Kupchan: “Non finisce qui, il caos regnerà ancora. Bisogna limitare i danni”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliIl consiglio di Charles Kupchan, che nella disciplinata Casa Bianca di Barack Obama gestiva i rapporti con l’Europa, è pragmatico: «Questo caos, rilanciato dal messaggio sul social Truth contro Meloni, continuerà fino a quando Trump sarà presidente. Gli europei devono giocare d’attesa, rispondendo in maniera anche dura quando necessario, ma cercando di limitare i danni per poi superare questa difficile fase storica».
Cosa è successo fra lui e Meloni?
«Quando al parco un bullo ti lancia la sabbia negli occhi troppe volte, alla fine reagisci. E devi farlo, perché altrimenti continua».
Ma sul piano politico?
«Non c’è un piano politico. Il giorno prima eri il suo migliore amico; quello dopo fai qualcosa che non gli piace e diventi il peggior nemico. Intorno a lui ci sono persone ideologiche che basano le relazioni internazionali sulla convergenza politica, come il vice Vance che è andato a fare campagna elettorale per Orban in Ungheria. Trump però non funziona così: tutto dipende dai suo…
Il consiglio di Charles Kupchan, che nella disciplinata Casa Bianca di Barack Obama gestiva i rapporti con l’Europa, è pragmatico: «Questo caos, rilanciato dal messaggio sul social Truth contro Meloni, continuerà fino a quando Trump sarà presidente. Gli europei devono giocare d’attesa, rispondendo in maniera anche dura quando necessario, ma cercando di limitare i danni per poi superare questa difficile fase storica».
Cosa è successo fra lui e Meloni?
«Quando al parco un bullo ti lancia la sabbia negli occhi troppe volte, alla fine reagisci. E devi farlo, perché altrimenti continua».
Ma sul piano politico?
«Non c’è un piano politico. Il giorno prima eri il suo migliore amico; quello dopo fai qualcosa che non gli piace e diventi il peggior nemico. Intorno a lui ci sono persone ideologiche che basano le relazioni internazionali sulla convergenza politica, come il vice Vance che è andato a fare campagna elettorale per Orban in Ungheria. Trump però non funziona così: tutto dipende dai suoi interessi personali e dal suo umore».
Meloni ha sbagliato a pensare che condividere le posizioni del presidente la mettesse al sicuro?
«Certo. In realtà a lui non interessa granché di creare questa rete conservatrice globale, non ha posizioni ideologiche forti e convinte».
Perché questa rottura così netta proprio ora?
«L’elemento che ha fatto precipitare tutto è stato l’attacco al Papa. Meloni come premier italiana non poteva accettarlo in silenzio e fare finta di niente, e lui non glielo ha perdonato. Poi l’Iran ha avuto un peso per acuire lo scontro».
Perché?
«Trump si sente molto vulnerabile, per le critiche sulla guerra e sull’intesa per chiuderla, anche dai repubblicani. Questa posizione di debolezza lo ha reso particolarmente sensibile a chi non si è schierato in modo aperto e netto dalla sua parte».
Ha litigato anche con Netanyahu.
«È lo stesso meccanismo. Nel caso del premier israeliano le divergenze sulla conduzione della guerra hanno un impatto diretto e immediato più forte, ma a questo punto non esiste un solo leader internazionale che sia riuscito ad evitare prima o poi gli strali di Trump».
Cosa pensa del memorandum d’intesa con Teheran?
«Il capo della Casa Bianca aveva assolutamente necessità di chiudere la guerra, perché i danni sul fronte della politica interna stavano diventando insostenibili. L’accordo però è pieno di difetti e sarà molto difficile negoziare un vero patto di lungo termine con l’Iran, che risolva le questioni fondamentali del programma nucleare e missilistico, il controllo di Hormuz e la stabilità regionale. Il negoziato si trascinerà molto a lungo e Trump, che non vuole riprendere la guerra e non punta a abbattere il regime, cercherà di cambiare soggetto riportando l’attenzione su qualcos’altro, tipo Cuba o la Groenlandia».
Meloni ha reagito con fermezza: ha fatto bene o ha sbagliato?
«Dalla Groenlandia in poi tutti gli europei hanno iniziato a prendere posizioni più decise. E dovevano farlo, perché Trump ha superato troppe linee rosse».
Questa lite avrà conseguenze di lungo termine nelle relazioni bilaterali?
«È difficile dirlo. La mia previsione è che non le avrà: Trump ha la capacità di ricucire i rapporti, anche perché gli strappi non hanno profonde motivazioni politiche, ma frustrazioni personali mutevoli. Però è difficile dirlo, perché è anche molto imprevedibile e quando si risente davvero con qualcuno resta vendicativo a lungo».
Gli Stati Uniti possono continuare ad esercitare la loro leadership, in questo clima di caos e continua incertezza?
«Gli americani sono stanchi, anche molti di quelli che hanno votato Trump, e i sondaggi dicono che verrà sconfitto alle elezioni di midterm di novembre, con i repubblicani che rischiano di perdere non solo la Camera ma anche il Senato».
Cosa succederà allora?
«Governare diventerà ancora più difficile. Il presidente ignorerà il Congresso, ma la Camera metterà sotto inchiesta l’intera amministrazione, cercando di paralizzarla fino a fine mandato».
Gli altri Paesi cosa dovranno fare?
«Giocare la partita guardando lontano. Gli europei dovranno essere fermi quando necessario, cercando però di limitare i danni. Fra tre anni ci sarà ancora la Nato? Credo di sì, ma con ritiri di truppe e altri problemi. La strada sarà accidentata, ma bisognerà percorrerla per arrivare alla fine di questo caos».