La Casa Bianca scarica Netanyahu: “Smetta di criticarci, siamo i soli amici che ha”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Se Netanyahu vuole l’appoggio di Trump alle prossime elezioni, deve sostenere l’accordo con l’Iran firmato dal presidente e non boicottarlo con le sue iniziative militari. Anche perché lo stesso Trump ha bisogno che la guerra finisca, per evitare una pesante sconfitta alle elezioni di midterm di novembre.
Il messaggio lanciato ieri dalla Casa Bianca è chiaro e brusco, arrivando a mettere in discussione l’intera alleanza con lo Stato ebraico, almeno a giudicare dalle parole del vicepresidente JD Vance. Il problema però è capire se a questo punto, dopo l’intesa con Teheran che molti israeliani considerano una resa o un tradimento, l’aiuto elettorale di Trump convenga a Netanyahu, oppure non rischi di trasformarsi in un boomerang. Non manca infatti chi prevede che adesso Bibi cambierà linea e farà campagna contro l’ex alleato Donald, per recuperare terreno nei sondaggi e sfruttare la lite a suo vantaggio.
Nei giorni scorsi il capo della Casa Bianca aveva già iniziato ad a…
NEW YORK – Se Netanyahu vuole l’appoggio di Trump alle prossime elezioni, deve sostenere l’accordo con l’Iran firmato dal presidente e non boicottarlo con le sue iniziative militari. Anche perché lo stesso Trump ha bisogno che la guerra finisca, per evitare una pesante sconfitta alle elezioni di midterm di novembre.
Il messaggio lanciato ieri dalla Casa Bianca è chiaro e brusco, arrivando a mettere in discussione l’intera alleanza con lo Stato ebraico, almeno a giudicare dalle parole del vicepresidente JD Vance. Il problema però è capire se a questo punto, dopo l’intesa con Teheran che molti israeliani considerano una resa o un tradimento, l’aiuto elettorale di Trump convenga a Netanyahu, oppure non rischi di trasformarsi in un boomerang. Non manca infatti chi prevede che adesso Bibi cambierà linea e farà campagna contro l’ex alleato Donald, per recuperare terreno nei sondaggi e sfruttare la lite a suo vantaggio.
Nei giorni scorsi il capo della Casa Bianca aveva già iniziato ad alzare il tono con il premier israeliano, perché temeva che con le sue offensive in Libano puntasse a far saltare il memorandum of understanding in via di definizione con l’Iran. Lo aveva definito «un pazzo senza giudizio». Nella conferenza stampa alla fine del G7 ha poi bocciato la strategia di Netanyahu, dicendo che poteva rispondere ai razzi lanciati da Hezbollah anche «senza radere al suolo un intero edificio a Beirut». Il segretario di Stato Rubio è impegnato nel negoziato fra Libano e Israele, che nei desideri di Washington sarebbe un tassello della ricomposizione regionale, centrata anche sull’allargamento degli Accordi di Abramo all’Arabia Saudita.
Il problema è che il memorandum contiene almeno tre punti inaccettabili per lo Stato ebraico, ossia la pioggia di soldi con cui la Repubblica islamica potrà ricostruire la macchina militare; l’allargamento del cessate il fuoco al Libano e le garanzie sulla sua integrità territoriale; l’impegno americano a non interferire con gli affari domestici di Teheran, che significa la fine di qualsiasi ambizione a rovesciare il regime, per non parlare poi dell’incertezza sul nucleare. Perciò le critiche venute da Israele hanno sfiorato e in alcuni casi superato i confini dell’insulto.
Trump ha reagito così ieri, secondo la televisione pubblica israeliana Kan: «È molto probabile che sosterrò Netanyahu alle elezioni, ma devo valutare i candidati. Ho un buon rapporto con Bibi, ma deve essere più razionale». Poco dopo, parlando alla Casa Bianca, Vance ha alzato ancora di più il tiro: «Gli israeliani si devono svegliare e annusare l’aria che c’è attorno alle loro case. Perché criticano Trump? Guida la superpotenza ed è l’unico alleato che Israele ha». Quindi ha rimproverato chi contesta l’accordo, ammonendo che sarebbe meglio non attaccare «l’unico alleato potente che vi è rimasto nel mondo». Trump, ha detto Vance, «è il solo capo di Stato che in questo momento nutre simpatia per Israele», facendo notare ai membri del governo israeliano che la maggior parte delle armi difensive dello Stato ebraico viene pagata dai finanziamenti Usa. «Il problema di Israele non è il presidente degli Stati Uniti. E chiunque nello Stato ebraico pensi che lo sia, deve svegliarsi e rendersi conto della realtà della situazione in cui si trova il Paese».
Trump vuole chiudere la guerra soprattutto per non perdere le midterm di novembre e si aspetta collaborazione da Netanyahu, ma a questo punto gli interessi elettorali dei due ex amici potrebbero non convergere più. Da una parte, litigando con Bibi, Donald rischia di alienarsi alcuni elettori e sostenitori che hanno a cuore Israele. Dall’altra, come ha scritto The Atlantic, «Netanyahu ha finalmente imparato la verità su Trump. L’alleanza con il presidente era il miglior argomento per promuoversi, ma ora potrebbe diventare la causa del suo tracollo». Perciò Bibi potrebbe ignorare gli avvertimenti di Donald e impostare la campagna elettorale contro l’accordo dell’ex amico.