Abramovich torna mediatore: da Kiev a Mosca con i messaggi tra Zelensky e Putin
di Enrico FranceschiniLONDRA – È Roman Abramovich il misterioso “uomo d’affari russo” che ha incontrato il presidente ucraino Zelensky il mese scorso a Kiev. Era stato Putin a rivelare nei giorni scorsi che un non meglio identificato imprenditore di Mosca aveva ricevuto un invito dal leader ucraino: “Gli ho detto che non potevo inviarlo io, ma che poteva andarci”, ha affermato il capo del Cremlino al summit economico di San Pietroburgo. “Al suo ritorno mi ha comunicato che Zelensky voleva vedermi”. Ma al momento, ha aggiunto il presidente russo, “non c’è motivo di incontrarci”. Ieri sera anche il leader ucraino ha confermato l’incontro ma specificando che “è venuto a Kiev e mi ha detto che portava un messaggio per me e che voleva prendere un mio messaggio e portarlo a Putin".
L'ex proprietario del Chelsea avrebbe chiesto di gestire tutto in “maniera riservata, senza nessuna pubblicità”. “Io gli ho risposto che era la sua scelta, per noi non era un problema”, ha concluso Zelensky spiegando che il “messagg…
LONDRA – È Roman Abramovich il misterioso “uomo d’affari russo” che ha incontrato il presidente ucraino Zelensky il mese scorso a Kiev. Era stato Putin a rivelare nei giorni scorsi che un non meglio identificato imprenditore di Mosca aveva ricevuto un invito dal leader ucraino: “Gli ho detto che non potevo inviarlo io, ma che poteva andarci”, ha affermato il capo del Cremlino al summit economico di San Pietroburgo. “Al suo ritorno mi ha comunicato che Zelensky voleva vedermi”. Ma al momento, ha aggiunto il presidente russo, “non c’è motivo di incontrarci”. Ieri sera anche il leader ucraino ha confermato l’incontro ma specificando che “è venuto a Kiev e mi ha detto che portava un messaggio per me e che voleva prendere un mio messaggio e portarlo a Putin".
L'ex proprietario del Chelsea avrebbe chiesto di gestire tutto in “maniera riservata, senza nessuna pubblicità”. “Io gli ho risposto che era la sua scelta, per noi non era un problema”, ha concluso Zelensky spiegando che il “messaggio chiave” affidato ad Abramovich era che Kiev non è disposta a cedere il Donbass.
Citando varie fonti, il Financial Times aveva rivelato per primo che il businessman in questione era il petroliere Abramovich, uno degli uomini più ricchi del mondo, a lungo proprietario del Chelsea Football Club, da lui portato a vincere Premier e Champions League. Erano circolate varie ipotesi sull’identità dell’emissario russo andato a incontrare Zelensky. Una era che fosse Kirill Dmitriev, presidente del fondo sovrano di Mosca, utilizzato da Putin per le trattative con Steve Witkoff, il super negoziatore di Trump. Un’altra era che fosse Abramovich, come conferma il quotidiano della City.
Non è la prima volta che l’oligarca miliardario assume un ruolo simile. Nel 2022 aiutò a mediare i colloqui iniziali tra Russia ed Ucraina nei primi mesi della guerra, attivandosi per organizzare un ciclo di negoziati a Istanbul. In seguito, ha dato una mano all’accordo per permettere all’Ucraina di esportare grano dai porti del mar Nero bloccati dalle navi russe. Ha continuato a impegnarsi per facilitare lo scambio di prigionieri e altri aspetti delle sporadiche consultazioni fra Mosca e Kiev. “E’ l’unico russo tollerato dagli ucraini”, dice una fonte al Financial Times, “va d’accordo con tutti”. Secondo un’opinione attribuita al petroliere dal quotidiano britannico, il presidente ucraino “crede di poter risolvere tutto in un vertice fra i due leader grazie al suo personale carisma, ma né Putin né Trump la vedono così”.
Abramovich avrebbe anche un interesse personale alla pace fra Russia e Ucraina. A causa delle sanzioni occidentali contro gli oligarchi legati al Cremlino, ha dovuto vendere il Chelsea (senza poter incassare i 4 miliardi di sterline ricavati), ha perso il permesso di residenza in Inghilterra e si è dovuto trasferire in Israele, Paese di cui ha la cittadinanza in virtù delle sue origini ebraiche. La fine della guerra e delle sanzioni gli ridarebbe la libertà di vivere dove vuole. I suoi figli hanno studiato all’American School di Londra. Probabile che anche il padre preferirebbe tornare lì, ma deve stare attento a non irritare Putin.