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Italia e Francia: nuova Unifil con dentro i Paesi del Golfo

(agf)

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Meloni: “Grazie agli Stati Uniti per la mediazione”. L’obiettivo è ora allestire una spedizione larga, con Qatar e Arabia Saudita
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Reduce dal vertice italofrancese in Costa Azzurra, Giorgia Meloni viene raggiunta dalla notizia dell’accordo tra Israele e Libano siglato a Washington mentre è intenta a guardare una gara di nuoto, ospite del Settecolli. La nota di Palazzo Chigi per benedire l’intesa (fragile) arriva a stretto giro di posta: Meloni accoglie «con favore l’annuncio» e ringrazia «la mediazione degli Stati Uniti», prime parole al miele per Trump dopo settimane tormentate. Certo, le incognite restano. Adesso «è fondamentale - aggiunge la premier - consolidare il cessate il fuoco e creare le condizioni per una pace duratura tra queste due Nazioni che veda affermata la sovranità e l’integrità territoriale del Libano e la sicurezza di Israele». L’Italia, conclude la premier seguita dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, «continuerà a fare la sua parte».

In che modo? Il progetto è quello lanciato proprio tra i pini di villa Eilenroc ieri l’altro. Tirare su una nuova coalizione internazionale, che dal …

Reduce dal vertice italofrancese in Costa Azzurra, Giorgia Meloni viene raggiunta dalla notizia dell’accordo tra Israele e Libano siglato a Washington mentre è intenta a guardare una gara di nuoto, ospite del Settecolli. La nota di Palazzo Chigi per benedire l’intesa (fragile) arriva a stretto giro di posta: Meloni accoglie «con favore l’annuncio» e ringrazia «la mediazione degli Stati Uniti», prime parole al miele per Trump dopo settimane tormentate. Certo, le incognite restano. Adesso «è fondamentale - aggiunge la premier - consolidare il cessate il fuoco e creare le condizioni per una pace duratura tra queste due Nazioni che veda affermata la sovranità e l’integrità territoriale del Libano e la sicurezza di Israele». L’Italia, conclude la premier seguita dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, «continuerà a fare la sua parte».

In che modo? Il progetto è quello lanciato proprio tra i pini di villa Eilenroc ieri l’altro. Tirare su una nuova coalizione internazionale, che dal primo gennaio avvicendi la moribonda Unifil, affossata proprio dagli Usa di Trump, con grande giubilo di Netanyahu e del governo israeliano, che da mesi manifesta non solo a parole — a volte con colpi contro blindati e militari delle Nazioni Unite — quanto apprezzi i caschi blu sul confine.

Oltre gli annunci, la nuova coalizione è ancora in stato embrionale. Ma ora si tenta l’accelerata. La prossima settimana si terrà una call tra Roma e Parigi per iniziare a stilare i dettagli, ci sarà il consigliere diplomatico di Meloni e l’omologo di Macron, più rappresentanti dei ministeri della Difesa (probabilmente, per l’Italia, il capo di Stato Maggiore, Luciano Portolano). L’obiettivo, spiegano fonti francesi, è allestire una spedizione larga, con dentro i paesi del Golfo, dal Qatar all’Arabia Saudita, che potrebbe finanziare l’addestramento e soprattutto l’ingaggio di nuove reclute per l’esercito regolare del Libano (LAF). Si punta sul coinvolgimento di altri Paesi già impegnati sul terreno: la Spagna, con cui si stanno raccordando i francesi, probabilmente l’Indonesia. Quasi impossibile, secondo fonti italiane, che gli Stati Uniti siano della partita, visto il niet alla proroga di Unifil.

I tempi sono stretti. La spedizione Onu scade il 31 dicembre, ma già nei prossimi mesi inizierà la smobilitazione. L’obiettivo è organizzare una conferenza entro agosto, per capire chi c’è e chi no. Difficile che la coalizione strappi un mandato Onu, anche se un tentativo sarà fatto. Si studiano le alternative, come uno schema che ricalca il MTC4L (il comitato militare per il Libano), iniziativa multilaterale a guida italiana, a cui aderiscono francesi, tedeschi, spagnoli, inglesi più il Canada, per addestrare le forze regolari.

Il presidente del Libano Joseph Aoun spera che l’iniziativa riesca. Ieri ha accolto con favore gli sforzi di Italia e Francia, «sincera espressione dell’impegno della comunità internazionale a sostegno della sovranità e stabilità del Libano». Aoun ha ribadito la necessità di evitare «un pericoloso vuoto di sicurezza» dopo lo smantellamento dell’Unifil. Sia Meloni che Macron hanno tutto l’interesse a sostenerlo, evitando la disgregazione dello Stato, se vogliono mantenere una presenza (e un’influenza) in Libano. Ma la missione è complicata. Anche dopo l’accordo. A Palazzo Chigi c’è cautela, si attende di capire se e quanto la tregua reggerà. Gli attacchi israeliani già in passato hanno minacciato l’integrità del Paese, esponendo di conseguenza Unifil alla pressione dell’Idf, ma anche alle ritorsioni di Hezbollah. La nuova spedizione dovrebbe sostenere Beirut senza sostituirsi a Beirut, rassicurare Israele senza legittimare occupazioni di fatto e mantenere un equilibrio in un’area dove l’incidente è sempre dietro l’angolo.

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