Attacco dell’Iran contro Israele dopo il raid sul Libano.Trump: fermi, l’accordo è vicino
dalla nostra inviata Anna LombardiGERUSALEMME – A cento giorni dall’inizio del conflitto avviato dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran nella speranza di rovesciarne il regime, la decisione presa dello Stato ebraico di colpire Dahieh — la periferia a sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, come ritorsione per certi droni lanciati verso di loro — scatena la dura reazione di Teheran. Che, dopo 60 giorni di cessate il fuoco, torna a sparare direttamente su Israele: quattro ondate, 10 missili, tutti intercettati. D’altronde, dopo l’attacco sulla capitale libanese di ieri, i pasdaran l’avevano promesso: «Guardate il cielo stanotte», aveva scritto su X Ebrahim Rezaei, portavoce degli Affari esteri e la Sicurezza nazionale. «Attaccando Beirut, Israele ha superato tutte le linee rosse», ha tuonato il comando militare iraniano rivendicando l’operazione. Per ora quella lanciata su Israele sembra una sorta di escalation contenuta. I Guardiani della Rivoluzione hanno preso di mira una base aerea israeliana dotata di missili ba…
GERUSALEMME – A cento giorni dall’inizio del conflitto avviato dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran nella speranza di rovesciarne il regime, la decisione presa dello Stato ebraico di colpire Dahieh — la periferia a sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, come ritorsione per certi droni lanciati verso di loro — scatena la dura reazione di Teheran. Che, dopo 60 giorni di cessate il fuoco, torna a sparare direttamente su Israele: quattro ondate, 10 missili, tutti intercettati. D’altronde, dopo l’attacco sulla capitale libanese di ieri, i pasdaran l’avevano promesso: «Guardate il cielo stanotte», aveva scritto su X Ebrahim Rezaei, portavoce degli Affari esteri e la Sicurezza nazionale. «Attaccando Beirut, Israele ha superato tutte le linee rosse», ha tuonato il comando militare iraniano rivendicando l’operazione. Per ora quella lanciata su Israele sembra una sorta di escalation contenuta. I Guardiani della Rivoluzione hanno preso di mira una base aerea israeliana dotata di missili balistici, quella di Ramat David, a 20 chilometri da Haifa: «Fonte delle aggressioni lanciate contro il Libano del Sud». Poi, hanno chiarito: «Questo è un avvertimento. Se l’aggressione si ripete, la risposta sarà più ampia e comprenderà i target americano-sionisti della regione».
Di sicuro la decisione del premier Benjamin Netanyahu — in difficoltà nei sondaggi — di prendere nuovamente di mira la capitale libanese a pochi giorni dallo stop imposto dal presidente americano Donald Trump, apre nuovi imprevedibili scenari. Tanto più che — lo scrive il solitamente ben informato Axios — il raid israeliano di questa sera è avvenuto con l’avallo del presidente americano che pure in mattinata aveva detto di aver chiesto a Netanyahu di compiere attacchi «più chirurgici», contro Hezbollah.
Va detto che un certo nervosismo sui negoziati è evidentemente nell’aria: «Capiscono solo il linguaggio della forza», aveva sospirato oggi il presidente Usa, escludendo di voler includere il Libano in un accordo di pace che, ha ribadito, «è vicino». Arrivando a definire la Guida Suprema Mojtaba Khamenei «uno che ha fegato». Sostenendo di avere ormai «buoni rapporti» con gli iraniani. Ma respingendo allo stesso tempo l’ipotesi che gli asset richiesti da Teheran — vero nodo dei colloqui — vengano sbloccati subito. «Lo faremo in un secondo momento, se si comporteranno bene». Con buona pace delle affermazioni fatte dal suo segretario al Tesoro, Scott Bessent solo il giorno prima, secondo cui quei soldi potrebbero essere invece usati per ripagare i danni provocati dall’Iran ai Paesi del Golfo. Ipotesi che Teheran ha definito «imprudente». Mentre resta pure il nodo dell’uranio arricchito: il presidente dice che gli Usa sanno dove sono le scorte e di essere pronti a prenderle anche senza intesa; ma intanto, in un documento inviato ai Paesi membri dell’agenzia Onu sul nucleare, Washington chiede a Teheran di fornire una mappa per indicare dove l’hanno messo.
Oggi Trump ha pure esaltato il rapporto con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, dicendo di essere in sintonia con lui sulla guerra con l’Iran, ma ammettendo di «essere anche in disaccordo su un paio di cose». Poi, a fine giornata, dopo la ripresa degli attacchi, alla rete amica Fox rivela però di «non essere contento» di quanto sta succedendo: «Avrei detto che l’accordo sarebbe stato firmato lunedì o martedì e ora questo». Invitando l’Iran alla calma: «Avete lanciato i vostri missili, ora torniamo a trattare» ha detto. In una telefonata, riporta Axios, il presidente Usa avrebbe chiesto a Netanyahu di non rispondere all’attacco. Parlando al Financial Times, Trump si era detto sicuro che i raid iraniani «non avranno un impatto sull’accordo» e che il primo ministro israeliano «non avrà altra scelta che accettare l’intesa con Teheran». Poche ore dopo, l’Idf ha annunciato di aver colpito degli obiettivi militari in Iran.