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L’Europa frena sulla missione a Hormuz: “Serve l’intesa con Teheran”

(afp)

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Chiesto un quadro certo per avviare le operazioni di sminamento. Tajani: “È presto per partire”
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BRUXELLES – I “Volenterosi” europei sono costretti a dare un colpo di freno alla missione per sminare lo Stretto di Hormuz e proteggere i mercantili del Vecchio Continente. Dopo i primi entusiasmi, infatti, l’Iran ha fatto sapere che al momento non c’è il benestare per una presenza “straniera” nello Stretto. E che alle operazioni di “bonifica” penseranno loro. Per di più per i prossimi sessanta giorni hanno imposto una procedura burocratica piuttosto complicata per le navi che intendono navigare in quell’area con una richiesta che deve essere avanzata almeno 48 ore prima. Il che vuol dire che il traffico marittimo procederà a rilento. Anche per la presenza di almeno 80 mine collocate al confine tra le acque iraniane e quelle omanite, che costringono le imbarcazioni a percorrere un rotta molto vicina alla costa dell’Oman e quindi più rischiosa per incidenti e collisioni.

L’Europa, dunque, prima di intervenire vuole l’accordo di Teheran. Avere la certezza di poter collaborare con l…

BRUXELLES – I “Volenterosi” europei sono costretti a dare un colpo di freno alla missione per sminare lo Stretto di Hormuz e proteggere i mercantili del Vecchio Continente. Dopo i primi entusiasmi, infatti, l’Iran ha fatto sapere che al momento non c’è il benestare per una presenza “straniera” nello Stretto. E che alle operazioni di “bonifica” penseranno loro. Per di più per i prossimi sessanta giorni hanno imposto una procedura burocratica piuttosto complicata per le navi che intendono navigare in quell’area con una richiesta che deve essere avanzata almeno 48 ore prima. Il che vuol dire che il traffico marittimo procederà a rilento. Anche per la presenza di almeno 80 mine collocate al confine tra le acque iraniane e quelle omanite, che costringono le imbarcazioni a percorrere un rotta molto vicina alla costa dell’Oman e quindi più rischiosa per incidenti e collisioni.

L’Europa, dunque, prima di intervenire vuole l’accordo di Teheran. Avere la certezza di poter collaborare con la marina iraniana e evitare qualsiasi tipo di conflitto. «Siamo pronti a fare la nostra parte quando sarà necessario per la sicurezza nello stretto di Hormuz — ha spiegato il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani — ma ci deve essere una decisione internazionale, quindi, o una missione dell’Onu o dell’Unione europea». A suo giudizio, «adesso è ancora troppo presto perché si dovrà consolidare la situazione». Anche Berlino prende tempo e pur confermando la disponibilità ad inviare nel Golfo almeno due navi militari, ricorda che prima di procedere sarà necessario «un chiaro quadro di diritto internazionale e il consenso dell’Iran e dell’Oman».

Insomma per avviare una vera e propria missione con il compito di liberare Hormuz dalle mine, bisognerà aspettare diverse settimane. E l’Ue dovrà valutare se e come aprire un canale di comunicazione con le autorità iraniane visto che solo pochi mesi fa aveva inserito i pasdaran nella “black list” dei terroristi.

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