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L’Idf uccide per errore un generale libanese e mette nei guai il governo di Aoun

Il presidente del Libano Joseph Aoun 

 

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Il graduato è stato colpito assieme ad altri due militari mentre stava per prendere in consegna un villaggio “bonificato” dall’esercito israeliano
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BEIRUT – Una jeep dell’esercito libanese arranca lungo la strada del sud tra Kfar Tebnit e Khardali, nella regione di Nabatiyeh. A bordo ci sono il generale Wissam Sabra, il capitano Elie Khoury e l’autista, il soldato Hassan Ghazal. Attraversano una delle aree più delicate del Libano meridionale, dove è in corso il controverso passaggio di consegne previsto dagli accordi di cessate il fuoco sostenuti dagli Stati Uniti: l’esercito di Beirut deve assumere gradualmente il controllo delle zone liberate dall’Idf dopo averle “bonificate” da Hezbollah. Invece gli israeliani fanno fuoco e la riducono il mezzo a un ammasso di lamiere.

«L’incidente», definito così dagli stessi israeliani, rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più grave di un errore operativo. Arriva nel momento peggiore per il presidente libanese Joseph Aoun. Aveva appena concesso una controversa intervista alla Cnn in cui accusava l’Iran di utilizzare il Libano come «moneta di scambio» con Washington, invitando Teheran…

BEIRUT – Una jeep dell’esercito libanese arranca lungo la strada del sud tra Kfar Tebnit e Khardali, nella regione di Nabatiyeh. A bordo ci sono il generale Wissam Sabra, il capitano Elie Khoury e l’autista, il soldato Hassan Ghazal. Attraversano una delle aree più delicate del Libano meridionale, dove è in corso il controverso passaggio di consegne previsto dagli accordi di cessate il fuoco sostenuti dagli Stati Uniti: l’esercito di Beirut deve assumere gradualmente il controllo delle zone liberate dall’Idf dopo averle “bonificate” da Hezbollah. Invece gli israeliani fanno fuoco e la riducono il mezzo a un ammasso di lamiere.

«L’incidente», definito così dagli stessi israeliani, rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più grave di un errore operativo. Arriva nel momento peggiore per il presidente libanese Joseph Aoun. Aveva appena concesso una controversa intervista alla Cnn in cui accusava l’Iran di utilizzare il Libano come «moneta di scambio» con Washington, invitando Teheran a smettere di interferire negli affari interni: «Questo non è il vostro Paese, è il nostro». Ancora più pesante era stato il suo affondo contro il leader di Hezbollah, lo sceicco Qassem che aveva denunciato come «capitolazione» l’accordo sul cessate il fuoco: Aoun lo aveva accusato di non rappresentare il popolo libanese, difendendo l’intesa e ordinando all’esercito di procedere.

La prima area identificata per il passaggio di consegne è Dibbin, non lontano dal luogo dell’attacco. Qui l’esercito libanese cerca di consolidarsi dopo il ritiro degli israeliani, ma una troupe della francese Bfm ha mostrato ieri la realtà dietro gli annunci diplomatici: è il rumore dei bombardamenti a scandire le giornate. A poca distanza c’è il castello di Beaufort, altura strategica che domina il settore, e nell’area Hezbollah mantiene una forte capacità operativa. Per i critici del presidente, il piano sostenuto da Washington trasforma l’esercito libanese nel custode di territori che l’Idf non riusciva a controllare, consentendo a Israele di concentrare uomini e risorse su altri fronti. La morte dei tre militari assume così un peso politico enorme.

Poche ore dopo il raid, il portavoce arabo dell’Idf spiega che il veicolo si muoveva «in modo sospetto» verso una posizione israeliana nei pressi di Tibnin, considerata area di combattimento. C’erano, dice, attività ostili e colpi d’arma da fuoco da un settore con «forte presenza di Hezbollah». Per questo, dice, hanno sparato, e solo in seguito hanno appreso che a bordo si trovavano ufficiali libanesi. In una fase cruciale per l’accordo già estremamente fragile, la spiegazione israeliana rischia di avere l’effetto opposto. Aoun è costretto a denunciare la «violazione della sovranità libanese e delle norme internazionali», ribadendo che il Libano «non scenderà a compromessi nella difesa del proprio territorio».

È la contraddizione che tormenta il Libano, che si divide a ogni incrocio tra confessioni, comunità e partiti, per poi ritrovarsi unito sotto le bombe. Un equilibrio fragile che ogni escalation mette alla prova. L’incubo di una nuova guerra civile è uno spettro evocato anche ora, con l’avanzata di Israele che ha provocato 3.593 morti in tre mesi. Inoltre, un’inchiesta del New York Times ha confermato ieri le accuse già mosse da Human Rights Watch all’Idf di fare uso sistematico del fosforo bianco, vietato in aree in cui siano presenti civili.

I bombardamenti continuano in tutto il sud del Libano, e l’occupazione avanza. Ieri sono state uccise 6 persone di una sola famiglia a Saksakiyeh, un villaggio sul mare a nord del fiume Litani. E Mona Khalil, pioniera della tutela delle tartarughe marine e fondatrice di “Orange House” per proteggerle sulla spiaggia di Mansouri, è stata gravemente ferita insieme alla sua assistente: era nella casa sulla spiaggia che non ha mai voluto abbandonare.

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