BEIRUT – In America si tratta, in Libano si muore. Mentre a Washington, al termine del secondo giorno di colloqui tra le delegazioni israeliana e libanese viene annunciato il rinnovo del cessate il fuoco e l'istituzione di zone di sicurezza controllate dall'esercito libanese, che escluderanno Hezbollah, secondo Beirut l’Idf, nelle ore subito precedenti, ha ucciso 49 persone. «Non c’è nessun cessate il fuoco in Libano», dice il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, a chi si illude che l’assenza di bombardamenti a Beirut sia una tregua di fatto: il ronzio del drone spia israeliano sorvola la capitale libanese tutto il giorno.
Per la Casa Bianca il fronte libanese rischia di compromettere il tentativo di chiudere diplomaticamente il capitolo iraniano, sempre meno sostenibile politicamente per il presidente americano che ha confermato la sfuriata al telefono con Netanyahu. Lunedì Bibi aveva chiosato l’ottimismo di Trump su un imminente accordo con l’Iran annunciando l’ordine…
BEIRUT – In America si tratta, in Libano si muore. Mentre a Washington, al termine del secondo giorno di colloqui tra le delegazioni israeliana e libanese viene annunciato il rinnovo del cessate il fuoco e l'istituzione di zone di sicurezza controllate dall'esercito libanese, che escluderanno Hezbollah, secondo Beirut l’Idf, nelle ore subito precedenti, ha ucciso 49 persone. «Non c’è nessun cessate il fuoco in Libano», dice il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, a chi si illude che l’assenza di bombardamenti a Beirut sia una tregua di fatto: il ronzio del drone spia israeliano sorvola la capitale libanese tutto il giorno.
Per la Casa Bianca il fronte libanese rischia di compromettere il tentativo di chiudere diplomaticamente il capitolo iraniano, sempre meno sostenibile politicamente per il presidente americano che ha confermato la sfuriata al telefono con Netanyahu. Lunedì Bibi aveva chiosato l’ottimismo di Trump su un imminente accordo con l’Iran annunciando l’ordine all’Idf di colpire i sobborghi di Beirut, il quartiere roccaforte di Hezbollah in cui vivono fino a 800 mila persone. Ieri Trump ha detto che la sua amministrazione sta «cercando di separare l’Iran dalle tensioni in Libano», assicurando che ha «parlato con Hezbollah» e «hanno accettato di non sparare».
«Gli americani vogliono firmare, europei e Paesi arabi pure: probabilmente finirà così, faranno l’accordo», ci dicono uomini di Hezbollah a Dahieh, devastata dai bombardamenti israeliani. Le bozze sul tavolo in America, dove Hezbollah non fa parte della delegazione libanese, vanno ben oltre la tregua su Beirut: si discute di una cessazione del conflitto che non riconosca le “zone cuscinetto” rivendicate dagli israeliani ma disarmi Hezbollah, dando all’esercito libanese il controllo delle armi. È il “modello irlandese”: un miraggio, nel bagno di sangue attuale. Il 22 giugno, data dei prossimi colloqui, si ripartirà da qui.
Ieri un attacco dell’Idf ha ucciso sei braccianti palestinesi e siriani in un frutteto ad Abbassiyeh, nel distretto di Tiro. A Nabatiye e a Marjayoun, a Bint Jbeil e a Saida, si levano colonne di fumo improvvise. Bombardamenti e attacchi mirati. Un drone uccide un soldato libanese in mezzo alla strada a Deir Zahrani. La strage di civili, secondo Beirut, sale a 3.516 dal 2 marzo. E Israele dirama nuovi ordini di sfollamento: nell’area di Sidone l’esodo disperato dei civili dalle loro case provoca un ingorgo verso la capitale. La famiglia Abdullah, massacrata in casa dall’Idf a Marwaniyeh, è stata sepolta ieri in tombe provvisorie a Sidone: nel loro villaggio sarebbe stato troppo pericoloso. In tutta la famiglia si è salvato solo Ahmad: ha dieci anni e non sa di aver perso papà e mamma, la sorella 22enne Leen che studiava architettura, il fratello 18enne Ali e i fratellini più piccoli di lui. Ibrahim e Julia avevano 9 e 6 anni.
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, dice di sperare in una «dichiarazione congiunta» al termine del round negoziale proseguito fino alla notte fonda libanese. Hezbollah resta per gli Stati Uniti «un nemico del Libano e del suo governo», dice Rubio, ma la pressione per un vero accordo è forte. In Libano, però, la caccia a Hezbollah ripropone ferite simili a quelle aperte a Gaza, come gli attacchi agli ospedali: Israele accusa quello pubblico di Tebnine di fare da scudo a Hezbollah, il ministero libanese le definisce «fabbricazioni e menzogne: è l’unico ospedale pubblico ancora attivo nel distretto sotto tiro. E in quest’altalena di morti e di speranze, Hezbollah ha colpito una postazione israeliana vicino alla rocca di Beaufort: è il primo attacco rivendicato da lunedì, quando Israele aveva minacciato di riprendere a colpire Beirut se fossero arrivati nuovi razzi di Hezbollah.