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Robert Harris: “La crisi di Starmer e dieci anni alla deriva: ecco il conto del disastro Brexit”

Robert Harris 

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Intervista allo scrittore britannico: “Il Regno Unito oggi è come la Germania degli anni Venti. Dopo il referendum dell’uscita dall’Ue un decennio fa, il mio Paese è diventato ingovernabile. Questo mondo nuovo, con miliardari come Musk che umiliano i politici impotenti, mi fa paura. Come presagiva Trotsky, ci sono tutti gli elementi per una rivoluzione. E le rivolte razziali sono solo l’inizio: ecco perché”
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LONDRA – «Dopo la Brexit, siamo diventati come la Germania degli anni Venti». Oltre a essere uno straordinario romanziere - Fatherland, Pompei, Il Ghostwriter, Conclave - Robert Harris spesso ci azzecca. Sessantanove anni, ex giornalista politico e un nuovo, attesissimo romanzo in uscita in autunno per Mondadori, sa leggere la società e i tormenti britannici come pochi. Già in passato Harris, che incontriamo nella sua casa londinese di Notting Hill, aveva previsto eventi come la Brexit, la rovinosa caduta di Boris Johnson, e il caos del Labour di Keir Starmer, oggi sull’orlo delle dimissioni. Ma certo in tanti spereranno che le sue “profezie” di questa intervista non si avverino.

Harris, stiamo per avere il quinto primo ministro in quattro anni, e il settimo negli ultimi dieci. Il Regno è impazzito?

«Innanzitutto, Starmer non è un vero leader, altro che Blair. Ho incontrato Sir Keir in Scozia qualche tempo fa. My God! Non ho mai parlato con un premier più noioso di un contabile. Zero …

LONDRA – «Dopo la Brexit, siamo diventati come la Germania degli anni Venti». Oltre a essere uno straordinario romanziere - Fatherland, Pompei, Il Ghostwriter, Conclave - Robert Harris spesso ci azzecca. Sessantanove anni, ex giornalista politico e un nuovo, attesissimo romanzo in uscita in autunno per Mondadori, sa leggere la società e i tormenti britannici come pochi. Già in passato Harris, che incontriamo nella sua casa londinese di Notting Hill, aveva previsto eventi come la Brexit, la rovinosa caduta di Boris Johnson, e il caos del Labour di Keir Starmer, oggi sull’orlo delle dimissioni. Ma certo in tanti spereranno che le sue “profezie” di questa intervista non si avverino.

Harris, stiamo per avere il quinto primo ministro in quattro anni, e il settimo negli ultimi dieci. Il Regno è impazzito?

«Innanzitutto, Starmer non è un vero leader, altro che Blair. Ho incontrato Sir Keir in Scozia qualche tempo fa. My God! Non ho mai parlato con un premier più noioso di un contabile. Zero carisma, zero personalità, zero leadership».

Keir Starmer

 

E cosa pensa del suo rivale e aspirante premier Andy Burnham?

«Vedremo. Certo, ha più personalità e appeal di Starmer. Ma presto dovrà scontrarsi con la dura realtà: per esempio, come coniugherà le spese del welfare e sussidi, che Burnham vuole aumentare, mentre alla Difesa servono molti miliardi in più? Insomma, potrebbe cadere anche lui presto».

Questo Paese è diventato ingovernabile?

«Purtroppo, sì. È impazzito».

Per la Brexit?

«Non è l’unica ragione, ma di certo quella principale. Quel referendum del 23 giugno di dieci anni fa, approvato con una sconsiderata decisione di David Cameron per placare il suo partito conservatore, è un veleno che circolerà per molto tempo. È stato come tirare il freno a mano mentre si viaggia a forte velocità. Una follia. E così Farage e gli altri brexiter hanno scatenato demoni incontrollabili, che divoreranno anche loro. Eppure nessuno gli ha recapitato il conto dei tremendi danni delle loro bugie. La Gran Bretagna è sempre stata molto stabile, passando dal potere imperiale al suo ingresso in Europa, per non parlare dei rapporti con gli Stati Uniti, creando una società prospera e multiculturale. Le Olimpiadi del 2012 sono state il nostro picco, in tal senso. Poi, però, siamo caduti in uno strapiombo. Tutte le nostre sicurezze sono collassate. Il Regno Unito era un Paese fortunato, ora è disgraziato. Mi ricorda la Germania degli anni Venti, per il suo caos e fragilità politica».

E ora cosa potrebbe succedere?

«La rivoluzione».

In che senso?

«La Brexit è stata una tempesta perfetta. Non so come la politica e la società attuali sopravviveranno. Di norma non cito Leon Trotsky, ma ne sapeva di rivoluzioni. Un secolo fa, scrisse della Gran Bretagna, sottolineando che le tre condizioni che scatenano una rivoluzione sono: la classe operaia che non ha più fiducia nelle istituzioni; la borghesia che la perde nell’ordine costituito; la classe dirigente che rinuncia a governare. Mi sembra che oggi nel mio Paese ci siano tutte. La working class è frammentata e furiosa verso gli immigrati. I figli dei borghesi non riescono a pagare l’affitto e nemmeno le tasse universitarie. La classe dirigente ha chiaramente perso il controllo della situazione. Temo che finirà molto male».

Le tensioni e i disordini razziali delle ultime settimane nel Regno Unito ne sono l’esempio?

«Temo che purtroppo siano solo l’inizio. Anche perché, se si guardano le statistiche, il 20% della popolazione britannica attuale non è nata nel Regno Unito. Mentre il 40% dei bambini nati qui l’anno scorso è figlio di almeno un genitore straniero. Non c’è bisogno di essere statistici per prevedere cosa accadrà: la pressione su welfare, istruzione e sussidi aumenterà sensibilmente, e gli autoctoni saranno sempre più furiosi. E poi viviamo in un mondo dove miliardari come Elon Musk controllano i centri di dati, l’intelligenza artificiale, Internet, le comunicazioni satellitari e hanno il potere di interferire pesantemente con la politica, i cui rappresentanti sembrano impotenti pigmei a confronto. Cosa potrebbe andare storto?».

Nigel Farage 

Le fa paura questo “mondo nuovo”?

«Moltissimo. Sarà una rivoluzione fomentata da odio, razzismo e diseguaglianze. Anche perché i social media fanno proprio questo. Ci avevano promesso che avrebbero unito le nostre comunità, invece stanno spaccando e frantumando irrimediabilmente la società. Ma mi rifiuto di essere pessimista».

E come fa, dopo tutte le sue previsioni?

«Qualcuno diceva che disperarsi è un grave peccato. E come notava Cicerone, “finché c’è vita, c’è speranza”. E poi non siamo ai livelli della Prima e Seconda Guerra Mondiale. O perlomeno, non ancora».

Cosa le manca della Gran Bretagna pre Brexit?

«Avevamo accesso al mercato unico europeo, la libertà di circolazione con l’Ue che funzionava molto bene in un Paese come il mio. Perché avevamo bisogno degli europei, inclusi i celebri “idraulici polacchi”. Ora, invece, abbiamo fatto scappare gli europei e i cristiani, mentre sono entrati centinaia di migliaia di immigrati da Africa e Asia, musulmani, sikh e così via. Ovviamente, io non ho nulla contro di loro, ma Farage sì. Eppure è lui che ha scatenato tutto questo! È l’ennesima dimostrazione del fallimento della Brexit, che ha reso miserabile questo Paese. Se si rivotasse oggi, rientreremmo nella Ue. Ma ormai credo sia troppo tardi».

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