G7, l’Europa in campo. Macron: “Missione per Hormuz”, Trump: “Non serve molto aiuto”
dalla nostra inviata Anais GinoriDonald Trump e Emmanuel Macron al G7 di Evian
EVIAN – Donald Trump arriva sulle rive del Lemano con il passo del vincitore. Poche ore prima ha annunciato un’intesa con l’Iran destinata, nelle sue parole, a chiudere 106 giorni di guerra. Eppure, dietro la scenografia del trionfo, al G7 francese di Evian c’è molta prudenza. La stretta di mano con Emmanuel Macron è gelida, quasi forzata. Poi il presidente americano si corregge, sorride, prova a sciogliere il gelo. «Emmanuel è un amico speciale. Abbiamo un rapporto fantastico e abbiamo lavorato insieme su molti accordi».
Macron ha studiato tutto per accontentare Trump. Il grande resort con il golf, la Coca-Cola in ogni stanza, la cena di gala finale a Versailles con fuochi d’artificio. Un nuovo Re Sole. Poi però qualcosa va storto. Macron non è lì ad accoglier…
EVIAN – Donald Trump arriva sulle rive del Lemano con il passo del vincitore. Poche ore prima ha annunciato un’intesa con l’Iran destinata, nelle sue parole, a chiudere 106 giorni di guerra. Eppure, dietro la scenografia del trionfo, al G7 francese di Evian c’è molta prudenza. La stretta di mano con Emmanuel Macron è gelida, quasi forzata. Poi il presidente americano si corregge, sorride, prova a sciogliere il gelo. «Emmanuel è un amico speciale. Abbiamo un rapporto fantastico e abbiamo lavorato insieme su molti accordi».
Macron ha studiato tutto per accontentare Trump. Il grande resort con il golf, la Coca-Cola in ogni stanza, la cena di gala finale a Versailles con fuochi d’artificio. Un nuovo Re Sole. Poi però qualcosa va storto. Macron non è lì ad accoglierlo all’arrivo, trattenuto da un incontro con il presidente brasiliano Lula. Poco dopo, nel primo bilaterale, Trump prende la parola e non comincia dall’Iran, né da Hormuz, né dall’Ucraina. Parla di Ciryl Gane, il campione francese di Mma che ha partecipato ai festeggiamenti del suo compleanno alla Casa Bianca. «L’hai visto?», chiede a Macron. Il presidente francese è colto di sorpresa. «Ho guardato in differita», risponde, visibilmente a disagio nel commentare un campione che non sembra conoscere.
Il leader francese saluta l’accordo con l’Iran come un passo «importante», «fondamentale per la pace in tutto il mondo». Ripete che la Francia e gli alleati sono pronti a «prendersi le proprie responsabilità». Ma Trump lo ferma quasi subito. «Non credo che avremo bisogno di molto aiuto». Dopo aver più volte criticato gli alleati per il mancato sostegno durante l’offensiva, ora minimizza un’eventuale missione navale. «Abbiamo un accordo che prevede che il passaggio sia aperto. E non ci saranno pedaggi». Poi aggiunge con nonchalance: «Non credo sia una cattiva idea avere una o due navi provenienti da alcuni Paesi. Voi sareste un ottimo Paese per farlo. Perché non si sa mai cosa può succedere».
A cena, il leader americano viene sistemato tra Macron e il premier britannico Keir Starmer, i due leader della coalizione dei Volenterosi. L’America al centro, l’Europa ai lati. Giorgia Meloni, arrivata con la figlia nel resort, è seduta accanto alla premier giapponese. Attorno al tavolo nessuno dimentica quel 27 febbraio e una guerra scatenata senza consultare gli alleati. Ognuno dei leader presenti ne ha subito le conseguenze economiche. Dietro i toni solenni dell’annuncio americano, i diplomatici europei restano prudenti. Una fonte parla di «un memorandum in vista di un protocollo che sarà firmato venerdì e che forse potrebbe portare a un accordo in un periodo compreso tra 60 e 90 giorni». Non è ancora la pace, ma una promessa di accordo.
Il testo, dice Trump, sarà pubblicato a breve. «Un documento potente», sostiene, contrapponendolo all’intesa di Barack Obama del 2015, «terribile», secondo lui. La cerimonia di firma del protocollo dovrebbe svolgersi venerdì a pochi chilometri dal summit, a Ginevra. Ci sarà il vicepresidente JD Vance. Trump, invece, non si impegna a prolungare il soggiorno in Europa. «Dipende dall’agenda, potrei essere già rientrato». Assicura che il passaggio sarà riaperto già venerdì, «senza pedaggi». Ma nelle delegazioni europee il sospetto resta. Teheran potrebbe aver ottenuto una forma mascherata di compensazione, magari sotto la formula opaca di «costi di gestione» dello Stretto.
Macron vuole usare le prossime ore con Trump per affrontare anche gli altri dossier su cui gli Stati Uniti sono indispensabili. Oggi arriva al G7 Volodymyr Zelensky. Il leader usa rivela di aver avuto «ottime conversazioni» sia con il presidente ucraino sia con Vladimir Putin nel giorno del suo compleanno. «Forse possiamo fare qualcosa per l’Ucraina. Credo che sia Putin sia Zelensky siano disponibili». «Ora che abbiamo chiuso con l’Iran, possiamo concentrarci su questo», aggiunge. C’è poi il Libano, che interessa particolarmente Macron e Meloni. L’offensiva israeliana non si ferma, la missione Unifil scade tra meno di tre mesi. Francia e Italia sono tra i principali contributori. Trump mostra un’apertura. «Vogliamo porre fine al conflitto in Libano, perché sembra che non finisca mai». Il Libano, dice, «è un problema su cui dobbiamo lavorare, credo che troveremo una soluzione».