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La corsa agli armamenti degli ayatollah per rifondare l’aviazione

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Firmato un contratto per elicotteri russi, ora chiedono a Mosca e Pechino decine di caccia di seconda mano
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Teheran sta cercando di ricostruire le forze aeree spazzate via dai bombardamenti americani e israeliani. E si rivolge agli alleati di sempre: Mosca e Pechino. Il primo segnale di questa corsa agli armamenti è arrivato all’indomani della annuncio dell’accordo di tregua con la Casa Bianca. Gli emissari iraniani hanno firmato in Russia un contratto per la fornitura di venti elicotteri da trasporto MI8, formalmente destinati alla protezione civile. Si tratta del cavallo di battaglia dell’aviazione del Cremlino, un mezzo robusto che può facilmente essere convertito alle missioni d’attacco con razzi e missili antitank: celebre il suo ruolo nell’assalto dal cielo all’aeroporto di Hostomel nel primo giorno di invasione dell’Ucraina.

I media iraniani parlano però di altre trattative in corso per restituire una capacità di combattimento all’aeronautica, la più provata dal mese di raid. Da tempo Mosca rinvia la consegna dei caccia Sukhoi Su35, tra i più moderni in assoluto: il contratto fi…

Teheran sta cercando di ricostruire le forze aeree spazzate via dai bombardamenti americani e israeliani. E si rivolge agli alleati di sempre: Mosca e Pechino. Il primo segnale di questa corsa agli armamenti è arrivato all’indomani della annuncio dell’accordo di tregua con la Casa Bianca. Gli emissari iraniani hanno firmato in Russia un contratto per la fornitura di venti elicotteri da trasporto MI8, formalmente destinati alla protezione civile. Si tratta del cavallo di battaglia dell’aviazione del Cremlino, un mezzo robusto che può facilmente essere convertito alle missioni d’attacco con razzi e missili antitank: celebre il suo ruolo nell’assalto dal cielo all’aeroporto di Hostomel nel primo giorno di invasione dell’Ucraina.

I media iraniani parlano però di altre trattative in corso per restituire una capacità di combattimento all’aeronautica, la più provata dal mese di raid. Da tempo Mosca rinvia la consegna dei caccia Sukhoi Su35, tra i più moderni in assoluto: il contratto firmato nel 2023 – una delle compensazioni per i droni Shahed trasferiti in quantità alla Russia – prevede l’invio di 48 esemplari al prezzo di sei miliardi di dollari. I primi sedici sarebbero dovuti arrivare a inizio anno, ora tutto è slittato al 2027.

Teheran starebbe negoziando una soluzione-tampone: la cessione di 12 Sukhoi Su30SM2 – una variante più vecchia dello stesso jet – con comandi biposto da usare per addestrare i piloti. Secondo le indiscrezioni, è stato chiesto a Mosca di prelevarli direttamente dalle sue squadriglie in modo da poterli schierare entro pochi mesi.

Ogni aiuto dal Cremlino è però condizionato dalle priorità belliche: i russi concedono più facilmente tecnologie, perché hanno bisogno dei velivoli per il conflitto in Ucraina. Per questo gli ayatollah stanno intensificando i colloqui con Pechino, che ha una grande disponibilità di aerei e missili. Stando ad alcuni giornali iraniani, Teheran avrebbe domandato la vendita di parecchi caccia Chengdu JB10, anche in questo caso da prendere subito dalle squadriglie della Repubblica Popolare. Questo jet spesso viene chiamato “l’F16 cinese” e si sospetta sia stato progettato usando i disegni di un prototipo israeliano, il Lavi, mai entrato in produzione. Ha prestazioni di tutto rispetto, dimostrate in azione lo scorso anno quando un JB10 pakistano è riuscito ad abbattere un Rafale indiano usando un missile aria-aria PL15: un’arma che avrebbe un raggio d’azione di quasi trecento chilometri.

In tutto Pechino ne schiera circa seicento e l’interesse iraniano sarebbe focalizzato sulla versione B: l’ambizione sarebbe quella di ricevere tutti i 55 esemplari entrati in servizio una decina di anni fa. Se riuscisse ad ottenerli, si tratterebbe di un salto di qualità notevole per le difese iraniane: con missili come il PL15 potrebbero insidiare gli aerei radar e le cisterne volanti americane ed israeliane, obbligandoli a restare molto più lontano dai confini della Repubblica Islamica. Al momento però non ci sono conferme ufficiali.

Di sicuro, negli ultimi due mesi Teheran si è impegnata per rimettere in condizioni di volare i suoi caccia superstiti, tutti molto vecchi. Ha persino esibito uno degli F14 Tomcat – il protagonista del primo film “Top Gun” – che erano stati il fiore all’occhiello delle squadriglie dello Shah. E sono stati fatti decollare un paio di F4 Phantom, sempre risalenti agli anni Settanta, e di Mig 29 russi. C’è la convinzione che gli stormi siano stati decimati dagli attacchi ma che gli iraniani faranno di tutto per mostrare quanti più jet possibile durante i funerali solenni della Guida Suprema Alì Khamenei, programmati per inizio luglio.

Ci sono anche rumors sull’eventualità che Pechino ceda alcune corvette Type 056, in modo da iniziare a rifondare la marina di Teheran completamente azzerata dal conflitto. Si potrebbe trattare di un paio di navi, prelevate dalla Guardia Costiera cinese, che non dispongono di missili né di lanciasiluri: apparati che gli iraniani poi sono in grado di installare da soli. Una volta ottenuti i fondi miliardari congelati finora dagli Stati Uniti, gli ayatollah potrebbero però bussare alla porta del loro fornitore più fidato: la Corea del Nord, che ha un’industria bellica possente ed è affamata di dollari. Il catalogo di mezzi a bassa tecnologia che possono cedere alla flotta e all’esercito della Repubblica Islamica è molto ampio. E Pyongyang non ha mai avuto remore nel sostenere le ambizioni dei pasdaran.

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