Albania, torna in piazza la rivoluzione dei fenicotteri contro l’isola dei Trump
di Davide CarlucciLa “rivoluzione dei fenicotteri” in Albania marcia verso il palazzo del governo. Stasera per il decimo giorno consecutivo migliaia di persone scenderanno in piazza a Tirana per chiedere le dimissioni del primo ministro Edi Rama, accusato di voler “svendere” la sovranità del suo Paese. La miccia è stata prima la vendita dell’isola di Sazan, di fronte a Valona, a un fondo detenuto dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, per 1,4 miliardi di euro.
Ma la rabbia è esplosa quando gli albanesi, soprattutto gli ambientalisti, hanno cominciato a vedere la laguna di Zvernec circondata da filo spinato e con i bulldozer pronti all’azione mandati dall’immobiliarista. L’oasi ospita fenicotteri - divenuti così il simbolo della mobilitazione - foche e duecento specie di uccelli…
La “rivoluzione dei fenicotteri” in Albania marcia verso il palazzo del governo. Stasera per il decimo giorno consecutivo migliaia di persone scenderanno in piazza a Tirana per chiedere le dimissioni del primo ministro Edi Rama, accusato di voler “svendere” la sovranità del suo Paese. La miccia è stata prima la vendita dell’isola di Sazan, di fronte a Valona, a un fondo detenuto dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, per 1,4 miliardi di euro.
Ma la rabbia è esplosa quando gli albanesi, soprattutto gli ambientalisti, hanno cominciato a vedere la laguna di Zvernec circondata da filo spinato e con i bulldozer pronti all’azione mandati dall’immobiliarista. L’oasi ospita fenicotteri - divenuti così il simbolo della mobilitazione - foche e duecento specie di uccelli, oltre che tartarughe marine. E un cartello di associazioni non vuole che diventi di proprietà privata, come sta succedendo per altre aree sia in Albania che nel vicino Montenegro. Ma la contestazione sta prendendo la forma di una più generale contestazione nei confronti del governo retto dal socialista Rama, recentemente riconfermato e ormai in sella da tredici anni.
A lui viene rinfacciata, tra l’altro, anche la decisione di cedere un altro pezzo del territorio, le aree di Gjader e Shengjin, messe a disposizione del governo italiano per la gestione dei migranti intercettati in acque internazionali e ritenuti “da rimpatriare”. Nei cortei, che ormai dilagano in tutte le città del mondo dove è presente una comunità di emigrati albanesi, si notano anche cartelli che mostrano il presidente in ginocchio per accogliere Giorgia Meloni, come fece un anno fa in occasione del vertice della comunità politica europea a Tirana. Ma i cori prendono di mira anche l’ex premier democratico Sali Berisha, oggi a capo dell’opposizione.
E’ dunque un tipo di protesta nuova, composta molto da giovani, alcuni vicini alle posizioni di sinistra radicale (ma non post-comunista) Levizja Bashke, altri ecologisti e altri ancora dagli accenti nazionalisti. “Non ho mai visto un movimento del genere in Albania”, commenta Detjon Begaj, consigliere comunale di area progressista a Bologna e vicino ai manifestanti, anche perché originario proprio dell’area in cui sta investendo il genero del presidente Usa. Anche nel capoluogo emiliano e a Milano si sono svolte manifestazioni di protesta e non si esclude che alcune componenti della cosiddetta “diaspora albanese” in Italia possano raggiungere la loro terra per unirsi alla rivolta.