Iran, raid Usa su larga scala missili e esplosioni a Hormuz. Trump: “Devono pagare caro”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Ieri abbiamo attaccato l’Iran duramente e lo rifaremo anche oggi». È stato lo stesso Donald Trump, parlando dall’Ufficio Ovale, ad avvertire che la rappresaglia per l’elicottero americano Apache abbattuto sopra le acque dello Stretto di Hormuz non era ancora finita. Anzi, poco prima via social era tornato a minacciare di allargare la risposta alle infrastrutture civili della Repubblica islamica, perché sta rallentando la trattativa e non firma l’accordo già sul tavolo per chiudere la guerra. Poi ha tenuto una riunione nella Situation room con i consiglieri militari per scegliere gli obiettivi, e alle 17 e 15 minuti ore americane il Pentagono ha confermato che la seconda ondata di attacchi era iniziata. Esplosioni sono avvenute nella zona di Hormuz, a Bandar Abbas, Sirik, l’isola di Qeshm, Minab, Hengam, Hormozgan, ma la contraerea si è attivata anche a Teheran.
AH-64 Apache: ecco come è fatto l'elicotte…
NEW YORK – Ieri abbiamo attaccato l’Iran duramente e lo rifaremo anche oggi». È stato lo stesso Donald Trump, parlando dall’Ufficio Ovale, ad avvertire che la rappresaglia per l’elicottero americano Apache abbattuto sopra le acque dello Stretto di Hormuz non era ancora finita. Anzi, poco prima via social era tornato a minacciare di allargare la risposta alle infrastrutture civili della Repubblica islamica, perché sta rallentando la trattativa e non firma l’accordo già sul tavolo per chiudere la guerra. Poi ha tenuto una riunione nella Situation room con i consiglieri militari per scegliere gli obiettivi, e alle 17 e 15 minuti ore americane il Pentagono ha confermato che la seconda ondata di attacchi era iniziata. Esplosioni sono avvenute nella zona di Hormuz, a Bandar Abbas, Sirik, l’isola di Qeshm, Minab, Hengam, Hormozgan, ma la contraerea si è attivata anche a Teheran.
AH-64 Apache: ecco come è fatto l'elicottero Usa abbattuto dall'Iran sullo Stretto di Hormuz
Resta da capire se si tratta di pressioni negoziali condotte attraverso la forza, oppure è il preludio di una nuova escalation, che potrebbe essere voluta da Washington, o provocata da possibili incidenti durante le operazioni in corso. E questo nonostante l’inflazione, salita al massimo livello degli ultimi tre anni, dovrebbe invece consigliare prudenza al capo della Casa Bianca, in vista delle elezioni midterm di novembre.
Lunedì il Pentagono non ha chiarito se il drone iraniano che ha abbattuto l’Apache aveva l’obiettivo di colpire l’elicottero oppure si è trattato di uno scontro fortuito, ma comunque ha scritto che la rappresaglia era proporzionata all’aggressione ricevuta. I bombardamenti secondo Washington hanno preso di mira difese aeree, stazioni di controllo e radar, soprattutto nelle regioni meridionali e a ridosso di Hormuz. Ieri mattina poi i militari americani avevano colpito i motori di una petroliera battente bandiera di Palau, la Settebello, per disabilitarla e impedirle di violare il loro blocco. Tre marinai indiani sono rimasti dispersi, provocando le proteste di Nuova Dehli. L’Iran però ha denunciato anche attacchi a due riserve d’acqua a Sirik.
Trump: “L’Iran è tutto chiacchiere”
Lo stesso Trump, parlando con il Wall Street Journal, aveva sminuito il caso dell’elicottero, sottolineando che i due piloti non erano rimasti feriti, mentre il giorno prima aveva indicato l’uccisione di soldati americani come una giustificazione per la ripresa del conflitto. Ieri mattina però il presidente ha cambiato tono via social: «L’Iran è tutto chiacchiere e niente azione. Il Bullo del Medio Oriente è morto! Hanno impiegato troppo tempo per negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora dovranno pagare il prezzo!». Poi ha aggiunto altri due messaggi. Uno per rivendicare che il blocco navale americano «è un muro d’acciaio» e niente passa, condannando l’economia della Repubblica islamica al fallimento: «Lode ad Allah!». L’altro per rivelare che «il mese scorso ho ordinato di eseguire una missione segreta per supportare petroliere e altre navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Oggi sono lieto di annunciare che questo sforzo ha portato oltre 100 milioni di barili di petrolio a raggiungere lo Stretto e il mercato. Più di 200 navi commerciali l’hanno attraversato in sicurezza. Questo sforzo è dovuto al fatto che gli Usa controllano Hormuz, non l’Iran».
Se le cose procedevano così bene, diventa però difficile spiegare perché poco dopo Trump abbia detto alla Fox che stava valutando se rilanciare l’offensiva militare, prendendo di mira anche le infrastrutture civili tipo l’elettricità e il settore dell’energia. Lo aveva già fatto in passato, ora torna ad alzare il tiro per fiaccare la resistenza del regime. Il capo negoziatore iraniano Ghalibaf ha commentato così: «Minacciare le infrastrutture è un segno di disperazione». Dall’Ufficio ovale il presidente ha annunciato che i duri attacchi di martedì sarebbero proseguiti anche ieri. Quindi ha aggiunto: «L’accordo era pronto e concluso. Sono gli iraniani che devono firmarlo, ma ci prendono in giro». Infatti avrebbero anche rifiutato un incontro con i mediatori americani, provocando l’ira del capo della Casa Bianca. Se a questo si somma il fatto che i mediatori del Qatar sono tornati a Teheran per cercare di sbloccare l’intesa, la spiegazione più logica sembrerebbe quella di Trump che usa le minacce militari e poi i nuovi bombardamenti per fare pressione e arrivare alla firma dell’accordo. In questo clima di tensione crescente però non è possibile escludere il rischio di una nuova escalation, tanto voluta, quanto provocata da qualche incidente.