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Iran, riparte la trattativa: sul tavolo soldi e Hormuz. L’Oman: “Sì al pedaggio”

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Witkoff e Kushner già in Qatar, oggi attesi gli inviati di Teheran: “Non li incontriamo, sblocchino i fondi e parleremo dello Stretto”
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Il 17 giugno gli Stati Uniti e l’Iran hanno firmato un accordo che li impegnava a negoziare per sessanta giorni e a risolvere tutta una serie di questioni, a partire dalla controversia sul nucleare. Due settimane dopo, il negoziato non è partito e anzi ha fatto passi indietro: nonostante gli Stati Uniti abbiano rimosso temporaneamente le sanzioni sul petrolio all’Iran, Teheran rifiuta colloqui diretti al punto che oggi, a Doha, i qatarini dovranno tornare alla vecchia, estenuante diplomazia della navetta per scambiare messaggi tra le parti. Potrebbero esserci contatti diretti ma solo a livello tecnico, e non è certo nemmeno questo.

Nella capitale dell’emirato ci sono gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner ed è attesa la delegazione iraniana. Il cessate il fuoco è molto fragile, le due parti hanno continuato a spararsi addosso nel week end e solo la pressione dei prezzi negli Stati Uniti e delle casse statali esanimi a Teheran ha spinto una nuova tregua. Lo stretto di Hormuz rim…

Il 17 giugno gli Stati Uniti e l’Iran hanno firmato un accordo che li impegnava a negoziare per sessanta giorni e a risolvere tutta una serie di questioni, a partire dalla controversia sul nucleare. Due settimane dopo, il negoziato non è partito e anzi ha fatto passi indietro: nonostante gli Stati Uniti abbiano rimosso temporaneamente le sanzioni sul petrolio all’Iran, Teheran rifiuta colloqui diretti al punto che oggi, a Doha, i qatarini dovranno tornare alla vecchia, estenuante diplomazia della navetta per scambiare messaggi tra le parti. Potrebbero esserci contatti diretti ma solo a livello tecnico, e non è certo nemmeno questo.

Nella capitale dell’emirato ci sono gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner ed è attesa la delegazione iraniana. Il cessate il fuoco è molto fragile, le due parti hanno continuato a spararsi addosso nel week end e solo la pressione dei prezzi negli Stati Uniti e delle casse statali esanimi a Teheran ha spinto una nuova tregua. Lo stretto di Hormuz rimane il punto di maggiore contesa. L’Iran ha risposto col fuoco al tentativo dell’Oman, con la regia degli Usa, di aprire una rotta sud alternativa a quella controllata dai Pasdaran, innescando lo scontro con gli americani. Teheran considera il controllo dello Stretto una leva negoziale irrinunciabile. L’Oman, che è l’altro stato costiero e avrebbe voce in capitolo sulla gestione del canale, finora si è prodotto in un sofisticato equilibrismo per non scontentare nessuno dei suoi due alleati, ma stando al New York Times, si prepara in realtà a sostenere le rivendicazioni di Teheran con una proposta che gli omaniti vendono come di mediazione: far pagare alle navi che passano nello stretto una tassa sui servizi non obbligatoria, volontaria.

Muscat sa bene in realtà che questa proposta non piace agli europei né agli americani che non sono preoccupati dai costi ma dal dato politico che sancirebbe: il controllo di Teheran su uno dei cinque stretti economicamente più importanti del mondo. Controllare Hormuz significa avere il potere di far salire la febbre all’economia mondiale in qualsiasi momento.

La Francia di Macron l’ha capito e ha tentato di rompere il blocco facendo un accordo con l’Oman per lo sminamento. La reazione di Teheran è stata immediata: «Lo sminamento è di competenza esclusiva dell’Iran, non autorizziamo tale operazione. Raccomandiamo alla Francia di non complicare la situazione con le sue provocazioni», ha chiarito il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, che farà parte della delegazione a Doha. Gli iraniani comunque non vogliono nemmeno discutere di Hormuz se prima non si blocca l’impasse sui beni congelati, gli ormai noti sei miliardi di dollari fermi nelle banche dell’emirato. Nel memorandum firmato con gli Usa, il tema non è affrontato con chiarezza, si dice solo che verranno liberati se l’Iran rispetterà certi impegni. Teheran sostiene invece che quei soldi erano stati promessi fin da subito. Trump aveva addirittura assicurato che sarebbero stati utilizzati per comprare prodotti americani, circostanza subito smentita dalla Repubblica islamica. Secondo la tv al Arabiya, 3 miliardi dovrebbero tornare in Iran entro la fine della settimana e sbloccare così il negoziato con gli Usa. La comunità internazionale ci spera: il livello di minaccia per le navi che attraversano lo Stretto è stato elevato a “sostanziale”, una situazione insostenibile a lungo.

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