Quando i terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 hanno colpito a pochi secondi di distanza il nord del Venezuela, chi possedeva un telefono Android - il sistema operativo sviluppato da Google presente in oltre 3,9 miliardi di dispositivi nel mondo - lo ha saputo qualche istante prima di avvertire le scosse.
A Macaracuay, quartiere a est della capitale rimasto fra i meno colpiti, il sistema di allerta sismica integrato in Android ha fatto comparire un avviso sui telefoni circa trenta secondi prima del terremoto. In molti, in quei pochi istanti, hanno avuto il tempo di uscire di casa. Tra loro Patricia Aloy, che collabora con l’ambasciata italiana e ha raccontato all’Ansa di essere scesa in strada appena i cellulari hanno lanciato il segnale, subito prima del tremore.
Il meccanismo è quello illustrato da Google nel luglio 2025 in uno studio pubblicato su Science dal titolo “Global earthquake detection and warning using Android phones”, firmato dall’ingegnere Marc Stogaitis con sismologi delle …
Quando i terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 hanno colpito a pochi secondi di distanza il nord del Venezuela, chi possedeva un telefono Android - il sistema operativo sviluppato da Google presente in oltre 3,9 miliardi di dispositivi nel mondo - lo ha saputo qualche istante prima di avvertire le scosse.
A Macaracuay, quartiere a est della capitale rimasto fra i meno colpiti, il sistema di allerta sismica integrato in Android ha fatto comparire un avviso sui telefoni circa trenta secondi prima del terremoto. In molti, in quei pochi istanti, hanno avuto il tempo di uscire di casa. Tra loro Patricia Aloy, che collabora con l’ambasciata italiana e ha raccontato all’Ansa di essere scesa in strada appena i cellulari hanno lanciato il segnale, subito prima del tremore.
Il meccanismo è quello illustrato da Google nel luglio 2025 in uno studio pubblicato su Science dal titolo “Global earthquake detection and warning using Android phones”, firmato dall’ingegnere Marc Stogaitis con sismologi delle università di Berkeley e Harvard.
Il sistema sfrutta l’accelerometro presente sugli smartphone: lo stesso sensore che permette di ruotare lo schermo. Ogni telefono Android può accorgersi dell’onda P, la prima e meno distruttiva, che precede l’onda S, quella che può far crollare i muri. Quando un telefono fermo avverte quella vibrazione, invia ai server di Google un segnale e una posizione approssimativa.
Incrociando le segnalazioni di molti dispositivi nella stessa zona, il sistema - che è integrato nei telefoni e va attivato nelle impostazioni. ma non è disponibile in Italia - distingue un vero sisma dal rumore di fondo, ne stima posizione e magnitudo e fa partire l’allerta verso le aree che l’onda distruttiva non ha ancora raggiunto. È una corsa di pochi secondi, vinta perché un messaggio viaggia alla velocità della rete e il terremoto no.
Android dispone di due tipi di notifiche progettate per avvisare gli utenti in caso di terremoto. Entrambi i tipi di avvisi vengono inviati solo per terremoti di magnitudo pari o superiore a 4,5. La capacità dei dispositivi, tuttavia, non va fraintesa: non sono in grado di prevedere i terremoti: li rilevano quando sono già cominciati. Il preavviso è di secondi, ed è più breve proprio per chi vive vicino all’epicentro, dove lo scuotimento è più violento. Non sostituisce edifici antisismici né piani di emergenza.