Da Brexit alle dimissioni di Starmer: i dieci anni che hanno sconvolto il Regno Unito
di Enrico FranceschiniLONDRA – Come se uno sceneggiatore avesse voluto chiudere il cerchio, Keir Starmer annuncia le dimissioni alla vigilia del decimo anniversario del referendum sulla Brexit: l’evento che ha scatenato un’era di instabilità e declino per il Regno Unito. Da quel fatidico 23 giugno 2016, ai britannici non ne è andata più una giusta: a Downing Street hanno visto alternarsi sette primi ministri, i partiti tradizionali sono scesi ai minimi storici di consensi mentre è cresciuto a dismisura il movimento nazional-populista di Nigel Farage, il prodotto interno lordo ha perso fra il 6 e l’8 per cento, si è ristretta perfino la City, cittadella finanziaria più forte d’Europa.
Come se non bastasse è andata in crisi pure l’istituzione che aveva sempre tenuto saldo e unito il Paese, la monarchia: è morta Elisabetta II, la regina più amata e più longeva, il suo successore Carlo si è ammalato di cancro così come Kate, la moglie di William, l’erede al trono, il principe Harry se n’è andato in America acc…
LONDRA – Come se uno sceneggiatore avesse voluto chiudere il cerchio, Keir Starmer annuncia le dimissioni alla vigilia del decimo anniversario del referendum sulla Brexit: l’evento che ha scatenato un’era di instabilità e declino per il Regno Unito. Da quel fatidico 23 giugno 2016, ai britannici non ne è andata più una giusta: a Downing Street hanno visto alternarsi sette primi ministri, i partiti tradizionali sono scesi ai minimi storici di consensi mentre è cresciuto a dismisura il movimento nazional-populista di Nigel Farage, il prodotto interno lordo ha perso fra il 6 e l’8 per cento, si è ristretta perfino la City, cittadella finanziaria più forte d’Europa.
Come se non bastasse è andata in crisi pure l’istituzione che aveva sempre tenuto saldo e unito il Paese, la monarchia: è morta Elisabetta II, la regina più amata e più longeva, il suo successore Carlo si è ammalato di cancro così come Kate, la moglie di William, l’erede al trono, il principe Harry se n’è andato in America accusando la casa reale di razzismo verso Meghan, la sua consorte afroamericana, e il fratello de re, Andrea, ora declassato a ex-principe, è finito agli arresti tra le ombre dello scandalo di abusi sessuali di Jeffrey Epstein e quelle di condotta impropria come Rappresentante del Commercio. Naturalmente il terremoto della corona non c’entra con la Brexit, ma ha contribuito a diffondere incertezza e polemiche, diminuendo il consenso per la casa reale.
Riuscirà il laburista Andy Burnham, in procinto di diventare settimo premier di un periodo terribile, a “invertire la rotta”, come ha promesso, per cominciare evitando l’arrivo a Downing Street di Farage nelle elezioni in programma nel 2029? In tre anni molte cose possono cambiare, incluso magari un presidente non trumpiano alla Casa Bianca, che potrebbe influire sugli sviluppi politici nel resto del mondo. Intanto questa è la cronaca dei dieci anni che hanno sconvolto gli inglesi.
Il referendum sulla Brexit
Il 23 giugno 2016 un referendum approva 51,9 a 48,1 per cento l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, della quale aveva fatto parte per 44 anni. “Abbiamo ripreso il controllo del nostro Paese”, afferma il conservatore Boris Johnson, uno dei promotori della Brexit, acronimo di “Britain exit”: Britannia se ne va, anche se non è chiaro dove.
Dimissioni di Cameron
Il giorno dopo si dimette David Cameron, primo ministro conservatore dal 2010, non sentendosi intitolato a negoziare i termini del “divorzio” da Bruxelles, in quanto era uno degli oppositori della Brexit. La Borsa di Londra perde l’8 per cento in una seduta, la sterlina precipita al livello più basso dal 1985.
L’eliminazione dagli Europei
Il 24 giugno l’Inghilterra perde clamorosamente 2 a 1 contro la lillipuziana Islanda, negli ottavi di finale degli Europei di calcio.
