Quella di José Luis Zapatero che entra nel tribunale dell’Audiencia Nacional di Madrid ieri mattina è un’immagine già diventata storia della Spagna. Per la prima volta un ex presidente del governo — è stato in carica dal 2004 al 2011 — è stato incriminato ed è comparso davanti a un giudice per rispondere di presunti reati di abuso di influenza e riciclaggio di denaro in merito al salvataggio da 53 milioni di fondi pubblici da parte del governo della compagnia aerea Plus Ultra. Il socialista e consigliere del premier Pedro Sánchez deve rispondere anche della presenza di oltre cento gioielli — che gli inquirenti hanno fatto stimare per un valore di 1,3 milioni di euro — in una cassaforte all’interno del suo ufficio a Madrid e che sostiene essere doni ed eredità di famiglia. Zapatero si è rifiutato ieri di fornire spiegazioni sull’origine dei gioielli, che per il magistrato valgono accuse di frode al fisco e contrabbando.
Per l’ex leader socialista la procura anti-corruzione e l’accusa popolare avevano richiesto come misure cautelari il ritiro del passaporto, l’obbligo di presentarsi in tribunale ogni quindici giorni oltre al divieto di lasciare il Paese. Richieste che sono state respinte dal giudice istruttore José Luis Calama perché non sussistono il pericolo di fuga né di distruzione delle prove. Nelle oltre tre ore di deposizione, l’ex premier ha proclamato la propria “innocenza”, difeso la propria “onestà” e promesso “spiegazioni” agli spagnoli. Dopo l’interrogatorio, Calama ha tuttavia ritenuto che Zapatero non è riuscito a confutare gli indizi di reati a suo carico. L’ex leader del Psoe è accusato di essere il “presunto capo di una struttura stabile e gerarchizzata”, il cui obiettivo sarebbe stato quello di percepire tangenti attraverso “numerose società commerciali apparentemente utilizzate per convogliare i pagamenti”.
Intanto il caso continua ad agitare le acque già mosse della politica spagnola: ieri il capo del governo Sánchez è comparso davanti ai deputati senza fare alcun riferimento a Zapatero — che ha sempre difeso sin dall’avvio delle indagini — ribadendo che la legislatura arriverà alla sua conclusione prevista nel 2027, nonostante le numerose richieste arrivate dall’opposizione di destra e di estrema destra di dimissioni ed elezioni anticipate.
Oltre al caso Zapatero, il Psoe affronta lo scandalo di una presunta rete interna al partito che sarebbe stata incaricata di interferire nelle indagini riguardanti persone vicine a Pedro Sánchez. Nei prossimi giorni inoltre è attesa la decisione di un giudice sull’avvio del processo alla moglie del primo ministro, Begoña Gómez, nell’ambito di un’indagine per corruzione e traffico di influenze.
A breve arriverà anche il verdetto sull’ex ministro dei Trasporti socialista José Luis Ábalos, processato ad aprile in un altro caso di corruzione. Intanto continua il processo a David Sánchez, fratello minore del premier spagnolo, per presunte irregolarità nella creazione e gestione di un incarico pubblico nel Comune socialista di Badajoz.