WASHINGTON – John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump nel primo mandato, invita ad approfittare della debolezza di Mosca: «L’Ucraina non solo ha fermato l’offensiva, ma colpisce in territorio russo. Bisogna approfittarne accelerando l’assistenza militare a Kiev per aumentare la pressione su Putin».
Cosa significa l’attacco a San Pietroburgo?
«Gli ucraini iniziano a guadagnare terreno, potrebbe segnalare un cambiamento significativo. L’aspettativa che il loro esercito si sarebbe sgretolato entro l’estate non si sta verificando. Non sono pronto a dire che i russi siano in serio pericolo, ma Kiev è riuscita a portare la guerra nel loro territorio. Questo però non significa che Putin sia più desideroso di negoziare, ci sono pochi segnali della possibilità di una trattativa per il cessate il fuoco. La probabilità più alta è che la guerra continui».
Ma Trump ritira 5.000 soldati dalla Germania. È la mossa giusta, considerando le difficoltà russe?
«L’elemento import…
WASHINGTON – John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump nel primo mandato, invita ad approfittare della debolezza di Mosca: «L’Ucraina non solo ha fermato l’offensiva, ma colpisce in territorio russo. Bisogna approfittarne accelerando l’assistenza militare a Kiev per aumentare la pressione su Putin».
Cosa significa l’attacco a San Pietroburgo?
«Gli ucraini iniziano a guadagnare terreno, potrebbe segnalare un cambiamento significativo. L’aspettativa che il loro esercito si sarebbe sgretolato entro l’estate non si sta verificando. Non sono pronto a dire che i russi siano in serio pericolo, ma Kiev è riuscita a portare la guerra nel loro territorio. Questo però non significa che Putin sia più desideroso di negoziare, ci sono pochi segnali della possibilità di una trattativa per il cessate il fuoco. La probabilità più alta è che la guerra continui».
Ma Trump ritira 5.000 soldati dalla Germania. È la mossa giusta, considerando le difficoltà russe?
«L’elemento importante non è dove siano le truppe americane in Europa, ma l’impegno a difenderla. Non mi dispiacerebbe se andassero dalla Germania in Polonia, Romania o baltici. L’assetto può sempre essere soggetto a revisione, l’importante è che la presenza di forze convenzionali americane sia confermata. La realtà è che gli ucraini sono riusciti a fermare i russi grazie alla Nato. Trump non è su questa posizione, ma una stragrande maggioranza bipartisan alla Camera e al Senato ne è convinta e sta facendo pressione. Bisogna smetterla con questo sgocciolamento di annunci negativi e avere un approccio più strategico. E vorrei aggiungere una cosa».
Quale?
«Quando sono state costruite le nostre basi, la visione condivisa era che fossero una proiezione del nostro potere oltre l’Europa, in Medio Oriente, Africa, in tutto il mondo. Bisogna tornare a quel consenso, perché non l’abbiamo visto in Iran. Che il presidente sia Trump o chiunque altro, se dovessimo sempre trattare con i partner Nato questo utilizzo, diventerebbe una difficoltà per l’Alleanza”.
Intende che Italia e Spagna dovrebbero concedere le basi?
«Esatto, anche la Gran Bretagna o chiunque altro. Se non è così, gli Usa dovranno fare altri accordi».
Come aumenterebbe la pressione su Putin?
«Trump dovrebbe dire senza mezzi termini che l’assistenza militare all’Ucraina continuerà ed aumenterà. Ci sono molte cose che Usa e Nato possono offrire a Kiev, ma allo stesso tempo il suo esercito è diventato il migliore europeo con una tecnologia sofisticata contro i droni. Mi piacerebbe se fosse messa a disposizione di tutti, anche per usarla contro l’Iran e riaprire lo Stretto di Hormuz».
Dopo che gli iraniani hanno sospeso la trattativa, Trump ha chiamato Netanyahu per ordinargli di fermarsi. Non è un segno di debolezza?
«Trump vuole un accordo su Hormuz e dichiarare vittoria. Non è preoccupato strategicamente, ma per il prezzo della benzina negli Usa. D’altra parte sa che se fa un cattivo accordo, sarà criticato non solo dai democratici, ma anche dal suo partito. Si trova in una posizione difficile ed è frustrato. È disperato per un accordo».
Perché?
«Il regime iraniano vede lo scontro come una prova di volontà, e pensa che la sua determinazione sia più forte di Trump. Temo possa avere ragione».
Come giudica la bozza di accordo?
«Una sconfitta per gli Usa. Ogni volta che gli iraniani rimandano la questione nucleare è un vantaggio. Trump risponde che hanno preso l’impegno a non costruire l’atomica, ma è scritto sulla sabbia».
Trump ha detto che sarebbe pronto ad incontrare Khamenei.
«Non credo che servirebbe a qualcosa».
Cosa dovrebbe fare ?
«Usare la forza per riaprire Hormuz lungo la costa araba e mantenere il blocco delle navi iraniane».
L’obiettivo dovrebbe restare il cambio di regime?
«Penso sia l’unico modo per ottenere una vera pace in Medio Oriente, ma non sono sicuro che sia mai stato davvero lo scopo di Trump. Non credo sia troppo tardi, ma richiederebbe impegno e cambiamenti drammatici».
Quali?
«Lavorare con l’opposizione in Iran. I danni fatti al regime sono seri, ma bisogna individuare disertori e aiutare l’insurrezione interna. Servono tempo e preparazione, non succede schioccando le dita».