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Venezuela, il bilancio dei morti sale a 1.719, i feriti sono 5034. La Farnesina: 11 italiani deceduti, 40 i dispersi

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Dopo oltre tre giorni dal terremoto è corsa contro il tempo per i soccorritori. I vigili del fuoco italiani erano stati allertati della presenza di una madre con due figli in un condominio, ma non hanno riscontrato segni di vita. Salvata una donna dopo 86 ore
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Mentre la terra continua a tremare e le scosse di assestamento complicano le ricerche di chi è ancora intrappolato sotto le macerie, sale ancora il numero di morti. In meno di ventiquattro ore, le vittime sono arrivate a quota 1.719, ma la stima – si teme – è solo prudenziale. I dispersi rimangonono più di 45mila, le morgue sono ormai sature e sui social già iniziano a circolare le immagini di cadaveri estratti dalle macerie e ricoperti di calce. “Lavoriamo con l’odore di morte che ti si incolla addosso e non va più via”, dice uno dei volontari da La Guaira, la zona su cui il terremoto si è abbattuto con maggiore violenza.

Cresce ancora anche il numero dei feriti, che adesso superano 5mila. A migliaia sono stati trasferiti da La Guaira, dove le strutture sanitarie sono sature e persino gli ospedali da campo messi in piedi non bastano più per rispondere alle necessità di un’intera area quasi completamente cancellata dal sisma. Ma anche nella capitale i reparti sono saturi e spesso man…

Mentre la terra continua a tremare e le scosse di assestamento complicano le ricerche di chi è ancora intrappolato sotto le macerie, sale ancora il numero di morti. In meno di ventiquattro ore, le vittime sono arrivate a quota 1.719, ma la stima – si teme – è solo prudenziale. I dispersi rimangonono più di 45mila, le morgue sono ormai sature e sui social già iniziano a circolare le immagini di cadaveri estratti dalle macerie e ricoperti di calce. “Lavoriamo con l’odore di morte che ti si incolla addosso e non va più via”, dice uno dei volontari da La Guaira, la zona su cui il terremoto si è abbattuto con maggiore violenza.

Cresce ancora anche il numero dei feriti, che adesso superano 5mila. A migliaia sono stati trasferiti da La Guaira, dove le strutture sanitarie sono sature e persino gli ospedali da campo messi in piedi non bastano più per rispondere alle necessità di un’intera area quasi completamente cancellata dal sisma. Ma anche nella capitale i reparti sono saturi e spesso manca tutto, dai materiali per pulire corsie e reparti a medicine di base. “Abbiamo fornito farmaci e materiale sufficienti per trattare 3.500 pazienti a otto ospedali di Caracas e La Guaira ma siamo consapevoli che le necessità sono enormi e non faranno che aumentare”, spiega Andreas Spaett, responsabile dei programmi di Medici Senza Frontiere in Venezuela. A breve, fa sapere, verranno allestite cliniche mobili in stadi, parchi e insediamenti spontanei in cui si stanno concentrando le centinaia di sfollati che nel sisma hanno perso tutto.

Dalle macerie, intanto, arrivano notizie di piccoli miracoli. A cinque giorni dal sisma, quattro persone sono state estratte vive dalle macerie del palazzo in cui vivevano a Caraballeda, nella zona di La Guaira. La prima a essere tirata fuori dalle “talpe”, gli specialisti messicani, insieme a volontari della zona e a Protezione civile e vigili del fuoco del Trujillo, è stata Catandra. Era rimasta intrappolata in quello che una volta era il secondo piano dell’edificio, per raggiungerla i soccorritori hanno dovuto scavare un vero e proprio tunnel di circa tre metri. Dopo è stata lei a dire ai soccorritori che c’erano altri ancora vivi là sotto e potevano essere salvati. Ci sono volute circa altre dieci ore, poi dalle macerie hanno tirato prima Aaron, un ventunenne rimasto bloccato al primo piano del palazzo, poi un secondo ragazzo, David Gonzalez, quindi una donna di 31 anni troppo debole per dire il proprio nome.

Non lontano, le squadre salvadoregne hanno tirato fuori dalle macerie una donna di 60 anni, Belkys Josefina Barreto Garcìa, rimasta sepolta per 86 ore. A dare l’annuncio, con tanto di video, è stato il presidente di El Salvador, Nayib Bukele.

“Per farmi sentire ho colpito i detriti attorno a me con un pezzo di metallo che ho trovato”, ha detto la donna ai media locali. Poi, quando ha capito che le squadre di soccorso erano vicine, ha iniziato a gridare: “Sono qui, sono viva!”. I soccorritori hanno proceduto con prudenza, qualsiasi movimento troppo brusco può provocare nuovi crolli. “Sono uscita all'indietro, a poco a poco con grande difficoltà, come un bambino che nasce”, ha raccontato la donna poi. “Ho visto la luce, ho visto letteralmente la luce. Ed è stato allora che ho iniziato a piangere. Sono rinata”.

Ma fra le macerie ci sono anche speranze che improvvisamente si spengono, si spezzano. Basta poco. Anche una semplice scossa di assestamento. Per oltre venti ore, i vigili del fuoco italiani hanno tentato di soccorrere una donna con due dei suoi tre figli rimasti sepolti sotto uno stabile a Macuto, cittadina dello Stato di La Guaira. Ma la scossa di assestamento che questa mattina ha fatto tremare di nuovo i venezuelani ha provocato un ulteriore spostamento della struttura. Da sotto le macerie hanno smesso di arrivare segnali di vita. E i soccorritori italiani non hanno potuto far altro che rinunciare e passare a altri edifici. Dove potrebbero esserci ancora vite in bilico da salvare.

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