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Burnham trionfa e sfida Starmer. Il premier britannico: “Non mi arrendo”

Andy Burnham lancia la sfida a Starmer dallo stadio di Ashton-in-Makerfield 

 (reuters)

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Il sindaco di Manchester conquista un seggio alle suppletive dove la Brexit passò con il 70%. “Occasione di svolta per il Labour”, avverte. Downing Street nell’angolo, l’ipotesi primarie
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LONDRA – Chi sostiene che ormai il Regno Unito somigli all’Italia della Prima Repubblica può citare un nuovo indizio: questo Paese si accinge ad avere il quinto primo ministro in quattro anni. Il settimo premier nei dieci anni che lo hanno sconvolto, dal referendum che approvò la Brexit fino a oggi. Con la schiacciante vittoria di giovedì a Makerfield, nell’elezione per un seggio vacante alla camera dei Comuni, il 56enne Andy Burnham, sindaco uscente di Manchester, ribattezzato “il re del Nord” (la regione più povera dell’Inghilterra), annuncia «l’ultima occasione di invertire la rotta e di una svolta per il Labour».

Era noto che aspirava a rimpiazzare l’opaco Keir Starmer a Downing Street, ora può provarci avendo soddisfatto la condizione necessaria: essere un p…

LONDRA – Chi sostiene che ormai il Regno Unito somigli all’Italia della Prima Repubblica può citare un nuovo indizio: questo Paese si accinge ad avere il quinto primo ministro in quattro anni. Il settimo premier nei dieci anni che lo hanno sconvolto, dal referendum che approvò la Brexit fino a oggi. Con la schiacciante vittoria di giovedì a Makerfield, nell’elezione per un seggio vacante alla camera dei Comuni, il 56enne Andy Burnham, sindaco uscente di Manchester, ribattezzato “il re del Nord” (la regione più povera dell’Inghilterra), annuncia «l’ultima occasione di invertire la rotta e di una svolta per il Labour».

Era noto che aspirava a rimpiazzare l’opaco Keir Starmer a Downing Street, ora può provarci avendo soddisfatto la condizione necessaria: essere un parlamentare. Per adesso sir Keir promette battaglia: «Se verrò sfidato, mi candiderò», afferma, esortando i laburisti a unire le forze anziché «gettare il partito e la nazione nel caos con una lotta intestina».

Starmer si dice pronto a offrire un posto a Burnham nel proprio governo. Ma le indiscrezioni indicano che saranno proprio i suoi deputati e ministri a premere per convincerlo a dimettersi (ha già cominciato la ministra dei Trasporti Heidi Alexander), evitandogli quella che secondo sondaggi e bookmaker sarebbe un’umiliante sconfitta in un voto per sostituirlo. «I suoi fedelissimi gli hanno dato il weekend per preparare il calendario di un’ordinata uscita di scena», riporta il Guardian.

Visto da lontano, può sembrare sorprendente che a Burnham bastino i 25mila voti con cui è stato eletto deputato per farlo diventare capo del governo in uno Stato con 70 milioni di abitanti. Queste, tuttavia, sono le regole della democrazia britannica. Se il primo ministro in carica è costretto a dimettersi, il partito con la maggioranza assoluta nomina un nuovo leader che assume automaticamente pure l’incarico di premier. Naturalmente, Starmer potrebbe insistere e competere nelle primarie del Labour, a cui parteciperebbe probabilmente anche il blairiano Wes Streeting, ex-ministro della Sanità: voterebbero 250mila iscritti al partito e alcune decine di migliaia di sindacalisti e membri “affiliati”.

Per quanto abbia brillato come sindaco e in precedenza se la sia cavata come deputato e ministro, Burnham non è stato ancora messo veramente alla prova: qualcuno ricorda che di primarie per la leadership laburista ne ha già perse due, nel 2010 (battuto da Ed Miliband) e nel 2015 (battuto da Jeremy Corbyn). Da allora però è maturato e la situazione comunque non offre nulla di meglio per arginare il populismo che scommettere su un volto nuovo: «Andy rappresenta la speranza di un cambiamento», commenta il Financial Times.

Rappresenta in realtà anche qualcosa di più concreto, perché a Makerfield ha prevalso in un seggio difficile, dove la Brexit passò con il 70 per cento nel referendum del 2016 e alle regionali del mese scorso ha trionfato Reform, il partito di Nigel Farage, che della Brexit è stato il promotore, con il 51 per cento contro appena il 24 per il Labour.

Nell’elezione suppletiva di questa settimana, invece, Burnham è riuscito a imporsi con quasi il 55 per cento, superando sia il candidato di Reform, fermo al 34, sia quello di Restore Britain, nuovo partito ancora più a destra di Farage, che ha preso meno del sette. Neppure coalizzandosi le due formazioni nazionaliste avrebbero potuto dunque sconfiggerlo: più popolare e carismatico di Starmer, il “re del Nord” sembra il solo in grado di creare problemi al filotrumpiano Farage nelle elezioni in programma fra tre anni, a fine legislatura. «Voglio tracciare un nuovo cammino per la Gran Bretagna», le sue prime parole dopo la vittoria. «Il Labour – ha aggiunto – deve rendere la vita più abbordabile a tutti». Piani vaghi. Ma almeno ha detto qualcosa di sinistra.

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