✕

Venezuela, il dramma dei bimbi rimasti soli in ospedale

Ascolta l'audio

Secondo l’Unicef, sono almeno 3,9 milioni i bambini e ragazzini presenti nelle aree del sisma
2 minuti di lettura

All’ospedale José María Vargas di La Guaira, una delle zone più colpite, i letti sono finiti. I pazienti meno gravi sono stati trasferiti nel parcheggio. I più fortunati sulle barelle, altri sulle sedie o per terra. I bambini no, quasi tutti, quando vengono tirati fuori vivi dalle macerie vengono mandati a Caracas. Alcuni sono vigili, sono in grado di dire il proprio nome. Altri invece lo portano solo scritto su braccialetto di carta legato al polso, perché i parenti o i vicini lo hanno urlato ai soccorritori prima che li portassero via.

«Mi chiamo Junior, Junior Diaz», dice, in un video ottenuto da Repubblica attraverso fonti sanitarie, un bimbo di tre anni con una vistosa ferita al volto. Parla con l’infermiera dell’ospedale Miguel Pérez Carreño di Caracas, che sta cercando di identificare i piccoli rimasti soli, ma quello non è il suo nome, José Diaz Diaz c’è scritto sul suo braccialetto. «Noi abitiamo a Rincon», spiega ma è un luogo che non esiste. La donna sospira e passa oltre. …

All’ospedale José María Vargas di La Guaira, una delle zone più colpite, i letti sono finiti. I pazienti meno gravi sono stati trasferiti nel parcheggio. I più fortunati sulle barelle, altri sulle sedie o per terra. I bambini no, quasi tutti, quando vengono tirati fuori vivi dalle macerie vengono mandati a Caracas. Alcuni sono vigili, sono in grado di dire il proprio nome. Altri invece lo portano solo scritto su braccialetto di carta legato al polso, perché i parenti o i vicini lo hanno urlato ai soccorritori prima che li portassero via.

«Mi chiamo Junior, Junior Diaz», dice, in un video ottenuto da Repubblica attraverso fonti sanitarie, un bimbo di tre anni con una vistosa ferita al volto. Parla con l’infermiera dell’ospedale Miguel Pérez Carreño di Caracas, che sta cercando di identificare i piccoli rimasti soli, ma quello non è il suo nome, José Diaz Diaz c’è scritto sul suo braccialetto. «Noi abitiamo a Rincon», spiega ma è un luogo che non esiste. La donna sospira e passa oltre. «Mio papà si chiama Nelry, la mia mamma si chiama, si chiamava, Mayra» dice un altro bimbo, Alejandro Macedo. La donna non può che dirgli: «Vediamo se altri parenti sono venuti a cercarti».

Anche al Domingo Luciani, molti dei pazienti ricoverati sono bambini. Tredici anni, Yenderlin Cabarza è stata portata d’urgenza lì dai soccorritori non appena sono riusciti a estrarla dalle macerie di uno dei palazzi di La Guaira. E non è stato per nulla semplice. Aveva entrambe le braccia letteralmente spezzate, è stato necessario scavare ancora e ancora per tirarla fuori ed evitare ulteriori danni. I genitori, entrambi sopravvissuti, l’hanno raggiunta dopo e l’hanno trovata al primo tentativo.

Altri invece vagano di ospedale in ospedale, dove le liste dei pazienti ricoverati vengono appese fuori dai pronto soccorso. Per evitare che negli ospedali già in affanno, se non collassati con oltre quattromila pazienti da assistere, a creare caos ci siano anche migliaia di persone che cercano disperatamente i propri cari, il ministero della Salute ha reso accessibili on line tutte le liste dei ricoverati. «Per favore, cercate on line prima di muovervi e chi può porti garze, guanti, acqua, soprattutto acqua», dice il dottore Jorge Bustillo dal terminal degli autobud di Catia La mar, alla Guaira, trasformata in una gigantesca zona di prima assistenza per i feriti meno gravi, con centinaia di persone ricoverate. Anche lì, sotto le pensiline che generalmente coprono autobus e camionetas e oggi pazienti, ci sono decine e decine di bambini.

E lì come altrove, ce ne sono molti che sembrano essere sopravvissuti solo per uno straordinario colpo di fortuna. Trentadue ore dopo il sisma, una neonata è stata estratta viva dalle macerie della sua casa a La Guaira, poco è stata salvata anche la mamma, Dayana Patiño, ferita ma viva.. Qualche ora dopo, un neonato - lo racconta un video diventato virale - è uscito addirittura gattonando da una casa ridotta in briciole. Chissà come ha trovato riparo in un’intercapedine. Quando i soccorritori hanno iniziato a scavare, lo hanno sentito. Tre fratellini sono riusciti a sopravvivere stringendosi l’un l’altro in uno spazio strettissimo. «Siamo tre», ha sussurrato stremata la prima che sia stata tirata fuori. Molti bimbi li ha ritrovati Tsunami, cagnone bianco e nero a pelo lungo, fra i veterani delle squadre cinofile.

Secondo Unicef sono almeno 3,9 milioni i bambini e ragazzini presenti nelle aree del terremoto. Al momento non c’è un dato preciso sui minori che abbiano perso la vita «ma sono tanti, le morgue sono piene, mancano anche le body bag», dice Alejandro, sanitario dell’ospedale periferico di La Guaira. Fra i sopravvissuti, molti sono minori soli, i più non hanno una casa. «Molti bambini e le loro famiglie, anche qui a Caracas, hanno dovuto trascorrere un’altra notte all’aperto, stringendo a sé i pochi beni che sono riusciti a salvare - dice la direttrice di Save the children Venezuela, Fatima Andraca -. Sono per strada, troppo spaventati per tornare nelle loro case distrutte e ormai insicure». E le prossime settimane rischiano di essere ancora più difficili.

Leggi i commenti