Cisgiordania, coloni israeliani incendiano due moschee a nord di Ramallah
dal nostro inviato Daniele Castellani PerelliTEL AVIV – Nel cuore della notte il villaggio palestinese di Jiljilya, a nord di Ramallah, si è improvvisamente svegliato. Un gruppo di coloni israeliani stava dando fuoco all’ingresso della Grande Moschea e ne stava imbrattando i muri con scritte in ebraico, slogan razzisti e incitanti all’odio ripresi anche in alcuni video: "Vendetta", “Sveglia, ragazzi”, “La notte delle moschee”, “Saluti dai detenuti”.
I video da Jaljilya
Secondo le testimonianze rese all’agenzia palestinese Wafa, la Difesa civile locale e i residenti hanno provato invano a fermare i coloni, che nelle scritte si sono firmati “I giovani delle colline”, dal nome del loro movimento. In seguito sono intervenuti i vigili del fuoco e le forze israeliane, che hanno lanciato lacrimogeni e granate stordenti causando feriti. "I coloni hanno dato fuoco alla sala delle abluzioni, danneggiato la moschea principale del villaggio e scritto slogan ostili sui muri esterni", ha dichiarato all'Afp Ossama Abdullah, capo del consi…
TEL AVIV – Nel cuore della notte il villaggio palestinese di Jiljilya, a nord di Ramallah, si è improvvisamente svegliato. Un gruppo di coloni israeliani stava dando fuoco all’ingresso della Grande Moschea e ne stava imbrattando i muri con scritte in ebraico, slogan razzisti e incitanti all’odio ripresi anche in alcuni video: "Vendetta", “Sveglia, ragazzi”, “La notte delle moschee”, “Saluti dai detenuti”.
I video da Jaljilya
Secondo le testimonianze rese all’agenzia palestinese Wafa, la Difesa civile locale e i residenti hanno provato invano a fermare i coloni, che nelle scritte si sono firmati “I giovani delle colline”, dal nome del loro movimento. In seguito sono intervenuti i vigili del fuoco e le forze israeliane, che hanno lanciato lacrimogeni e granate stordenti causando feriti. "I coloni hanno dato fuoco alla sala delle abluzioni, danneggiato la moschea principale del villaggio e scritto slogan ostili sui muri esterni", ha dichiarato all'Afp Ossama Abdullah, capo del consiglio del villaggio di Jiljilya.
L’altro attacco
In un incidente simile, riporta Wafa, i coloni hanno lanciato una Molotov anche contro la moschea al-Farouq di Mazari a-Nubani, a dieci chilometri di distanza, ma provocando un incendio più limitato.
I precedenti
Sono episodi che inquietano anche per i loro echi storici, in una società israeliana che nelle frange più estreme mostra sempre più disprezzo verso le altre religioni, come hanno dimostrato di recente anche la distruzione di un Cristo crocefisso e la profanazione di una statua della Madonna da parte di soldati dell’Idf in Libano. Appena domenica decine di coloni avevano cercato di dare fuoco ad altre due moschee, a Deir Dibwan e a Burqa, sempre vicino a Ramallah: e per questi episodi la polizia ha arrestato tre giorni fa sei persone, probabilmente i “detenuti” a cui faceva riferimento la scritta di stanotte. Solo a maggio sono stati 22 i casi di attacchi a luoghi sacri musulmani.
Oltraggi che si aggiungono a una lunga catena di provocazioni e violenze ai danni degli abitanti della Cisgiordania occupata, dove vivono ormai 500mila israeliani in insediamenti illegali e dove dall’8 ottobre 2023 – il giorno dopo il massacro compiuto da Hamas che ha scatenato la terribile risposta israeliana a Gaza – sono stati uccisi 1.169 palestinesi, 12.666 sono stati feriti e 23mila arrestati.
Un problema per il governo
Lo scorso mese i coloni avevano già preso di mira Jaljilya, rubando tra le altre cose un gregge di pecore. Ma nell’ultima settimana i raid sono stati quotidiani, si registra un “ritmo record” di sei attacchi al giorno in media secondo l’Ocha, agenzia dell’Onu. Le cronache raccontano del ferimento di un disabile a Douma e dell’aggressione ad operai di Betlemme. E poi furti di acqua agli agricoltori, come quello che a Petza'el ha permesso di trasformare un’area archeologica in una piscina.
Spesso le forze israeliane – come ha confermato un rapporto dell’Onu – accompagnano o proteggono i coloni. Che, quando arrestati, godono comunque di trattamenti privilegiati, come è successo con i domiciliari subito concessi all’assassino di Awdah Hathaleen, l’attivista del villaggio Masafer Yatta reso famoso dal film premio Oscar No Other Land.
Merito anche della vicinanza al movimento dei coloni da parte di esponenti del governo come il ministro della Sicurezza Nazionale e leader di Potere Ebraico Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze e leader di Sionismo Religioso Bezalel Smotrich – che vuole l’annessione di tutta la Cisgiordania e ieri ha festeggiato per l’annuncio della costruzione di 576 nuove case a Hebron, per la prima volta senza necessità di approvazione comunale palestinese. Eppure l’Idf ha avvertito il premier Benjamin Netanyahu che l’80 per cento degli incidenti registrati nella Cisgiordania sono attacchi compiuti da israeliani contro i palestinesi.
L’Idf ha fatto notare al premier che la necessità di destinare risorse al “terrorismo” ebraico li ha costretti a deviarle da quello palestinese: "Ogni giorno falliamo nel mantenere l'ordine pubblico e non abbiamo gli strumenti necessari – ha dichiarato un altro agente rivolgendosi a Netanyahu, secondo quanto riportato dall’emittente Kan – Abbiamo evacuato decine di volte degli avamposti, ma poi ritornano. Ci sono attivisti che incitano i giovani alla violenza e che non vengono allontanati. Se vengono arrestati, vengono rilasciati e ritornano dopo due giorni".