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Trump ferma l’escalation e avvisa Netanyahu: “Fermati o resterai da solo”

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Dopo l’attacco iraniano di domenica sera, la risposta colpisce le basi missilistiche e un complesso petrolifero. Ieri nuove sirene d’allarme, in campo anche gli Houthi. Alla fine la Casa Bianca ottiene lo stop alle ostilità
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GERUSALEMME – Il Medio Oriente ha dovuto aspettare che Donald Trump si svegliasse, per veder scongiurata (almeno per ora) l’ennesima escalation della guerra ormai quadrangolare fra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano. Dopo i missili iraniani di domenica sera sullo Stato ebraico, lanciati per ritorsione agli attacchi dell’Idf su Dahieh, roccaforte di Hezbollah alla periferia sud di Beirut — a loro volta scatenati dagli ennesimi razzi sparati dai miliziani contro il nord di Israele — Benjamin Netanyahu ha autorizzato nella notte di ieri il lancio di missili balistici sull’Iran. Nonostante la telefonata avuta con il presidente americano a tarda sera, dove gli si era stato esplicitamente chiesto di «non reagire», il leader israeliano ha scelto quello che una fonte militare israeliana ha definito «attacco limitato», una sorta di «avvertimento per segnalare a Teheran che Israele potrebbe ulteriormente alzare il tiro». Nel mirino sono finiti dunque nove sistemi di difesa aerea iraniani, ment…

GERUSALEMME – Il Medio Oriente ha dovuto aspettare che Donald Trump si svegliasse, per veder scongiurata (almeno per ora) l’ennesima escalation della guerra ormai quadrangolare fra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano. Dopo i missili iraniani di domenica sera sullo Stato ebraico, lanciati per ritorsione agli attacchi dell’Idf su Dahieh, roccaforte di Hezbollah alla periferia sud di Beirut — a loro volta scatenati dagli ennesimi razzi sparati dai miliziani contro il nord di Israele — Benjamin Netanyahu ha autorizzato nella notte di ieri il lancio di missili balistici sull’Iran. Nonostante la telefonata avuta con il presidente americano a tarda sera, dove gli si era stato esplicitamente chiesto di «non reagire», il leader israeliano ha scelto quello che una fonte militare israeliana ha definito «attacco limitato», una sorta di «avvertimento per segnalare a Teheran che Israele potrebbe ulteriormente alzare il tiro». Nel mirino sono finiti dunque nove sistemi di difesa aerea iraniani, mentre l’aeronautica ha preso di mira la Karun Mahshahr Petrochemical Company: un complesso nella regione di Khuzestan che, secondo Teheran, produce materiali destinati a usi civili, ma che il Mossad sostiene invece essere impiegato per usi militari.

La reazione non si è fatta aspettare. Poco prima delle sei del mattino, l’intero Israele è stato buttato giù dal letto dalle sirene squillanti degli alert sui cellulari che avvertivano dell’avvicinamento di nuovi razzi: due missili balistici (uno intercettato, il secondo disperso) lanciati dagli Houthi yemeniti, gli stretti alleati dell’Iran che sono tornati a farsi sentire per la prima volta in due mesi. E che, contemporaneamente, hanno pure annunciato il divieto di navigazione marittima israeliana in quel Mar Rosso che di fatto controllano grazie alla loro posizione strategica a ridosso dello stretto di Bab al-Mandab. Un’ora dopo sono arrivati anche i missili degli ayatollah: tre raffiche dirette verso Tel Aviv, Haifa, Gerusalemme. Non ci stati feriti né particolari danni da nessuna delle due parti, ma i toni si sono subito fatti accesissimi. «Nessuno crede che il regime sionista agisca senza coordinamento con gli Stati Uniti», ha tuonato via social il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei. «Siamo pronti a continuare le operazioni, ci aspettiamo diversi giorni di battaglia, stiamo già mobilitando i riservisti», gli ha fatto eco il portavoce dell’Idf Effie Defrin.

A quel punto, i primi ad attivarsi per trovare una soluzione, sono stati i Paesi del Golfo: il premier del Qatar Al Thani e il Ministro degli Esteri saudita Al Saud si sono parlati fra loro, poi il qatariota ha chiamato il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: «Bisogna fermare l’escalation e raggiungere un accordo globale che rafforzi la sicurezza e stabilisca una pace duratura nella regione». Pure il premier pakistano Shehbaz Sharif ha esortato a «dare una possibilità alla pace». Affermando che gli sforzi dovrebbero proseguire soprattutto ora che «l’obiettivo finale sta per essere raggiunto».

Proprio quando sembrava che la giornata stesse comunque prendendo la piega peggiore, è entrato di nuovo in campo Trump: «Israele e l’Iran smettano subito di spararsi», ha scritto sul suo social Truth bacchettandoli come due monelli. «I negoziati procedono, siamo vicini alla pace, a meno che non si frapponga l’ostacolo della stupidità». Poi, ha nuovamente sentito Netanyahu al telefono, strigliandolo per l’ennesima volta: «Attento a quel che fai, potresti trovarti da solo davanti all’Iran». Un qualche messaggio chiaro è arrivato pure ai pasdaran, che hanno annunciato la «fine delle operazioni contro Israele, pronto a riprenderle se continuano gli attacchi sul Libano» (che per loro significa Dahieh). Netanyahu ha conseguentemente deciso di sospendere gli attacchi, precisando che le operazioni militari nel sud del Libano proseguono invece a piena intensità.

A quel punto, il prezzo del petrolio, che in mattinata era schizzato a 97,7 dollari al barile, è tornato a scendere sotto i 94. Ancora una volta, il peggio è passato. Per ora.

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