Un colonnello israeliano ucciso e altri due feriti in due imboscate a poche ore l’una dall’altra. L’ultima giornata di battaglia nel Libano meridionale ha provocato perdite significative nell’esercito dello Stato ebraico: quattro morti e dodici feriti. E ha diffuso un sospetto inquietante: il timore che Hezbollah riesca a localizzare gli ufficiali al vertice dei reparti. L’intelligence sta analizzando gli attacchi, la cui dinamica mostra come i guerriglieri filo-iraniani rappresentino una minaccia superiore alle previsioni.
Giovedì sera un gruppo di militari israeliani è stato dilaniato da una bomba nascosta nel terreno mentre camminava lungo il fiume Litani. Si trattava di un colonnello, vicecomandante della 36ma divisione ossia dell’unità responsabile dell’offensiva in Libano, con il tenente colonnello a capo del reggimento logistico. Sono stati tutti feriti, assieme ad altri cinque soldati: un sesto fante invece è morto. Non è escluso che siano stati presi di mira da un ordign…
Un colonnello israeliano ucciso e altri due feriti in due imboscate a poche ore l’una dall’altra. L’ultima giornata di battaglia nel Libano meridionale ha provocato perdite significative nell’esercito dello Stato ebraico: quattro morti e dodici feriti. E ha diffuso un sospetto inquietante: il timore che Hezbollah riesca a localizzare gli ufficiali al vertice dei reparti. L’intelligence sta analizzando gli attacchi, la cui dinamica mostra come i guerriglieri filo-iraniani rappresentino una minaccia superiore alle previsioni.
Giovedì sera un gruppo di militari israeliani è stato dilaniato da una bomba nascosta nel terreno mentre camminava lungo il fiume Litani. Si trattava di un colonnello, vicecomandante della 36ma divisione ossia dell’unità responsabile dell’offensiva in Libano, con il tenente colonnello a capo del reggimento logistico. Sono stati tutti feriti, assieme ad altri cinque soldati: un sesto fante invece è morto. Non è escluso che siano stati presi di mira da un ordigno telecomandato e che il movimento della squadra sia stato spiato da un quadricottero filoguidato, lo strumento contro cui gli israeliani non hanno ancora trovato difese.
Poi intorno alla mezzanotte è saltato in aria un carro armato Merkava. Non è chiaro se sia stato colpito da un missile o da un drone. Non era un tank qualsiasi: a bordo c’era il comandante del 52° battaglione corazzato, il tenente colonnello Ben Simhon, dilaniato dall’esplosione assieme ai tre uomini dell’equipaggio.
Ben Simhon aveva preso il posto di un ufficiale ferito gravemente in Libano ad aprile, sempre dai droni pilotati con cavi in fibra ottica. E altri due predecessori nell’incarico sono stati ammazzati o feriti durante l’occupazione di Gaza, dove il 52° battaglione è stato chiamato in causa per la sparatoria contro un’auto carica di civili palestinesi e contro l’ambulanza accorsa a soccorrerli: nove persone hanno perso la vita; tra loro una bambina di cinque anni, Hind Rajab. La piccola era sopravvissuta alle raffiche ed è morta dissanguata dopo dodici ore di agonia.
Dopo l’attacco contro il tank, le truppe scelte della Commando Brigade hanno lanciato un rastrellamento. E sono finite sotto i droni di Hezbollah: cinque incursori sono rimasti feriti, uno è in gravi condizioni. Questi combattimenti sono avvenuti nei dintorni del villaggio di Kfar Tebnit, a pochi chilometri dalle rovine del castello crociato di Beaufort. In tutta la zona c’è un dedalo di gallerie scavate nella roccia, che gli israeliani cercano di espugnare usando anche cani-robot: una rete sotterranea che i combattenti sciiti sfruttano per colpire e scomparire.