BERLINO – Il palese abbandono del tavolo sul conflitto in Ucraina dell’impaziente Donald Trump, il pantano sul fronte orientale e i successi dei recenti attacchi in profondità sferrati da Kiev sul territorio russo stanno offrendo agli europei un’opportunità unica. Sedersi finalmente al tavolo della trattativa con Mosca e Kiev senza doversi ogni volta ritagliare uno strapuntino nel caotico e inconcludente negoziato diretto tra Trump e Putin, com’è avvenuto da un anno a questa parte. Ieri una fonte governativa tedesca lo ha detto chiaro e tondo: «Lentamente si sta aprendo una finestra per un dialogo dell’Europa con la Russia».
BERLINO – Il palese abbandono del tavolo sul conflitto in Ucraina dell’impaziente Donald Trump, il pantano sul fronte orientale e i successi dei recenti attacchi in profondità sferrati da Kiev sul territorio russo stanno offrendo agli europei un’opportunità unica. Sedersi finalmente al tavolo della trattativa con Mosca e Kiev senza doversi ogni volta ritagliare uno strapuntino nel caotico e inconcludente negoziato diretto tra Trump e Putin, com’è avvenuto da un anno a questa parte. Ieri una fonte governativa tedesca lo ha detto chiaro e tondo: «Lentamente si sta aprendo una finestra per un dialogo dell’Europa con la Russia».
La domanda cruciale, dopo la discussione su possibili mediatori europei è: chi condurrà la trattativa? E a Berlino la fonte governativa suggerisce che «sarà necessario un formato che sia in grado di agire e che sia percepito come il più legittimo possibile da parte del resto del continente». Per il governo Merz la riposta, per ora, è il formato E3 già rodato negli ultimi anni, ossia Germania, Francia e Regno Unito, «che negli ultimi mesi si è spesso messo d’accordo su questioni di politica estera».
Un trio che negozierebbe con la Russia in stretto coordinamento con i partner europei e con il consenso dell’Ucraina (vale la pena di ricordare che il capo negoziatore ucraino, Umerov, è stato accolto la settimana scorsa alla cancelleria). Ovviamente a Berlino si affrettano a sottolineare che i colloqui dovrebbero includere gli Stati Uniti, nonostante Trump abbia dichiarato di recente la fine provvisoria del tentativo di ottenere un accordo tra Kiev e Mosca.
Dal punto di vista di Berlino un formato del genere, che stando alla fonte «non esclude» l’allargamento a un partner come l’Italia, renderebbe obsoleta la discussione sul negoziatore europeo (nelle settimane scorse si erano fatti i nomi di Mario Draghi, Angela Merkel o Alexander Stubb). E uno dei segnali arrivati da Mosca che è stato interpretato come una crepa del muro opposto finora da Putin agli europei, è stata sua la proposta, pur provocatoria, di nominare come mediatore il suo luogotenente in Europa, l’ex cancelliere Gerhard Schroeder.
Da Roma trapela “irritazione” per la soluzione a tre suggerita da Berlino, tanto più, osserva una fonte diplomatica, che sia Starmer sia Macron sono, di fatto, anatre zoppe. Mentre sarebbe giusto allargare il formato E3 all’Italia e alla Polonia. Ma è anche vero che il governo Meloni ha dato l’impressione di voler mantenere un filo con Trump anche nei momenti più difficili dei rapporti tra Stati Uniti e Ue. E l’Europa, d’ora in poi, ha bisogno di muoversi come una falange, se vuole ottenere qualcosa da Putin, senza tentennamenti o ambivalenze.