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Faccia a faccia Burnham-Starmer: sulla Difesa è già scontro aperto

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Un’ora di colloquio, ieri, tra il premier uscente e l’uomo che lo ha spodestato. E che potrebbe insediarsi già il 17 luglio
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LONDRA – Almeno, pare che non si siano presi a parolacce. Ieri Keir Starmer e Andy Burnham si sono incontrati, per la prima volta dal golpe politico dell’ex sindaco di Manchester contro il primo ministro, ancora in carica per qualche settimana. Non a Downing Street, per carità, Sir Keir non avrebbe mai accolto colui che lo scorso weekend si narra abbia chiamato «traditore», ma in campo neutro. Località sconosciuta, ma i consiglieri dei due rivali raccontano che «Keir e Andy hanno parlato per oltre un’ora». E gli argomenti di certo non mancavano.

Perché il passaggio di testimone tra i due è iniziato. Ma gli scogli sono tanti. Innanzitutto, la Difesa, su cui Starmer e Burnham sono arrivati allo scontro. Il premier uscente vuole pubblicare nei prossimi giorni l’agognato “Defence Investment Plan”, dopo i tira e molla con il Tesoro che alla fine, due settimane fa, avevano provocato le dimissioni del ministro della Difesa John Healey e di quello per la Forze Armate Al Carns, indignati dalla…

LONDRA – Almeno, pare che non si siano presi a parolacce. Ieri Keir Starmer e Andy Burnham si sono incontrati, per la prima volta dal golpe politico dell’ex sindaco di Manchester contro il primo ministro, ancora in carica per qualche settimana. Non a Downing Street, per carità, Sir Keir non avrebbe mai accolto colui che lo scorso weekend si narra abbia chiamato «traditore», ma in campo neutro. Località sconosciuta, ma i consiglieri dei due rivali raccontano che «Keir e Andy hanno parlato per oltre un’ora». E gli argomenti di certo non mancavano.

Perché il passaggio di testimone tra i due è iniziato. Ma gli scogli sono tanti. Innanzitutto, la Difesa, su cui Starmer e Burnham sono arrivati allo scontro. Il premier uscente vuole pubblicare nei prossimi giorni l’agognato “Defence Investment Plan”, dopo i tira e molla con il Tesoro che alla fine, due settimane fa, avevano provocato le dimissioni del ministro della Difesa John Healey e di quello per la Forze Armate Al Carns, indignati dalla «mancanza di fondi per la sicurezza nazionale». Ma il premier in pectore non ci sta, perché non vuole farsi legare le mani su spese militari miliardarie ancor prima di insediarsi a Downing Street.

È un muro contro muro. Perché Starmer non si smuove di un millimetro. Vuole pubblicare il Piano per la Difesa prima del cruciale vertice Nato di Ankara, il prossimo 7 luglio. Umiliato in patria, Sir Keir è invece lodato dagli alleati europei; almeno in campo internazionale non vuole rovinarsi l’onore, e poi non può presentarsi a mani vuote da Donald Trump, che ai membri dell’Alleanza ha chiesto di aumentare le spese militari al 3,5% del Pil entro il 2035. Starmer ha ridotto le sue ambizioni per non affettare il welfare (di qui le dimissioni di Healey e Carns), ma il Plan è meglio di niente. «Completeremo tutto tra qualche giorno», assicura il ministro della Difesa Dan Jarvis, parlando al think tank Rusi. Burnham e i suoi, invece, non ci stanno: «Questo è un governo dimissionario, a che titolo impone le spese future del prossimo esecutivo?».

Gli screzi tra Starmer e Burnham non finiscono qua. Il “re del Nord” voleva che il primo ministro uscente fosse rimasto in carica almeno fino a settembre, così lui avrebbe avuto tutto il tempo di “studiare” da premier e scegliere il suo esecutivo. Invece Sir Keir, disgustato dalla sua defenestrazione, ha accelerato i tempi della sua uscita e ora Burnham potrebbe essere premier già il 17 luglio prossimo. A meno che non emerga uno sfidante del “re del Nord”, che resterebbe comunque largamente favorito nel voto degli iscritti al Labour. Ma almeno così verrebbe “testato” un po’, e i britannici potrebbero farsi un’idea della sua visione per il Paese, poiché è deputato da soli due giorni e senza uno straccio di programma. I potenziali avversari sono l’ex viceministro dell’economia Darren Jones e soprattutto l’ex ministro delle forze armate Carns, un ex militare di 46 anni (di cui 25 nell’esercito) estremamente ambizioso: «Non escludo di correre contro Burnham».

Per il resto, Starmer molla al suo erede ben dieci dossier avvelenati, come nota il Financial Times, tra cui i rapporti con l’Europa (l’Ue ha rinviato il summit del 22 luglio prossimo proprio per l’addio di Starmer), il costo delle bollette, l’immigrazione, il welfare, i trasporti e la crisi abitativa. E nonostante il suo innato senso del dovere, alla fine pure Sir Keir si è stufato di aver dedicato due anni della sua vita «al lavoro più importante» per poi essere cestinato brutalmente. E così l’altra sera, dopo aver annunciato le dimissioni a Downing Street, ha organizzato una bevuta alcolica con staff e collaboratori nel Giardino delle Rose del Numero 10, mentre a riferire al Parlamento sull’ultimo G7 ha mandato il suo vice David Lammy, scatenando le critiche dell’opposizione tory: «Quando a dimettersi fu la Thatcher nel 1990 — ricordavano ieri — almeno lei venne ai Comuni e pronunciò un discorso memorabile. Mica diede buca a tutti per bere con i suoi».

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