Arriva Theresa May
L’ex-ministra degli Interni Theresa May vince le primarie dei Tories e il 13 luglio 2016 diventa primo ministro. Nel referendum si era schierata contro la Brexit, ma a Downing Street cambia totalmente atteggiamento. Tutti si aspettavano che al posto di Cameron sarebbe arrivato Johnson, ma all’ultimo momento Boris si ritira a sorpresa, dopo che il suo braccio destro Michael Gove afferma: “L’ho visto in azione da vicino, non ha la stoffa per governare il Paese”.
Una vittoria di Pirro
L’8 giugno 2017 May vince le elezioni anticipate da lei convocate nella speranza di ricevere un ampio mandato popolare, ma perde la maggioranza assoluta e da quel momento le tocca governare con l’appoggio esterno di un partitino ultranazionalista nordirlandese, di cui “compra” l’appoggio con un miliardo di sterline di assistenza extra all’Ulster. La premier esce dalle urne più debole di prima.
L’incendio della Grenfell Tower
Sei giorni dopo le elezioni, a Londra brucia un grattacielo adibito ad alloggi popolari: muoiono 72 persone (fra cui due italiani) in uno dei peggiori incidenti civili della storia britannica. La causa del disastro viene attribuita a un rivestimento esterno altamente infiammabile, scelto per risparmiare sui costi di un restauro.
Cala l’aspettativa di vita
Il 5 settembre 2018 un rapporto governativo rivela che l’aspettativa media di vita dei cittadini britannici è in calo, per la prima volta da un secolo.
Dimissioni di Theresa May
Incapace di arrivare a un accordo con la Ue sulle modalità della Brexit e contestata dall’interno da Boris Johnson, che non ha rinunciato all’ambizione di diventare premier, il 7 giugno 2019 Theresa May si dimette in lacrime. Un mese dopo Johnson vince le primarie del partito conservatore ed entra a Downing Street.
Boris batte Corbyn
Il 12 dicembre 2019 Johnson stravince le elezioni anticipate, infliggendo al leader laburista Jeremy Corbyn (che era già stato sconfitto, ma in modo più contenuto, da May due anni prima) la peggiore batosta per il partito della sinistra britannica in quasi un secolo. Nel Labour molti rimproverano a Corbyn di non essersi battuto con sufficiente convinzione contro la Brexit, accusandolo di giudicare l’Europa unita “un club di banchieri capitalisti”. Al posto di Corbyn, nelle primarie laburiste viene eletto come nuovo leader Keir Starmer.
L’esilio di Harry
L’8 gennaio 2020 il secondogenito di Carlo se ne va a vivere in California con la moglie Meghan e il figlio, dopo una rottura con la famiglia reale causata dalle sue accuse di bullismo e razzismo a non meglio identificati membri dei Windsor.
La Brexit entra in vigore
A mezzanotte del 31 gennaio 2020, dopo che Johnson raggiunto un accordo con la Ue con un compromesso sull’Irlanda del Nord, considerato da molti un pastrocchio, la Brexit entra ufficialmente in vigore. Il premier festeggia illuminando Downing Street con i colori dell’Union Jack, il vessillo britannico.
Esplode il Covid
Un mese e mezzo dopo, Johnson ordina il primo lockdown per la pandemia del Covid: in ritardo di almeno due settimane su quello che era necessario, decretano gli esperti, provocando una maggiore diffusione del virus. Il 5 aprile viene ricoverato in ospedale anche il primo ministro: per qualche giorno si teme per la sua vita.
Lo scandalo del consigliere
Il 13 novembre 2020 si dimette Dominic Cummings, consigliere, stratega e guru politico di Johnson a Downing Street: ha violato le restrizioni agli spostamenti imposte a tutta la popolazione per il Covid.
Muore il principe Filippo
Il 9 aprile 2021 muore a 99 anni il principe Filippo, marito della regina.
Dimissioni di Johnson
Per lo scandalo dei party illeciti a Downing Street durante i lockdown per la pandemia, il 7 luglio 2021 Boris Johnson è costretto a dimettersi. Al suo posto, nelle primarie dei Tories, il 6 settembre viene eletta leader del partito e diventa automaticamente premier Liz Truss.
La sconfitta a Wembley
L’11 luglio 2021 l’Inghilterra perde a Wembley la finale degli Europei di calcio, battuta ai rigori dall’Italia. Ancora niente titoli per la “patria del football”, che li insegue dai Mondiali del 1966.
