Kuleba: “Bene il piano di Merz, Starmer e Macron, ma per piegare Putin ci serve l’Europa intera”
di Fabio Tonacci«Come sto? Beh, sono già cinque giorni che i russi non bombardano Kiev. Quindi bene, direi…». A Dmytro Kuleba non è mai mancata la battuta di spirito, neppure nei momenti più complicati del suo mandato da ministro degli Esteri dell’Ucraina, cominciato nel 2020 e terminato nel settembre del 2024. Quarantacinque anni, accademico e conferenziere internazionale, è una voce da ascoltare per decifrare fasi diplomatiche e umori del governo ucraino.
Cosa pensa del piano di Francia, Germania e Regno Unito in cinque punti per spingere Putin al negoziato?
«Siamo franchi: non è un piano per negoziare con la Russia, è un piano per vincere la guerra. Detto questo, il formato E3 per la prima volta dal 2014 non è rimasto nel mezzo ma ha sposato davvero la posizione ucraina, proteggendo così il proprio interesse, ossia la sicurezza europea».
Quindi è un piano che Putin non accetterà?
«Esatto. Ma cosa sarebbe successo se l’E3 si fosse comportato come gli Stati Uniti, dicendo “dobbiamo rimanere equidist…
«Come sto? Beh, sono già cinque giorni che i russi non bombardano Kiev. Quindi bene, direi…». A Dmytro Kuleba non è mai mancata la battuta di spirito, neppure nei momenti più complicati del suo mandato da ministro degli Esteri dell’Ucraina, cominciato nel 2020 e terminato nel settembre del 2024. Quarantacinque anni, accademico e conferenziere internazionale, è una voce da ascoltare per decifrare fasi diplomatiche e umori del governo ucraino.
Cosa pensa del piano di Francia, Germania e Regno Unito in cinque punti per spingere Putin al negoziato?
«Siamo franchi: non è un piano per negoziare con la Russia, è un piano per vincere la guerra. Detto questo, il formato E3 per la prima volta dal 2014 non è rimasto nel mezzo ma ha sposato davvero la posizione ucraina, proteggendo così il proprio interesse, ossia la sicurezza europea».
Quindi è un piano che Putin non accetterà?
«Esatto. Ma cosa sarebbe successo se l’E3 si fosse comportato come gli Stati Uniti, dicendo “dobbiamo rimanere equidistanti, invitiamo russi e ucraini a negoziare senza condizioni predeterminate”?».
Cosa sarebbe successo?
«Putin avrebbe sfruttato strategicamente la situazione, imponendo agli europei di far accettare all’Ucraina le sue condizioni, col risultato di rovinare l’unità tra l’Ucraina e il resto dell’Europa. Che poi è il sogno di Mosca e anche di Washington».
Ritiene che l’Europa, sull’Ucraina, sia davvero pronta ad assumersi un ruolo politico autonomo dagli Stati Uniti?
«Qui stiamo parlando dell’E3, di tre Paesi. Non vediamo l’Italia, la Polonia, le nazioni scandinave, la Spagna, quindi non capiamo quanto l’E3 sia allineato con gli Stati membri dell’Unione europea. Il vero rammarico è proprio che non ci sia l’Ue, che oggi non ha una sedia neppure al tavolo europeo».
Cosa intende dire?
«Russia e Stati Uniti non considerano l’Europa al loro pari, non perché si sia schierata con l’Ucraina ma perché, in un mondo regolato dalla forza e da logiche di potere, i leader europei hanno perso troppo tempo, cercando di giocare nel mezzo, allineati ma anche non allineati. Bisogna scegliere da che parte stare».
L’E3 l’ha fatto. È sufficiente?
«Senza un mandato politico degli Stati europei direi di no. Osservo che il formato a tre è un tentativo di fare politica estera vecchio stile, sono gli stessi attori della Prima guerra mondiale. Non sono un grande fan, devo dire, perché indebolisce il concetto di Europa unita. Ma è meglio di niente, no?».
Con una lettera che ha reso pubblica, Zelensky ha chiesto un dialogo diretto con Putin. Vera apertura diplomatica o un modo per mostrare al mondo che Mosca non è pronta a trattare?
«È come nella boxe, puoi vincere l’incontro per knockout o ai punti. Zelensky, con quella lettera, ha mandato Putin al tappeto, però il match sarà comunque deciso ai punti. La lettera, che non contiene niente di nuovo, è stata comunque una mossa intelligente. Del resto Zelensky è bravo a imporre la narrativa. Non credo nutra alcuna illusione sulla disponibilità di Putin ad accettare la proposta».
Perché la lettera proprio adesso?
«È la conseguenza del fatto che la Russia sta perdendo slancio, ma non bisogna cadere nell’errore di vedere punti di svolta. Negli ultimi mesi l’Ucraina è riuscita a stabilizzare la pressione dell’esercito russo, aumentando allo stesso tempo la propria pressione sulla Russia. Vuol dire che stiamo vincendo la guerra? No. Siamo però in una posizione migliore rispetto a sei mesi fa».
Perché dunque non sfruttarla per parlare con Putin?
«Perché Putin non vuole parlare! È uno sbaglio ritenere che un Putin più debole sia più aperto a parlare. Lui non cerca negoziati».
E cosa cerca?
«Io sono certo che oggi lui immagini di parlare con un solo uomo, Iosif Stalin. Penso che sia l’unico consigliere che Putin ascolti davvero oggi, questa è la sua mentalità».
Cos’è che l’Europa non capisce di Putin?
«Molti europei lo vedono come un giocatore interamente razionale. Non lo è. Perché l’unica cosa che gli importa è che cosa verrà scritto su di lui nei libri di storia».
Quanto incide per l’Ucraina il fatto che Trump è impantanato con la guerra in Medio Oriente?
«Non penso che l’attenzione di Trump sia stata distratta dall’Ucraina a causa dell’Iran. Trump ha fallito in Ucraina e ha semplicemente trovato una scusa per interrompere il suo coinvolgimento. Militarmente, però, l’esaurimento delle scorte negli Stati Uniti, e la drammatica presa di coscienza del fatto che l’esercito americano è il più potente ma non onnipotente, crea una carenza di forniture per il conflitto in Ucraina».
Zelensky è saldo al potere?
«Sì. Tutte le turbolenze, gli scandali, fanno parte della politica. Ciò che conta davvero è il risultato. Lui è dotato di grande istinto e sa prendere decisioni drammatiche. Nessuno immaginava che sarebbe stato capace di licenziare Yermak, eppure lo ha fatto».