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Cuba approva le riforme per l’economia di mercato

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Tra le novità, l’espansione del settore privato e le maggiori possibilità di investimento per i cubani residenti all’estero
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Il Partito comunista cubano ha approvato ieri notte sotto le crescenti pressioni degli Stati Uniti un pacchetto di riforme economiche volte a introdurre nell’Isola un’economia di mercato. L’annuncio è avvenuto poche ore prima che il Parlamento Europeo riunito a Strasburgo, con un inchino a Donald Trump, approvasse una risoluzione per condannare la «repressione sistematica» del regime dell’Avana.

Le riforme economiche puntano ad aprire gradualmente l’economia: prevedono l’espansione del settore privato, maggiori possibilità di investimento per i cubani residenti all’estero e per i capitali stranieri, più autonomia per imprese statali e amministrazioni locali, la possibilità per alcune aziende di importare ed esportare senza intermediari statali, una riduzione della burocrazia e del peso dello Stato nell’economia, nonché un progressivo superamento dei sussidi generalizzati e di alcuni controlli sui prezzi. Il modello dich…

Il Partito comunista cubano ha approvato ieri notte sotto le crescenti pressioni degli Stati Uniti un pacchetto di riforme economiche volte a introdurre nell’Isola un’economia di mercato. L’annuncio è avvenuto poche ore prima che il Parlamento Europeo riunito a Strasburgo, con un inchino a Donald Trump, approvasse una risoluzione per condannare la «repressione sistematica» del regime dell’Avana.

Le riforme economiche puntano ad aprire gradualmente l’economia: prevedono l’espansione del settore privato, maggiori possibilità di investimento per i cubani residenti all’estero e per i capitali stranieri, più autonomia per imprese statali e amministrazioni locali, la possibilità per alcune aziende di importare ed esportare senza intermediari statali, una riduzione della burocrazia e del peso dello Stato nell’economia, nonché un progressivo superamento dei sussidi generalizzati e di alcuni controlli sui prezzi. Il modello dichiarato di riferimento è quello di Cina e Vietnam.

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Una battuta popolare a Cuba vuole che le riforme non fossero state introdotte fino ad ora perché nessuno della cupola del regime voleva intestarsele. E la difesa dalle accuse formulata dal Partito appare confermarlo: «Non costituiscono in alcun modo una deviazione dal progetto socialista». È infatti stata necessaria la firma di Raúl Castro sul progetto: l’ex leader ha scritto una lettera d’appoggio che è stata letta durante la riunione: «Sono le misure più vantaggiose per la rivoluzione in questo momento».

Le riforme saranno presentate oggi all’Assemblea nazionale del potere popolare. L’economia cubana ha registrato una contrazione del 15 per cento tra il 2020 e il 2025, in un contesto segnato dalla pandemia, dalle sanzioni Usa e da errori di politica monetaria ed economica interna. La situazione è precipitata negli ultimi sei mesi: dopo la cattura di Nicolás Maduro in Venezuela, e il bloqueo totale del petrolio imposto da Washington. Gli Usa sono convinti che il blocco economico sia sufficiente a far collassare il regime già quest’estate.

In questo contesto va interpretata la risoluzione del Parlamento europeo di ieri: un inchino a Trump, che esorta la Ue ad adottare sanzioni contro il presidente Miguel Díaz-Canel, e contro i vertici di Gaesa, il potente conglomerato economico che dipende dal ministero della Difesa. Sono misure che potrebbero risultare fatali per il regime dell’Avana.

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