La Svizzera riapre le porte al nucleare: sì alla costruzione di nuove centrali
di Franco ZantonelliA nove anni alla decisione del governo svizzero di abbandonare il nucleare, sotto l’onda dell’emozione provocata dal disastro di Fukushima, in Giappone, e con il consenso referendario del 58% dell’elettorato, lo stesso esecutivo ribalta quella scelta, autorizzando la costruzione di nuove centrali. Che affiancheranno le tre già in funzione da anni, di cui si prevedeva lo spegnimento graduale, a partire dal 2050. Giovedì 18 maggio il Parlamento di Berna ha ratificato il ribaltone governativo, sia pure con un voto tiratissimo di 100 sì contro 98 no. Così ha deciso il Consiglio Nazionale, equivalente elvetico della Camera dei Deputati italiana mentre il Consiglio degli Stati, il Senato svizzero, aveva già dato il proprio assenso, con una maggioranza più ampia.
L’opinione pubblica e la sicurezza energetica
Non solo Governo e Parlamento hanno cambiato parere sull’atomo ma, anche, l’opinione pubblica. “Circa il 60% degli svizzeri è favorevole alla costruzione di nuove centrali”, rivela un s…
A nove anni alla decisione del governo svizzero di abbandonare il nucleare, sotto l’onda dell’emozione provocata dal disastro di Fukushima, in Giappone, e con il consenso referendario del 58% dell’elettorato, lo stesso esecutivo ribalta quella scelta, autorizzando la costruzione di nuove centrali. Che affiancheranno le tre già in funzione da anni, di cui si prevedeva lo spegnimento graduale, a partire dal 2050. Giovedì 18 maggio il Parlamento di Berna ha ratificato il ribaltone governativo, sia pure con un voto tiratissimo di 100 sì contro 98 no. Così ha deciso il Consiglio Nazionale, equivalente elvetico della Camera dei Deputati italiana mentre il Consiglio degli Stati, il Senato svizzero, aveva già dato il proprio assenso, con una maggioranza più ampia.
L’opinione pubblica e la sicurezza energetica
Non solo Governo e Parlamento hanno cambiato parere sull’atomo ma, anche, l’opinione pubblica. “Circa il 60% degli svizzeri è favorevole alla costruzione di nuove centrali”, rivela un sondaggio citato dalla TSR, la televisione elvetica in lingua francese. “La sicurezza dell’approvvigionamento energetico è diventata un fattore prioritario in questo 2026”, spiega il sondaggio. La gente, insomma, con la guerra in Ucraina che si trascina dal 2022, con il rischio di mancanza di combustibili fossili evidenziata dalla chiusura dello stretto di Hormuz, vuole avere la certezza che questa società energivora non si ritrovi a secco, da un giorno all’altro. D’altronde le alternative ecologiche, come i pannelli solari e le pale eoliche, non bastano a una Svizzera in cui tante attività, ad esempio, il trasporto su strada, è ancora prioritario, rispetto a quello su gomma. Infatti, nonostante sia stata introdotta, ormai da tempo, una tassa sul traffico pesante, un milione di Tir, molti dei quali in transito, continuano ad attraversare la galleria autostradale del San Gottardo.
La sinistra spinge per il referendum
Tornando al voto del Parlamento, si traduce in una cocente sconfitta per Socialisti e Verdi, mentre ne esce vincitore il Ministro sovranista dell’Ambiente, Albert Rösti. Per il quale “l’energia nucleare, se affidabile, contribuisce alla decarbonizzazione”.
Anche sull’eliminazione delle scorie, uno dei punti dolenti dell’atomo, Rösti ritiene si possa fare in modo sicuro. Poi, e qui la storia svizzera dell’ultimo mezzo secolo ne è testimone, non c’è alcun comune che se le voglia accollare. Tanto che, già negli anni ’80, a suon di bombe gli eco-terroristi impedirono che venissero stoccate delle scorie radioattive in località Piz Pian Grand, nei Grigioni. La questione di nuove centrali non si chiude, comunque, qui. Pur se abbacchiata per la sconfessione parlamentare, la sinistra rosso-verde non ci sta. La coalizione “No a nuove centrali nucleari”, che ingloba Verdi, Socialisti, oltre a Greenpeace, ha già preannunciato un referendum. La raccolta delle firme inizia prestissimo, il 30 giugno. Ce ne vorranno 100 mila per riportare gli svizzeri a rivotare sull’atomo.