El Tigre trionfa: l’onda nera della destra si prende anche la Colombia
di Daniele MastrogiacomoLa Colombia ha un nuovo presidente. Si chiama Abelardo de la Espriella. Ha 47 anni, una moglie e quattro figli. E’ un avvocato. Piuttosto noto, ma è un outsider della politica. Mai un incarico pubblico, niente Parlamento. La sua forza è l’anti establishment, il rifiuto delle regole non scritte. Disprezza il political correct. Parla alla pancia del paese. Populista e sovranista. Incarna quella nuova élite della classe medio-alta che questa volta ha guardato a destra. Destra estrema. Lo hanno votato oltre 13 milioni di persone. Ha incassato il 49,66 per cento de consensi. Meno di quello che si aspettava: il suo competitor, il candidato della sinistra Iván Cepeda, pupillo dell’attuale presidente Gustavo Petro, si è fermato a 48,7. Tra loro c’è una differenza di appena 250 mila voti. Sarà difficile governare.
La Colombia ha un nuovo presidente. Si chiama Abelardo de la Espriella. Ha 47 anni, una moglie e quattro figli. E’ un avvocato. Piuttosto noto, ma è un outsider della politica. Mai un incarico pubblico, niente Parlamento. La sua forza è l’anti establishment, il rifiuto delle regole non scritte. Disprezza il political correct. Parla alla pancia del paese. Populista e sovranista. Incarna quella nuova élite della classe medio-alta che questa volta ha guardato a destra. Destra estrema. Lo hanno votato oltre 13 milioni di persone. Ha incassato il 49,66 per cento de consensi. Meno di quello che si aspettava: il suo competitor, il candidato della sinistra Iván Cepeda, pupillo dell’attuale presidente Gustavo Petro, si è fermato a 48,7. Tra loro c’è una differenza di appena 250 mila voti. Sarà difficile governare.
Un’onda nera sull’America Latina
La storia si ripete. E’ accaduto in Perù, dove ha prevalso la destra di Keiko Fujimori, accade adesso in Colombia. L’ultimo bastione dei progressisti travolti da un’ondata nera che copre come un mantello l’intero Continente sudamericano. Il Salvador di Bukele, il Cile di Katz, l’Ecuador di Noboa, l’Argentina di Milei. Il successo si basa su un conteggio preliminare. Ma la tendenza è marcata. Lo stesso neopresidente ha dichiarato subito vittoria. Lo ha fatto nel cuore di Barranquilla, sulla costa del Caribe. La sua città, ma anche quella di Shakira. Ed è qui che el Tigre, come si fa chiamare, ispirato al leone argentino di Milei, ha celebrato il risultato.
Lo ha fatto nei tempi e nei modi con i quali si è fatto conoscere in questi mesi di campagna. Ci è arrivato a bordo della sua auto, la Tigremovíl, stile Papamobile, protetto da un vetro antiproiettile. In un tripudio di fuochi d’artificio, con luci e laser che illuminavano la gioia dei simpatizzanti, ha salutato la “Patria miracolosa”, ha ripercorso la storia della sua ascesa nella “terra della paura”, ha ricordato la “Patria divisa” e infine la “Patria autoritaria” mentre sullo schermo gigante alle sue spalle faceva scorrere le immagini del presidente Petro che la rappresentavano.
Le reazioni
Dall’estero è arrivata una pioggia di congratulazioni. Hanno chiamato o scritto sui social tutti i sodali di quell’internazionale nera che abbraccia il mondo. Da Vox in Spagna a Milei in Argentina. Ma si è affrettato con i messaggi di augurio anche Marco Rubio. Donald Trump gli ha telefonato entusiasta. Abelardo non li ha delusi. Ha ribadito i tre dogmi che guideranno il suo governo: Patria, famiglia e Dio.
Non sarà facile guidare un paese da oltre mezzo secolo logorato da un conflitto sanguinoso. Ci sono almeno una quarantina di organizzazioni armate, gruppi e clan criminali, trafficanti di droga, di armi e oro. Ci sono sacche di povertà e intere regioni in mano alla guerriglia. La Colombia è letteralmente spaccata in due. Le schede bianche e nulle sono quasi 400 mila, il doppio di quelle che dividono i due contendenti. E poi c’è lui, Abelardo de la Espriella. Con il suo passato controverso. Difensore dei paramilitari di destra delle AUC, autori di stragi e esecuzioni sommarie. E’ stato l’avvocato di Alex Saab, braccio destro di Maduro, custode di mille segreti, da poco estradato negli Stati Uniti.
Il ritratto
Figlio di una famiglia benestante della costa caraibica, l’autoproclamato “difensore della Patria” ama il lusso e lo sfarzo. Li ostenta con auto e vestiti di marca. Beve vini raffinati. Considerato un coroncho, un parvenu, dall’élite della capitale andina, si è conquistato il loro voto candidando alla vicepresidenza l’ex ministro conservatore José Manuel Restrepo. A lui ha affidato il programma economico: una materia, ammette, di cui non sa nulla. Per de la Espriella la ricchezza è tutto. Un discrimine. L’obiettivo finale della vita. Sei ricco perché sei un vincente. Sostiene l’Israele di Netanyahu, è legato a doppio filo agli Usa. Ha origini italiane. Per questo i suoi detrattori dicono che possiede tre nazionalità.
Non lo aiuta il carattere. E’ rancoroso e permaloso. Ha trascinato in tribunale un centinaio di giornalisti. Li ha querelati per un semplice post sui social. Questione di orgoglio e personale. Ama l’ordine ma soprattutto il successo. E’ un paladino dello stato di diritto. Adora la boxe. Odia i gay, è contrario all’aborto, al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ai suoi comizi si presentava sempre con la maglia della nazionale colombiana. Si è appropriato dei colori del paese. Ha copiato Jair Bolsonaro. E’ amico dei militari: salutava sull’attenti prima dei suoi discorsi. Chi lo conosce assicura che il 7 agosto giurerà in una caserma dell’esercito piuttosto che nella Plaza de Bolívar.