LONDRA – La Russia starebbe preparando una possibile “provocazione” nei Paesi baltici o in Polonia per mettere alla prova l’unità e la capacità di reazione della Nato. L’obiettivo ultimo del Cremlino sarebbe quello di inviare un monito di questo genere all’Alleanza Atlantica: smettete di aiutare l’Ucraina o rischierete di essere direttamente coinvolti nel conflitto. Lo rivelano stamane sul Guardian fonti di intelligence di due nazioni europee lungo il confine orientale della Nato.
Secondo tali indiscrezioni, Vladimir Putin sarebbe irritato e preoccupato perché l’offensiva delle sue truppe nel Donbass non compie abbastanza progressi e negli ultimi mesi la dinamica della guerra sembra essersi capovolta a vantaggio di Kiev. In particolare, affermano le due fonti, a preoccupare Putin è la novità dei droni ucraini a lungo raggio che hanno colpito Mosca e San Pietroburgo, portando la minaccia di bombardamenti nel cuore della Russia, creando paura nella popolazione come non era ancora a…
LONDRA – La Russia starebbe preparando una possibile “provocazione” nei Paesi baltici o in Polonia per mettere alla prova l’unità e la capacità di reazione della Nato. L’obiettivo ultimo del Cremlino sarebbe quello di inviare un monito di questo genere all’Alleanza Atlantica: smettete di aiutare l’Ucraina o rischierete di essere direttamente coinvolti nel conflitto. Lo rivelano stamane sul Guardian fonti di intelligence di due nazioni europee lungo il confine orientale della Nato.
Secondo tali indiscrezioni, Vladimir Putin sarebbe irritato e preoccupato perché l’offensiva delle sue truppe nel Donbass non compie abbastanza progressi e negli ultimi mesi la dinamica della guerra sembra essersi capovolta a vantaggio di Kiev. In particolare, affermano le due fonti, a preoccupare Putin è la novità dei droni ucraini a lungo raggio che hanno colpito Mosca e San Pietroburgo, portando la minaccia di bombardamenti nel cuore della Russia, creando paura nella popolazione come non era ancora accaduto in quattro anni di conflitto.
Per questo motivo il presidente russo starebbe considerando una nuova strategia: appunto quella di lanciare una “provocazione” nel fianco est della Nato, tentando così di spaccare l’Alleanza fra chi vuole continuare a sostenere l’Ucraina e chi no. Le fonti del quotidiano londinese non rivelano esattamente in che cosa potrebbe consistere la provocazione. Ma hanno intercettato comunicazioni militari russe che lasciano prevedere un’azione di qualche tipo contro Lituania, Lettonia, Estonia, le tre ex-repubbliche sovietiche del Baltico, diventate indipendenti dopo il crollo dell’Urss nel 1991, o contro la Polonia, uno degli ex-Paesi “satelliti” di Mosca, entrata a fare parte di Unione e Europea e Nato dopo la caduta del muro di Berlino.
L’azione, scrive il Guardian, sarebbe probabilmente meno clamorosa di un’invasione vera e propria per via di terra o di cielo: potrebbe trattarsi però di un attacco con droni, missili o di un’operazione di guerra “ibrida”, come per esempio sabotaggi delle comunicazioni o di altre infrastrutture cruciali. Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, Mosca ha già lanciato provocazioni simili: pacchi incendiari nei depositi della Dhl nel Regno Unito, in Germania e in Polonia nell’estate del 2024, una ventina di droni nello spazio aereo polacco nel settembre scorso. Droni russi sono sconfinati anche in Romania, facendo due feriti, apparentemente per errore. E sempre nel 2022, quando le forze russe furono costrette a ritirarsi precipitosamente dalla regione di Kharkiv per la reazione ucraina, Putin lasciò intendere che avrebbe potuto fare ricorso ad armi nucleari “tattiche”, cioè con potenza limitata ma pur sempre devastante, se fosse stata minacciata la “sicurezza nazionale” della Russia. Una logica perversa, quasi che fosse l’Ucraina ad avere invaso la Russia e non il contrario. Ma così ragiona lo zar.
L’impressione degli esperti di affari militari è che azioni e moniti del Cremlino sono essenzialmente dei bluff, per spaventare e dividere l’Occidente, sperando che servano a interrompere l’assistenza all’Ucraina. Una eventuale provocazione russa nel Baltico o in Polonia si scontrerebbe tuttavia con una nuova realtà sul fronte del conflitto e con il fatto che oggi la maggior parte dei droni usati da Kiev sono di produzione propria. In sostanza, scrive il Guardian, Putin sembra sempre di più disperato dalla piega che ha preso la guerra e non sa come concluderla senza perdere la faccia. Per questo potrebbe tentare ancora qualcosa. “Non aspettiamoci”, commenta un analista di Londra, “che si arrenda passivamente”.