La morte della regina
L’8 settembre 2022 muore a 96 anni di età Elisabetta II. “La trovo bene, Maestà”, le aveva detto il giorno prima la neopremier Liz Truss, facendole visita al castello di Balmoral in Scozia. Le succede il figlio Carlo, che a 73 anni è il più anziano mai salito al trono nella storia del regno.
Le dimissioni di Liz Truss
Il 25 ottobre 2022 la premier si dimette dopo appena 45 giorni di governo: i suoi piani economici fanno crollare Borsa, sterlina, economia, spingendo la maggior parte dei ministri a costringerla a lasciare l’incarico. Le subentra l’ex-ministro delle Finanze Rishi Sunak.
La malattia di Carlo
Il 5 febbraio 2024 Buckingham Palace annuncia che il re è in cura per un cancro, individuato dopo un intervento per la riduzione della prostata.
La malattia di Kate
Poche settimane più tardi, il 22 marzo, la casa reale rende noto che anche la principessa Kate, dopo un intervento all’addome, si è sottoposta a cure per un cancro.
Il ritorno del Labour
Il 5 luglio 2024 Keir Starmer vince le elezioni e diventa primo ministro, riportando il Labour al potere dopo quattordici anni e ottenendo la più ampia maggioranza dopo quella del primo dei tre mandati di Blair nel 1997. Ma è un successo determinato più dall’indebolimento del partito conservatore, di cui l’elettorato non si fida più dopo un’alternanza di cinque leader dei Tories a Downing Street: come numero di voti, Starmer ne ottiene meno di quelli avuti da Corbyn quando era stato battuto da Theresa May. E in parlamento fa capolino Reform, il partito populista guidato da Nigel Farage, il promotore originale della Brexit, eletto per la prima volta deputato a Westminster insieme a tre colleghi. Labour e Tories, messi insieme, hanno il minor numero di consensi da oltre un secolo.
Lo scandalo di Andrea
Il 17 ottobre 2025 il re toglie al fratello minore il titolo di principe e la lussuosa residenza nel parco del castello di Windsor, a causa di nuove rivelazioni sul suo coinvolgimento negli abusi sessuali del finanziere americano Jeffrey Epstein. Successivamente Andrea viene arrestato dalla polizia e interrogato per un giorno per il sospetto di condotta impropria all’epoca in cui era Rappresentante Commerciale del Regno Unito.
Il declino economico
Fra maggio e giugno del 2026, in prossimità del decimo anniversario della Brexit, l’autorevole Institute for Fiscal Studies, la Confindustria britannica e vari think tank calcano che l’uscita del Regno Unito dalla Ue abbia causato un calo fra il 6 e l’8 per cento del prodotto interno lordo all’economia nazionale. Nei sondaggi, il 60 per cento dei britannici ora riconosce che la Brexit è stata “un danno” e “un errore”; e il 55 per cento afferma che voterebbe per rientrare nella Ue, se ci sarà un nuovo referendum. Il ritorno del Regno Unito nell’Unione Europea viene auspicato dal sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, e pronosticato come “inevitabile” da altri esponenti del Labour. Lo stesso Starmer, che ha iniziato una lenta marcia di avvicinamento a Bruxelles, ripristinando fra l’altro il programma di scambi studenteschi Erasmus e rafforzando la cooperazione in materia di sicurezza, dichiara che “il futuro del nostro Paese è nel cuore dell’Europa”. Andy Burnham, che sta per sostituirlo, ha detto in passato che si aspetta di vedere il Regno Unito nella Ue in un non meglio precisato futuro. Dieci anni dopo, una cosa è certa: per le isole britanniche la Brexit è stata l’inizio di uno sconvolgimento che non è ancora finito.
Le dimissioni di Starmer
Il 22 giugno 2026, Starmer annuncia le dimissioni, sesto premier ad andarsene in un decennio, anche lui sopraffatto dall’emozione durante il discorso davanti al portone di Downing Street. Zero carisma, decisioni sbagliate, scarsa visione del futuro, fra le cause che lo costringono ad andarsene appena due anni dopo la vittoria alle urne. Avanti il prossimo: ora tocca a Burnham varcare il portone simbolo della democrazia britannica. Diventato simile, nel decennio della Brexit, a una porta girevole.