LONDRA – «La lettera di Zelensky a Putin in realtà non era rivolta al presidente russo, o almeno non solo a lui. E potrebbe causare conseguenze imprevedibili». A parlare a Repubblica è Andrei Soldatov, massimo esperto di servizi segreti russi, cofondatore del sito Agentura.ru e giornalista di 50 anni in esilio a Londra.
Soldatov, cosa ne pensa della lettera di Zelensky a Putin?
«È più un messaggio al pubblico che a Putin. Penso che il primo obiettivo di Zelensky sia quello di riportare l’attenzione del mondo sull’Ucraina, e ha scelto un momento appropriato, quello del forum di San Pietroburgo, reso vulnerabile dai droni ucraini, come già accaduto con l’ultima parata militare a Mosca. Ha voluto giocare di anticipo, prima che il russo riprendesse le tirate imperialiste».
Un approccio bastone e carota? Mandare dei droni, minacciare la morte dello zar e allo stesso tempo invocare negoziati?
«Credo solo bastone, perché vuole mostrare di cosa siano capaci militarmente gli ucraini. Un metodo…
LONDRA – «La lettera di Zelensky a Putin in realtà non era rivolta al presidente russo, o almeno non solo a lui. E potrebbe causare conseguenze imprevedibili». A parlare a Repubblica è Andrei Soldatov, massimo esperto di servizi segreti russi, cofondatore del sito Agentura.ru e giornalista di 50 anni in esilio a Londra.
Soldatov, cosa ne pensa della lettera di Zelensky a Putin?
«È più un messaggio al pubblico che a Putin. Penso che il primo obiettivo di Zelensky sia quello di riportare l’attenzione del mondo sull’Ucraina, e ha scelto un momento appropriato, quello del forum di San Pietroburgo, reso vulnerabile dai droni ucraini, come già accaduto con l’ultima parata militare a Mosca. Ha voluto giocare di anticipo, prima che il russo riprendesse le tirate imperialiste».
Un approccio bastone e carota? Mandare dei droni, minacciare la morte dello zar e allo stesso tempo invocare negoziati?
«Credo solo bastone, perché vuole mostrare di cosa siano capaci militarmente gli ucraini. Un metodo del genere non genererà trattative. A Putin piacciono altri “approcci”, tipo avere conversazioni private con l’uomo forte americano (Trump, ndr). Perché vuole sempre alzare l’asticella, evitando di tenere simili conversazioni in pubblico».
Quindi quella di Zelensky è anche una provocazione?
«Non provocazione, ma alzare la posta in gioco. Di certo Putin è stato umiliato due volte negli ultimi due mesi, perché la vulnerabilità sua e della Russia è stata palese, prima alla parata dello scorso maggio e ora al forum di San Pietroburgo, nella sua città natale».
Non provocazione, ma almeno metterlo alla prova?
«Sì, e anche per porre Putin, preventivamente, in una posizione difensiva, spingerlo all’angolo e mettere a nudo la sua impotenza nel rispondere a simili attacchi ucraini. Non è una svolta, ma certo una grossa novità. In pratica Zelensky gli dice: “Sei finito in un pantano, il tuo esercito non avanza da mesi, noi stiamo sviluppando nuove capacità militari. Come lo spieghi ora al tuo popolo?”. Il problema è vedere come reagiranno gli americani, perché ora il Cremlino inizierà a ribaltare la prospettiva e accusare Kiev di alzare il livello dello scontro».
Putin difatti ha risposto che non vuole incontrare Zelensky, e che gli obiettivi della Russia restano gli stessi.
«È una situazione pericolosa».
Perché?
«Perché Putin non vuole fermare la guerra in questo momento. Perciò Zelensky e gli europei hanno provato a cambiare strategia. Ma qualcuno a Mosca potrebbe iniziare a pressare per attaccare ancora più duro, o spingere per lanciare segnali di un potenziale attacco nucleare, in modo da mandare a loro volta un messaggio a Washington. I russi hanno già detto di aver utilizzato i famigerati missili Oreshnik in Ucraina solo qualche giorno fa. Quindi, ora potrebbero alzare ancora di più il livello dello scontro. Non sto parlando di azioni militari vere e proprie, ma di una escalation perlomeno retorica. E questo mi preoccupa molto, perché qualcuno potrebbe pensare a mosse disperate…».
Ma il popolo russo non è stanco di questa guerra?
«Certo. Non che ora i russi si preoccupino dell’Ucraina, sia chiaro. Ma la sensazione di impotenza si sta espandendo sempre di più tra i blogger nazionalisti e i militari».
Quale può essere il ruolo dell’Europa a questo punto? È evidente un coinvolgimento, se non una regia, di Gran Bretagna, Francia e Germania in questa nuova offensiva diplomatica di Zelensky.
«Il coinvolgimento Usa resta ancora vitale per l’Ucraina, soprattutto per la condivisione dell’intelligence. L’Europa rimane un po’ in una terra di mezzo. Migliorare i rapporti con Putin è molto difficile, ma almeno può aumentare la sua reputazione agli occhi dell’America e, come con i Volenterosi, dire: “Siamo pronti a prendere in mano la situazione. Noi e l’Ucraina condividiamo lo stesso destino. Non siamo qui solo a prendere ordini”».