BRUXELLES – Per ora le navi disponibili sono 5 ma possono arrivare fino a 12 per un periodo che non sarà inferiore a sei mesi. La coalizione dei Volenterosi si prepara a sbarcare nello Stretto di Hormuz per sminare quel pezzo di mare fondamentale per il commercio di petrolio. Con cinque Paesi pronti a imbarcarsi subito: Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Olanda.
Come ripetono tutti i cinque leader la missione sarà di pace, difensiva e solo mirata a garantire il trasporto marittimo. Ma prima di partire la coalizione deve trovare risposte a due punti interrogativi: gli Usa vogliono gli europei a Hormuz? L’Iran accetta che siano loro ad effettuare lo sminamento? Sul primo i dubbi sembravano azzerati fino a ieri pomeriggio, ma dopo l…
BRUXELLES – Per ora le navi disponibili sono 5 ma possono arrivare fino a 12 per un periodo che non sarà inferiore a sei mesi. La coalizione dei Volenterosi si prepara a sbarcare nello Stretto di Hormuz per sminare quel pezzo di mare fondamentale per il commercio di petrolio. Con cinque Paesi pronti a imbarcarsi subito: Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Olanda.
Come ripetono tutti i cinque leader la missione sarà di pace, difensiva e solo mirata a garantire il trasporto marittimo. Ma prima di partire la coalizione deve trovare risposte a due punti interrogativi: gli Usa vogliono gli europei a Hormuz? L’Iran accetta che siano loro ad effettuare lo sminamento? Sul primo i dubbi sembravano azzerati fino a ieri pomeriggio, ma dopo le dichiarazioni di Donald Trump tutto è stato rimesso in discussione. Dopo mesi passati a chiedere l’impegno del Vecchio Continente, ieri il tycoon ha detto di non averne bisogno.
Quanto al secondo aspetto, la verifica avverrà sul memorandum di intesa: se nel testo non verrà specificata la possibile presenza dei Volenterosi, prima di avviare le operazioni dovranno concordare con Teheran i termini dell’intervento.
Se queste due precondizioni si realizzeranno, allora, la missione potrà iniziare. Nell’area sono già pronte complessivamente cinque navi. Ma negli scambi di informazione tra i governi, i dettagli del “lavoro” da svolgere prevede tempi lunghi e un impiego massiccio di risorse. Per liberare lo Stretto, infatti, serviranno almeno sei mesi. Al momento sono nei pressi dell’area due cacciamine italiani — il Crotone e il Rimini — e una portaerei francese, la Charles De Gaulle. Per procedere efficacemente l’Italia è pronta ad inviare anche una fregata e Parigi un cacciatorpediniere e una fregata di sorveglianza. La Gran Bretagna ha già messo sul piatto una nave da sbarco e il cacciatorpediniere Dragon. La Germania ha preallertato il cacciamine Fulda e dovrebbe inviare sommozzatori specializzati nel far brillare le mine e aerei da ricognizione.
L’attività di sminamento sarà complessa. Gli ordigni presuntamente presenti sono di diverso tipo: a propulsione, a razzo, cablate o posizionate sul fondale marino e attivate da suoni, movimenti o luce. Le imbarcazioni italiane, ad esempio, sono dotate di un sistema sonar e di due veicoli filoguidati per rilevare oggetti fino a 600 metri di profondità. Gli uomini impegnati complessivamente nella missione potrebbero essere più di tremila.
Vanno considerati altri aspetti per l’avvio delle operazioni: in primo luogo l’approvazione dei rispettivi parlamenti. Quindi servirà qualche settimana per mettersi al lavoro. In secondo luogo, se le operazioni saranno svolte solo dai Paesi europei, allora — e nonostante la presenza britannica — si procederà con l’ampliamento della missione Aspides in corso nel Mar Rosso. Ipotesi di cui ha parlato anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Se alla coalizione si assoceranno anche partner extra-europei, come il Canada o la Corea del Sud, allora ci potrebbe essere bisogno di un voto da parte dell’Onu. Del resto lo stesso memorandum prevede il sì del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite e allora basterebbe una deliberazione complessiva.
Gli ultimi due elementi su cui stanno riflettendo i partner riguardano il fattore economico e temporale. È possibile — si chiedono — che i Volenterosi liberino Hormuz dalle mine e poi le loro navi mercantili debbano pagare i “servizi” all’Iran e all’Oman per attraversare lo Stretto? Eppoi se la tregua, come indicato da Teheran, durerà solo 60 giorni per la libera e gratuita navigazione, cosa succederà al sessantunesimo giorno? Anche perché lo sminamento avverrà per “corsie”: se ne bonificherà una con una sorta di passaggio alternato e poi una seconda. Insomma il traffico sarà intenso.
Infine il dubbio più profondo: ripristinato il trasporto di petrolio, verrà ristabilito anche il trasferimento di droni alla Russia per colpire l’Ucraina?