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Gli italiani: “Già un morto e tanti non rispondono, è una comunità enorme”

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I registrati sono almeno 140mila. Il presidente della Società Dante Alighieri: “Si prevedono numeri catastrofici”
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L’ottimismo delle prime ore, quando all’ambasciata a Caracas non risultavano italiani fra le vittime del sisma che ha messo in ginocchio il Venezuela, si è sciolto ieri sera. Tra le macerie delle case polverizzate di La Guaira, perla turistica sulla costa nei pressi della capitale, è apparso il corpo della prima vittima italiana. Fonti della Farnesina fanno sapere che si tratta di un 56enne, nato a Caracas, ma con pezzi di famiglia ancora in Italia. Il timore è che sia solo il primo

«Abbiamo molte segnalazioni su diversi italiani che non sono reperibili e su cui si chiedono verifiche», dice da Roma il capo dell’Unità di crisi della Farnesina, Nicola Minasi. «Qui non ci sono ancora dati ufficiali, ma sappiamo che la rete consolare sta lavorando attivamente per cercare di capire quanti manchino all’appello», conferma da Maracay Claudio De Mauri, presidente della Faiv, la Federazione delle associazioni italovenezuelane. «Anche noi stiamo facendo verifiche fra i nostri iscritti e ci stia…

L’ottimismo delle prime ore, quando all’ambasciata a Caracas non risultavano italiani fra le vittime del sisma che ha messo in ginocchio il Venezuela, si è sciolto ieri sera. Tra le macerie delle case polverizzate di La Guaira, perla turistica sulla costa nei pressi della capitale, è apparso il corpo della prima vittima italiana. Fonti della Farnesina fanno sapere che si tratta di un 56enne, nato a Caracas, ma con pezzi di famiglia ancora in Italia. Il timore è che sia solo il primo

«Abbiamo molte segnalazioni su diversi italiani che non sono reperibili e su cui si chiedono verifiche», dice da Roma il capo dell’Unità di crisi della Farnesina, Nicola Minasi. «Qui non ci sono ancora dati ufficiali, ma sappiamo che la rete consolare sta lavorando attivamente per cercare di capire quanti manchino all’appello», conferma da Maracay Claudio De Mauri, presidente della Faiv, la Federazione delle associazioni italovenezuelane. «Anche noi stiamo facendo verifiche fra i nostri iscritti e ci stiamo coordinando per raccogliere aiuti, dare assistenza a chi è rimasto senza casa, ci sono persino ingegneri che si sono messi gratuitamente a disposizione per le verifiche di agibilità sulle abitazioni danneggiate». Le necessità rischiano di essere immense.

Fra chi è emigrato dalla penisola e ha scelto il Venezuela come nuova casa e chi ha ereditato la cittadinanza da genitori o nonni, gli italovenezuelani sono 140mila, in larga parte concentrati tra Maracaibo, dove il sisma ha causato più paura che danni, e Caracas. Nell’area della capitale sono 65mila. E molti abitano tra Chacao e Altamira. Insieme a San Bernardino, i quartieri più colpiti. I video che inondano i social mostrano edifici anche di quindici piani schiacciati, le stradone a otto corsie bloccate dalle macerie. «Appena la terra ha iniziato a tremare molti palazzi sono crollati, tantissimi sono danneggiati e molte persone sono rimaste senza casa», racconta l’avvocata Antonella Pinto. Chi può si è rifugiato da parenti, alcuni hanno cercato riparo lontano dalla città, sulle colline che si alzano dietro Caracas, altri si sono dovuti arrangiare. A Chacao, plaza Altamira è diventata una tendopoli. «Qui da noi stiamo ospitando diversi connazionali», spiega l’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, mentre da Roma, il ministro Antonio Tajani afferma: «L’Italia farà il possibile per aiutare il popolo venezuelano ed essere vicino alla grande comunità italiana lì».

Roberto Romanelli è giornalista della Voce d’Italia, la testata che gli italo-venezuelani li racconta. «È stata una notte di angoscia – spiega - Non sapevamo cosa stesse succedendo e non c’era modo di saperlo. Sono saltati rete elettrica, telefonica, internet». Quando è arrivata la prima scossa, lui era a casa con la famiglia. «Inizialmente non abbiamo capito quello che stesse succedendo. Tremava tutto,le finestre, le pareti. Mia figlia mi ha abbracciato, mia moglie ha stretto sua madre. Sono stati momenti interminabili». Quando la terra ha smesso di tremare, si è precipitato in strada.«C’era chi pregava la Vergine, chi urlava, chi piangeva». Antonio Calvino, siciliano che nel 2009 ha scelto Caracas come nuova casa, parla di «scenario apocalittico. Palazzi crollati, corpi sul marciapiede, anche bambini. E il lamento dei cani intrappolati ».

Dettagli che Mario Neri, italiano che decenni fa ha scelto di trasferirsi in Venezuela, ha deciso di non voler neanche conoscere. «È stato un incubo. Adesso abbiamo deciso di stare tutti a casa di mia figlia, perché è al terzo piano ed è più facile scendere in strada. Ma dopo quello che abbiamo passato, non voglio neanche ascoltare i tg. Un mese fa ho subito un’operazione al cuore, voglio pensare solo che stiamo tutti bene». Anche perché i numeri dei dispersi, che nella tarda serata di ieri già superavano i 35mila, suggeriscono una potenziale ecatombe. I social si riempiono di foto di chi non risponde all’appello e dei post di parenti e amici. «La situazione è ancora di incertezza e confusione, ma già si delineano i contorni di una tragedia - spiega il presidente della società Dante Alighieri in Venezuela, Mariano Palazzo - Si prevedono numeri catastrofici»

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