Da decenni il Qatar è considerato il caso mondiale più abile, eclatante o contraddittorio della cosiddetta capacità di “tenere i piedi in due scarpe”: ospita i leader di Hamas e ha fornito miliardi di dollari all’organizzazione islamista palestinese, ma ospita pure la più grande base militare americana in Medio Oriente, dove sono stanziati permanentemente più di 10 mila soldati. Adesso il Washington Post rivela un nuovo clamoroso esempio di questa doppiezza: un accordo discusso nei primi giorni della guerra in corso, secondo cui l’Iran avrebbe evitato di bombardare le più importanti installazioni energetiche del minuscolo emirato, che in cambio ha chiuso i rubinetti del gas, provocando una crisi mondiale per costringere Usa e Israele a concludere rapidamente il conflitto. «Otterrete i vostri obiettivi, senza bisogno di colpire noi»: questo il messaggio trasmesso da Doha a Teheran, afferma il quotidiano americano citando fonti di servizi di sicurezza “mediorientali” e di intelligence o…
Da decenni il Qatar è considerato il caso mondiale più abile, eclatante o contraddittorio della cosiddetta capacità di “tenere i piedi in due scarpe”: ospita i leader di Hamas e ha fornito miliardi di dollari all’organizzazione islamista palestinese, ma ospita pure la più grande base militare americana in Medio Oriente, dove sono stanziati permanentemente più di 10 mila soldati. Adesso il Washington Post rivela un nuovo clamoroso esempio di questa doppiezza: un accordo discusso nei primi giorni della guerra in corso, secondo cui l’Iran avrebbe evitato di bombardare le più importanti installazioni energetiche del minuscolo emirato, che in cambio ha chiuso i rubinetti del gas, provocando una crisi mondiale per costringere Usa e Israele a concludere rapidamente il conflitto. «Otterrete i vostri obiettivi, senza bisogno di colpire noi»: questo il messaggio trasmesso da Doha a Teheran, afferma il quotidiano americano citando fonti di servizi di sicurezza “mediorientali” e di intelligence occidentale messa a conoscenza della segreta trattativa.
Il patto del gas
La logica dietro un simile patto sarebbe che, se un attacco iraniano avesse danneggiato Ras Laffan, il principale complesso qatarino per la produzione di gas, l’emirato avrebbe impiegato dieci anni a ricostruirlo. D’altra parte, producendo un quinto del fabbisogno di gas mondiale, il Qatar sapeva che una sospensione della produzione avrebbe creato il caos sui mercati internazionali. Un do ut des che avrebbe protetto l’economia di Doha e aiutato il regime degli ayatollah a mantenere il potere a Teheran. Tutto questo mentre il Qatar è uno dei principali mediatori per mettere fine alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, come ha mediato in precedenza e continua a farlo per la guerra di Gaza tra Israele ed Hamas.
L'Emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani
La strategia del Qatar
Un arbitro a dir poco parziale, per non dire disonesto. Ma il Qatar nega fermamente che le rivelazioni del Post siano vere, sostenendo che si basano su indiscrezioni diffuse ad arte da chi vuole fare fallire gli sforzi di Doha per mettere fine al conflitto: come dire che è disinformazione fabbricata da Israele, il Paese più restio a interrompere la guerra. È vero che l’emirato ha chiuso i rubinetti del gas, dicono i suoi portavoce, ma ha dovuto farlo per proteggere i propri impianti, dopo che l’Iran li ha colpiti nelle sue rappresaglie contro gli alleati americani. Già, ribattono le fonti del giornale, ma l’attacco iraniano ha fatto solo danni minimi, esagerati dal Qatar per avere una scusa per spegnere gli impianti. Un gioco di specchi degno di una piccolissima ma ricchissima nazione capace di avere buoni rapporti al tempo stesso con Hamas e con Trump. Al quale, per conquistarlo, ha perfino regalato un Air Force One.
Il Post scrive che la Cia era a conoscenza della trattativa top secret tra Qatar e Iran. Le sue fonti indicano che l’accordo non è stato raggiunto a livello ufficiale, ma Doha e Teheran avrebbero raggiunto una intesa di fatto, rispettandolo il più possibile nella sostanza. Alla fine, la geografia ha il suo peso: difficile riaprire lo stretto di Hormuz senza coinvolgere nel negoziato, oltre all’Iran, anche il Qatar.