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Nato, via un terzo dei caccia Usa ecco i mezzi ritirati dall’Europa

Mark Rutte, 59 anni, segretario generale della Nato 

 

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Si prevede in particolare di ridurre da 150 a 100 F16 e F15E e da 26 a 15 i velivoli da ricognizione
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LUSSEMBURGO – I cieli e i mari d’Europa potrebbero presto diventare meno sicuri. Almeno per quanto riguarda l’apparato bellico. Gli Usa, infatti, hanno da tempo annunciato di voler ridurre la loro presenza militare nel Vecchio continente. Donald Trump ha ripetutamente avvertito che avrebbe ridislocato cinquemila soldati. Ma quando si entra nel dettaglio quel colpisce di più è il numero di caccia e di navi – descritto dal New York Times - che verrà assegnato ad un altro quadrante del mondo. Una riduzione davvero significativa e che inevitabilmente limiterà le capacità di sorveglianza della Nato.

Il taglio allora sarà di un terzo per i jet d’attacco F16 e F15E: da 150 a 100. Gli aerei da ricognizione saranno quasi dimezzati e passeranno da 26 a 15. Poi ci sarà il ritiro di tutti e otto gli aerei da cisterna. Il quadro non cambierà tra le onde dei mari europei: un sottomarino lanciamissili verrà ricollocato insieme ad una portaerei e a «diverse navi da guerra». Tutte misure che verranno …

LUSSEMBURGO – I cieli e i mari d’Europa potrebbero presto diventare meno sicuri. Almeno per quanto riguarda l’apparato bellico. Gli Usa, infatti, hanno da tempo annunciato di voler ridurre la loro presenza militare nel Vecchio continente. Donald Trump ha ripetutamente avvertito che avrebbe ridislocato cinquemila soldati. Ma quando si entra nel dettaglio quel colpisce di più è il numero di caccia e di navi – descritto dal New York Times - che verrà assegnato ad un altro quadrante del mondo. Una riduzione davvero significativa e che inevitabilmente limiterà le capacità di sorveglianza della Nato.

Il taglio allora sarà di un terzo per i jet d’attacco F16 e F15E: da 150 a 100. Gli aerei da ricognizione saranno quasi dimezzati e passeranno da 26 a 15. Poi ci sarà il ritiro di tutti e otto gli aerei da cisterna. Il quadro non cambierà tra le onde dei mari europei: un sottomarino lanciamissili verrà ricollocato insieme ad una portaerei e a «diverse navi da guerra». Tutte misure che verranno applicate «molto presto» e quindi con tempi che gli europei pensavano potessero essere più lunghi. Ma quel che preoccupa sono le conseguenze sulle capacità di difesa a cominciare dal monitoraggio dei sottomarini russi e dalla riduzione della deterrenza esercitata dalla presenza dei missili Tomahawk a lungo raggio.

La Nato «è già al lavoro» per compensare il taglio e come era già stato spiegato nei giorni scorsi toccherà agli alleati europei mettere a disposizione forze sostitutive. Il piano complessivo non è stato ancora predisposto ma, dicono nel Quartier generale dell’Alleanza, manterrà intatta la difesa del Vecchio Continente. Rimpiazzare i caccia probabilmente non sarà un problema, per il resto – ad esempio le portaerei – le difficoltà aumenteranno. Stesso discorso per i missili e la difesa spaziale.

Temi che inevitabilmente saranno discussi al prossimo vertice Nato ad Ankara a luglio. In quell’occasione gli europei insisteranno sulla necessità di mantenere inalterato il livello di deterrenza dell’Alleanza e soprattutto il suo peso politico. Anche se il giudizio-profezia espresso pochi mesi fa da Donald Trump secondo il quale la Nato sarebbe una «Tigre di carta», sembra in questo modo autoavverarsi.

Per la portavoce dell’Alleanza, Allison Hart, gli alleati hanno accettato una «eccessiva dipendenza» dagli Stati Uniti e ora «l’Europa e il Canada stanno investendo di più nella difesa e sviluppando maggiori capacità, l’equilibrio delle responsabilità può cambiare». Nel frattempo la Nato ha già iniziato a ridurre la sua presenza nel Kosovo che al momento conta su 4600 militari.

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