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Droni di Kiev su San Pietroburgo, la Russia ripiomba nella paura. A Londra vertice dei volenterosi

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Nella città del forum economico secondo sfregio allo zar: quattro feriti, la popolazione costretta in casa per ore. Oggi Starmer, Macron e Merz vedono il leader ucraino e tentano di rilanciare il ruolo del Vecchio Continente
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Quanto conta davvero l’Europa? Oggi l’ennesimo test a Londra, con il padrone di casa Keir Starmer, il presidente francese Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e ovviamente il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Tutti insieme, per dare un senso, e un futuro, al Vecchio Continente. In un momento cruciale per il destino dell’’Europa. Zelensky e i cosiddetti “E3” (Gran Bretagna, Francia e Germania, i fondatori dei “volenterosi”) si incontrano innanzitutto per lanciare un avvertimento a Putin e un segnale a Donald Trump: “Ci siamo e contiamo”. E se fosse solo un “wishful thinking”? Putin non vuole negoziare con gli europei, a meno che non si chiamino Gerhard Schröder, mentre il presidente americano è sommerso nel pantano della guerra in Iran, e pare totalmente disinteressato all’Ucraina.

Con il summit di oggi, probabilmente più di facciata che di sostanza, gli europei vogliono dire al mondo e agli americani che «la guerra in Ucraina è anche la nostra» e che «qualsiasi negoziato non…

Quanto conta davvero l’Europa? Oggi l’ennesimo test a Londra, con il padrone di casa Keir Starmer, il presidente francese Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e ovviamente il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Tutti insieme, per dare un senso, e un futuro, al Vecchio Continente. In un momento cruciale per il destino dell’’Europa. Zelensky e i cosiddetti “E3” (Gran Bretagna, Francia e Germania, i fondatori dei “volenterosi”) si incontrano innanzitutto per lanciare un avvertimento a Putin e un segnale a Donald Trump: “Ci siamo e contiamo”. E se fosse solo un “wishful thinking”? Putin non vuole negoziare con gli europei, a meno che non si chiamino Gerhard Schröder, mentre il presidente americano è sommerso nel pantano della guerra in Iran, e pare totalmente disinteressato all’Ucraina.

Con il summit di oggi, probabilmente più di facciata che di sostanza, gli europei vogliono dire al mondo e agli americani che «la guerra in Ucraina è anche la nostra» e che «qualsiasi negoziato non potrà scavalcare l’Europa». Insomma, il Vecchio Continente ci tiene a dimostrare di essere pronto a qualsiasi scenario. Ma Putin non vuole negoziare con gli europei, e Trump resta decisamente scettico di fronte al loro peso specifico. Difatti è rimasto in silenzio.

Nel giorno dell’82esimo anniversario del D-Day, la mossa degli europei sembra disperata. Perché Putin non vuole negoziare con loro, e tantomeno con Zelensky, che il presidente russo ha nuovamente disprezzato nelle ultime ore. Epperò l’Ucraina è tornata a fare rumore mediatico e soprattutto ad attaccare il cuore della Russia, in tal caso San Pietroburgo, dove negli ultimi giorni si è tenuto il Forum economico annuale, alla presenza proprio dello zar. Ottantasei droni sono stati lanciati contro la città, dopo i raid durante la kermesse. L’attacco ha causato almeno quattro feriti. Ma soprattutto, ha dato una volta di più prova della pericolosità militare dell’Ucraina.

Difatti, per la prima volta gli abitanti di San Pietroburgo hanno dovuto fare i conti con l’ordine di non uscire di casa. «Stanotte, i nostri droni hanno percorso una distanza di circa mille chilometri fino alla regione di San Pietroburgo, agli arsenali della Marina nemica e a una base a Kronstadt», ha minacciato Zelensky, «è ora di porre fine a questa guerra. Ma il leader della Russia vuole continuare a combatterla. È per questo che le sanzioni ucraine stanno funzionando».

Ma Putin non sembra sentirci. In ogni caso, per i leader degli E3 europei non c’è tempo da perdere. Non solo perché i soldi scarseggiano e perché, nei prossimi giorni, avverranno in rapida successione il G7 in Francia (dove ci dovrebbe essere Trump) e poi il Consiglio Europeo, il summit Nato ad Ankara, per giungere al 14 luglio a Parigi, giorno di una riunione allargata dei Volenterosi nella Festa nazionale francese.

Ma Starmer, Macron e Merz sono leader più deboli che mai: quello britannico potrebbe essere costretto a dimettersi presto, il presidente francese l’anno prossimo potrebbe essere rimpiazzato dall’estrema destra filorussa e il cancelliere di Berlino è più traballante che mai. Per questo tocca sbrigarsi e lasciare un solco ineluttabile, prima che sia troppo tardi. Anche se il formato E3 non basterà: bisognerà coinvolgere l’Ue, come minimo.

Zelensky, Starmer, Merz e Macron si incontreranno oggi in Inghilterra dopo le 18 italiane. Per ora sono previste solo foto di rito da far circolare nel mondo e qualche dichiarazione all’inizio del summit, ma non una conferenza stampa. Downing Street ieri sera si era trincerata nel silenzio. Fonti di Whitehall, commentavano: «Annunceranno qualcosa di grosso? Oppure sarà il solito vertice di facciata, con un impatto irrisorio sulla realtà?». Citofonare Europa.

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