NEW YORK – Trump si scaglia contro i repubblicani che mercoledì hanno votato con i democratici per approvare la risoluzione sui poteri di guerra, che punta a frenarlo in Iran, obbligandolo a chiedere il permesso del Congresso se vuole continuare l’intervento militare. Lo fa perché da una parte teme che queste divisioni interne agli Usa sabotino il negoziato, incoraggiando la Repubblica islamica a resistere alle sue pressioni rifiutando le condizioni dell’accordo di pace, ma dall’altra anche perché vuole stroncare sul nascere i segnali di ribellione nel Partito repubblicano, prima che possano allargarsi e corrodere il suo potere.
Scrivendo sul suo social, il presidente ha attaccato così: «Ieri, in una mozione senza alcun peso, la Camera ha votato (4 cattivi repubblicani e tutti i democratici) per limitare i miei poteri di guerra, proprio nel mezzo delle ultime trattative per porre fine alla guerra con la Repubblica Islamica dell’Iran. Chi farebbe una cosa così antipatriottica? San…
NEW YORK – Trump si scaglia contro i repubblicani che mercoledì hanno votato con i democratici per approvare la risoluzione sui poteri di guerra, che punta a frenarlo in Iran, obbligandolo a chiedere il permesso del Congresso se vuole continuare l’intervento militare. Lo fa perché da una parte teme che queste divisioni interne agli Usa sabotino il negoziato, incoraggiando la Repubblica islamica a resistere alle sue pressioni rifiutando le condizioni dell’accordo di pace, ma dall’altra anche perché vuole stroncare sul nascere i segnali di ribellione nel Partito repubblicano, prima che possano allargarsi e corrodere il suo potere.
Scrivendo sul suo social, il presidente ha attaccato così: «Ieri, in una mozione senza alcun peso, la Camera ha votato (4 cattivi repubblicani e tutti i democratici) per limitare i miei poteri di guerra, proprio nel mezzo delle ultime trattative per porre fine alla guerra con la Repubblica Islamica dell’Iran. Chi farebbe una cosa così antipatriottica? Sanno a che punto è il negoziato». Quindi ha aggiunto: «I democratici sono alimentati dalla Sindrome del Turbamento di Trump. Preferirebbero che il nostro Paese fallisse piuttosto che darmi un’altra vittoria. Per i quattro repubblicani è tutta un’altra storia. Sono dei vanagloriosi! Dovrebbero vergognarsi».
La ragione internazionale dell’attacco è chiara e l’ha spiegata lui stesso. Vedendo spaccature all’interno del partito del capo della Casa Bianca, il regime di Teheran potrebbe pensare di avere il coltello dalla parte del manico, anche più di quanto non lo avesse già con la chiusura dello Stretto di Hormuz. Quindi gli ayatollah si sentirebbero incoraggiati ad alzare la posta, ritardare o rifiutare la trattativa, convinti che il presidente americano non possa restare sulle sue posizioni ancora a lungo. Infatti poco dopo, nello Studio Ovale, Trump ha ripetuto che è pronto ad incontrare Khamenei, «ma vinceremo comunque, o sulla carta con l’accordo, o militarmente. L’Iran non avrà l’atomica». La guerra però non vuole riprenderla e secondo il Wall Street Journal ha confidato che lo farebbe solo se venissero uccisi soldati americani. Quindi è tornato a rimproverare gli europei, Italia inclusa, perché non sono intervenuti per riaprire Hormuz: «Non abbiamo bisogno del loro aiuto. Abbiamo dato agli europei la possibilità di sostenerci, ma hanno scelto di non farlo».
La motivazione interna l’ha offerta ancora Trump, con il post successivo contro il manager delle campagne presidenziali di Bush figlio: «FoxNews dovrebbe liberarsi del repubblicano solo in nome e poco raccomandabile Karl Rove. Definisce me e il movimento Maga come errori da 11 anni, non capisce e non capirà mai. Mandatelo a pascolare. È un perdente e lo sarà sempre». Anche qui, lo scopo è tagliare le gambe alla dissidenza interna prima che possa fare strada.