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La Svizzera contro la Francia per i costi del G7: “Parigi deve pagare per la sicurezza di Ginevra”

Proteste ieri a Ginevra contro il G7 (reuters)

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L'aeroporto di Ginevra-Cointrin è la porta d'accesso obbligata per i leader e spetta alla Confederazione garantire l’ordine pubblico e affrontare le manifestazioni di protesta. Ora alcuni deputati svizzeri chiedono il conto: sul tavolo anche l'ipotesi di trattenere i fondi destinati ai francesi dai frontalieri
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LUGANO – Tutte le volte che la Francia organizza un incontro internazionale a Evian, sul Lago Lemano, condiviso con i cantoni svizzeri di Ginevra è Vaud, è sempre la solita storia. I big del pianeta hanno un unico aeroporto a disposizione per atterrare e decollare, quello di Ginevra-Cointrin. Ieri è atterrato l’Air Force One di Trump e, per 4/5 minuti, il tycoon della Casa Bianca ha concesso visibilità internazionale al Presidente della Confederazione, Guy Parmelin, che era andato ad accoglierlo con un atteggiamento deferente.

In ogni caso, per Ginevra, i vertici di Evian presuppongono una montagna di spese, soprattutto per la sicurezza, oltre che per fronteggiare le manifestazioni di protesta contro gli esponenti delle grandi potenze che, invariabilmente, vengono organizzate dalla sinistra. Soprattutto quella altermondialista. Sabato scorso, ad esempio, nonostante la mobilitazione di 4000 militari e di tutti i poliziotti disponibili, si sono verificati episodi di guerriglia urbana. U…

LUGANO – Tutte le volte che la Francia organizza un incontro internazionale a Evian, sul Lago Lemano, condiviso con i cantoni svizzeri di Ginevra è Vaud, è sempre la solita storia. I big del pianeta hanno un unico aeroporto a disposizione per atterrare e decollare, quello di Ginevra-Cointrin. Ieri è atterrato l’Air Force One di Trump e, per 4/5 minuti, il tycoon della Casa Bianca ha concesso visibilità internazionale al Presidente della Confederazione, Guy Parmelin, che era andato ad accoglierlo con un atteggiamento deferente.

In ogni caso, per Ginevra, i vertici di Evian presuppongono una montagna di spese, soprattutto per la sicurezza, oltre che per fronteggiare le manifestazioni di protesta contro gli esponenti delle grandi potenze che, invariabilmente, vengono organizzate dalla sinistra. Soprattutto quella altermondialista. Sabato scorso, ad esempio, nonostante la mobilitazione di 4000 militari e di tutti i poliziotti disponibili, si sono verificati episodi di guerriglia urbana. Un’autovettura Tesla è stata data alle fiamme, come pure dei cassonetti dell’immondizia, mentre diverse vetrine sono state infrante.

Insomma, dal G7 di Evian, Ginevra ha solo da rimetterci. Come già avvenne in occasione del G8 del 2003. Fatto sta che, su pressione dei politici ginevrini, il Ministro degli Esteri elvetico, Ignazio Cassis, ha scritto al Presidente francese Emmanuel Macron. Il quale, stando al quotidiano 24 Heures, lo ha “mandato a quel Paese”. Cassis, a quanto pare, ha abbozzato, dichiarando che “la questione della suddivisione dei costi con Parigi si porrà solo in presenza di danni importanti”. Altrimenti la Svizzera si assumerà le spese di una manifestazione che, essendo uno Stato neutrale, non la dovrebbe riguardare.

Tuttavia il deputato federale Roger Golay, membro del Mouvent Citoyens Genevois, posizionato a destra, non ci sta. “La Francia – ha dichiarato – deve fare un gesto. Ha scaricato i problemi su di noi e, adesso, deve mettere mano al portamonete”. Da alcuni colleghi di Golay arriva, poi, una minaccia. Riguarda la parte di imposte alla fonte dei frontalieri, versate annualmente alla Francia. Quest’anno saranno 411 milioni di franchi. “Tratteniamoli come partecipazione francese al ruolo svolto dalla Svizzera nel G7 di Evian”.

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