nostri giorni.
Tra il XVII e il XVIII secolo, figure leggendarie come Barbanera pianificavano qui le proprie rapine e dividevano il bottino. Durante questa “Età dell’oro” della pirateria, a Nassau vivevano almeno mille pirati, riuniti in un porto-rifugio che sfidava apertamente il dominio britannico. L’area, tuttavia, non era mai stata studiata a fondo a causa delle forti correnti generate dalle maree e dell’elevata presenza di squali.
A sfidare ques…
Tutti conoscono i Pirati dei Caraibi, la maggior parte grazie al celebre film hollywoodiano dedicato a Jack Sparrow e alla sua ciurma. Eppure, fino a oggi, mancavano prove che confermassero la loro presenza in questi mari. Ora un team internazionale di archeologi subacquei ha individuato sei relitti al largo delle Bahamas, sui fondali di New Providence. L’isola che ospita Nassau, considerata da secoli uno dei più celebri covi di pirati dei Caraibi, non era mai stata esplorata, lasciando senza conferme molte delle storie tramandate fino ai nostri giorni.
Tra il XVII e il XVIII secolo, figure leggendarie come Barbanera pianificavano qui le proprie rapine e dividevano il bottino. Durante questa “Età dell’oro” della pirateria, a Nassau vivevano almeno mille pirati, riuniti in un porto-rifugio che sfidava apertamente il dominio britannico. L’area, tuttavia, non era mai stata studiata a fondo a causa delle forti correnti generate dalle maree e dell’elevata presenza di squali.
A sfidare questi pericoli è stato il team della New Providence Pirates Expedition e di Wreckwatch Magazine, una pubblicazione specializzata in archeologia marittima e storia della pirateria. Guidati dagli archeologi Michael Pateman del Bahamas Maritime Museum e Sean Kingsley, fondatore di Wreckwatch, gli studiosi hanno ottenuto risultati che hanno superato ogni aspettativa.
Tra i reperti rinvenuti figurano cannoni girevoli, un cannone in ferro, 25 palle da moschetto in piombo e una pietra per affilare le spade, testimonianze dirette delle tecniche di combattimento e abbordaggio dell’epoca. Il team ha inoltre recuperato elementi del sartiame, bottiglie di vetro e mattoni provenienti dalla cambusa di una nave, rimasti sorprendentemente intatti. Accanto ai frammenti di casse di legno utilizzate per il trasporto sono emerse anche 143 pipe in argilla. Alcune decorate con una corona e lo stemma reale d’Inghilterra suggeriscono una produzione londinese risalente al 1740.
Ma la scoperta più importante potrebbe essere un’altra: i resti di quella che gli archeologi ritengono possa essere la Fancy, la nave del celebre “Re dei Pirati” Henry Avery.
Come la vita di molti pirati, anche quella di Avery è avvolta dal mistero. Nel 1695 mise a segno uno dei colpi più clamorosi della storia della pirateria. Nel Mar Arabico riuscì infatti a impadronirsi di oro, argento e gioielli per un valore stimato tra le 300.000 e le 600.000 sterline dell’epoca, saccheggiando una nave appartenente all’impero del Gran Mogol che rientrava dal pellegrinaggio alla Mecca. Dopo il colpo, però, il “Re dei Pirati” scomparve nel nulla. Secondo alcune versioni si ritirò in Madagascar; secondo altre tornò in Inghilterra vivendo sotto falsa identità.
Anche il destino della Fancy resta incerto. Diverse fonti storiche sostengono che la nave venne deliberatamente incendiata al porto di Nassau fino alla linea di galleggiamento, una pratica non insolita tra i pirati per eliminare prove compromettenti e sfuggire alle autorità.
Lo scafo ritrovato a Nassau presenta però numerosi elementi compatibili con questa ipotesi. Le dimensioni del relitto, la datazione e le tecniche costruttive corrispondono infatti a quelle attribuite alla Fancy. “La nave era pesantemente armata, soprattutto con cannoni girevoli. Montate sulle ringhiere del ponte, queste armi antiuomo potevano infliggere danni devastanti agli equipaggi nemici”, ha spiegato Pateman.
Per Kingsley, questi ritrovamenti rappresentano soltanto la punta dell’iceberg: i fondali di Nassau potrebbero custodire ancora numerosi relitti e preziose testimonianze. Le future spedizioni potrebbero quindi aiutare gli archeologi a comprendere meglio la vita quotidiana dei pirati e la vera natura di quella che molti storici definiscono la leggendaria “Repubblica dei Pirati”. Contribuendo a riportare alla luce la realtà storica dei pirati, spesso oscurata dall’immaginario cinematografico.