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Pantisano guiderà la Linke. È il primo italiano a capo di un partito in Germania

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In campagna elettorale il quarantasettenne ha parlato spesso della sua infanzia da figlio di ‘mangiatore di spaghetti’. Nel paese dov’è cresciuto, a Waiblingen, organizza negli anni 2000 campagne dal titolo “Bunt statt braun” (“Colorato invece che marrone”, il colore dei nazisti), difende migranti, profughi e si impegna attivamente per aiutare i poveri
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Luigi Pantisano è il primo italiano della storia eletto a capo di un partito in Germania. Il congresso della Linke lo ha scelto come co-leader insieme a Ines Schwerdtner, anche se con un magro 53% dei voti. Il figlio di emigranti calabresi cresciuto a Waiblingen, in Baden-Wuerttemberg, sconta forse l’apertura pragmatica alla Cdu: di recente l’architetto votato da decenni alle battaglie della sinistra ha dichiarato di non escludere un’alleanza con i cristianodemocratici. In effetti nelle regioni e nei comuni a Est potrebbe essere l’unica possibilità di scongiurare l’arrivo al potere dell’Afd. Per dirla con le parole di Pantisano: “Noi come Linke siamo un partito antifascista e faremo di tutto perché il fascismo non conquisti il potere”.

In campagna elettorale il quarantasettenne ha parlato spesso della sua infanzia da figlio di ‘mangiatore di spaghetti’, come gli emigranti italiani venivano insultati in Germania. Quando non lavorava in fabbrica, sua madre faceva la donna delle pulizie …

Luigi Pantisano è il primo italiano della storia eletto a capo di un partito in Germania. Il congresso della Linke lo ha scelto come co-leader insieme a Ines Schwerdtner, anche se con un magro 53% dei voti. Il figlio di emigranti calabresi cresciuto a Waiblingen, in Baden-Wuerttemberg, sconta forse l’apertura pragmatica alla Cdu: di recente l’architetto votato da decenni alle battaglie della sinistra ha dichiarato di non escludere un’alleanza con i cristianodemocratici. In effetti nelle regioni e nei comuni a Est potrebbe essere l’unica possibilità di scongiurare l’arrivo al potere dell’Afd. Per dirla con le parole di Pantisano: “Noi come Linke siamo un partito antifascista e faremo di tutto perché il fascismo non conquisti il potere”.

In campagna elettorale il quarantasettenne ha parlato spesso della sua infanzia da figlio di ‘mangiatore di spaghetti’, come gli emigranti italiani venivano insultati in Germania. Quando non lavorava in fabbrica, sua madre faceva la donna delle pulizie e per lui, come per tanti figli di emigranti, sembrava ci fosse un solo destino: scuola d’obbligo, apprendistato e lavoro a basso reddito. Invece Pantisano si laurea in architettura e comincia a impegnarsi in politica.

Nel paese dov’è cresciuto, a Waiblingen, organizza negli anni 2000 campagne dal titolo “Bunt statt braun” (“Colorato invece che marrone”, il colore dei nazisti), difende migranti, profughi e si impegna attivamente per aiutare i poveri. Dal 2017 diventa membro della Linke ed è attivo nella politica comunale, ma anche negli anni a venire la sua attenzione è rivolta alle battaglie sociali. Pantisano partecipa alle proteste contro la speculazione immobiliare occupando case e contesta il maxi progetto per una nuova stazione sotterranea a Stoccarda, “Stuttgart 21”.

Le sue parole d’ordine sono la lotta contro “il razzismo e la discriminazione”, anche di recente ha dichiarato la “guerra ai ricchi”. Soprattutto: Pantisano intende tornare nelle fabbriche per fermare il contagio dell’Afd tra gli operai - in tutti i sondaggi l’ultradestra è ormai il primo partito tra i lavoratori. “L’Afd è la più grande minaccia per il benessere della classe lavoratrice”, sostiene. Perciò il politico con doppio passaporto italo-tedesco si batte attualmente per scongiurare l’abolizione della giornata delle otto ore, promessa dal governo Merz. Una “finta riforma”, per Pantisano, e una lotta “che dobbiamo assumere come Linke”.

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