Il memorandum d’intesa Usa-Iran stavolta è davvero a un passo. Ma già si intravede il rischio che finisca come a Gaza: un accordo che non arriva mai alla fase 2, in cui si dovrebbero prendere le decisioni sul nucleare iraniano». Ali Vaez, uno dei più informati analisti e responsabile del programma Iran del Crisis Group, ragiona con Repubblica sull’ultimo miglio del negoziato.
È l’attesa svolta diplomatica?
«Restano alcune questioni finali di formulazione, ma è difficile immaginare che una delle due parti faccia marcia indietro, dato quanto sono vicine a chiudere il documento e quanto siano poco attraenti le opzioni militari per entrambe».
Come giudica il memorandum?
«La migliore rampa d’uscita da una strada che non avrebbe dovuto essere imboccata. La guerra è stata avventata, illegale e un errore strategico. Porvi fine ora, in questo modo, è la cosa responsabile da fare: non solo per la sicurezza della regione, ma anche per milioni di persone nell’Africa orientale che sarebbero colpit…
Il memorandum d’intesa Usa-Iran stavolta è davvero a un passo. Ma già si intravede il rischio che finisca come a Gaza: un accordo che non arriva mai alla fase 2, in cui si dovrebbero prendere le decisioni sul nucleare iraniano». Ali Vaez, uno dei più informati analisti e responsabile del programma Iran del Crisis Group, ragiona con Repubblica sull’ultimo miglio del negoziato.
È l’attesa svolta diplomatica?
«Restano alcune questioni finali di formulazione, ma è difficile immaginare che una delle due parti faccia marcia indietro, dato quanto sono vicine a chiudere il documento e quanto siano poco attraenti le opzioni militari per entrambe».
Come giudica il memorandum?
«La migliore rampa d’uscita da una strada che non avrebbe dovuto essere imboccata. La guerra è stata avventata, illegale e un errore strategico. Porvi fine ora, in questo modo, è la cosa responsabile da fare: non solo per la sicurezza della regione, ma anche per milioni di persone nell’Africa orientale che sarebbero colpite dalla carenza di fertilizzanti e dalla fame se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso ancora per qualche settimana».
E cosa non è, quel memorandum?
«Non è un accordo complessivo che affronti in modo fondamentale i problemi tra Iran e Stati Uniti. Crea una situazione che resterà piuttosto fragile e che, più avanti, potrebbe riportare al conflitto».
Perché lo considera fragile?
«È un documento superficiale. Riporta le parti al punto in cui erano prima dell’inizio degli attacchi americano-israeliani del 28 febbraio: lo Stretto aperto e colloqui in corso per cercare una soluzione permanente sul programma nucleare iraniano e sull’allentamento delle sanzioni».
Anche lei pensa, come tanti, che l’Iran alla fine abbia vinto?
«No. Non penso che questa guerra abbia un vincitore. È stata una dinamica lose-lose, una perdita per entrambi. Sì, il regime iraniano è sopravvissuto e, ai suoi occhi, questa è una vittoria. Ma ora deve affrontare un processo di ricostruzione complicato. Anche l’allentamento delle sanzioni previsto dall’intesa è solo una goccia nel mare rispetto a ciò di cui l’Iran avrebbe bisogno per rimettersi in piedi».
Quanto è grave la situazione interna iraniana?
«Da 15 anni c’è stagflazione. Le infrastrutture sono state colpite dai raid. Il blocco di Internet ha causato la perdita di molti posti di lavoro».
Il regime è rimasto al potere.
«È impressionante che un Paese con un esercito di terza categoria come l’Iran sia riuscito a tenere testa contro la più forte potenza militare del mondo, gli Usa, e la più forte organizzazione di intelligence, cioè Israele».
Chi, dentro l’Iran, potrebbe sabotare l’intesa?
«L’attuale establishment diplomatico è del tutto allineato con i Guardiani della Rivoluzione.
Il ministro Araghchi è sempre stato vicino ai pasdaran. La vera frattura è tra falchi e ultra-falchi».
Chi sono gli ultra-falchi?
«La fazione della fermezza, Paydari, contraria a qualsiasi accordo con gli Stati Uniti. Saranno loro a lamentarsi e a cercare di diffondere disinformazione. Ma sono un gruppo piccolo, non riusciranno a far deragliare l’accordo».
E Netanyahu? Proverà a sabotarlo se gli sarà imposto di fermare l’offensiva in Libano?
«Per lui qualsiasi accordo con l’Iran è un cattivo accordo. Proverà a farlo saltare in ogni modo. È possibile che attenui gli attacchi in Libano per qualche settimana, per poi riprenderli più avanti. Se sarà ancora premier alla fine dell’anno».
Che cosa succederà a Hormuz?
«All’inizio ci sarà un’operazione di sminamento per garantire che la via d’acqua internazionale sia sicura. In quel periodo il traffico dovrà comunque passare attraverso le acque territoriali iraniane, sotto il controllo di Teheran. Verso la fine della fase uno, verrà ripristinato il traffico normale».
L’Iran riuscirà a imporre pedaggi?
«Pedaggi no. La domanda è se potrà applicare qualche tariffa per servizi chiamandola in altro modo: tariffa ambientale, o per la sicurezza, o per servizi di emergenza».