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L’asse Merz-Rutte per Kiev: “Il nostro sostegno resta forte”

German Chancellor Friedrich Merz and NATO Secretary General Mark Rutte react ahead of a press conference, following a cabinet meeting at the defence ministry in Berlin, Germany, July 1, 2026. REUTERS/Nadja Wohlleben (reuters)

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In vista di un vertice ad Ankara che rischia di tramutarsi nell’ennesimo terremoto trumpiano, il cancelliere tedesco ha ribadito che gli europei intendono “inviare un segnale all’Ucraina”
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Ieri Friedrich Merz sembrava il bravo scolaro che ha fatto i compiti. «La Germania guida e la Germania mantiene gli impegni» lo ha elogiato il segretario generale della Nato, Mark Rutte. L’uomo che sogna di sussurrare a Trump ha enfatizzato in una conferenza stampa congiunta il ruolo fondamentale che la Germania sta assumendo nella “Nato 3.0”, come l’hanno battezzata gli americani. Una nuova Alleanza atlantica segnata anzitutto da un disimpegno di Washington. Ma che ha anche imposto un’accelerazione agli europei in direzione di un maggiore sforzo per la difesa.

«La Germania garantisce già un sostegno forte alla nostra sicurezza comune»: l’ex premier olandese ha citato il battaglione tedesco-olandese, la brigata tedesca stazionata in Lituania, la sorveglianza del fianco orientale della Nato e la protezione di infrastrutture attraverso la Marina tedesca, oltre al forte sostegno che Berlino ha sempre garantito all’Ucraina, il più generoso in Europa. Soprattutto, dopo le innumerevoli mina…

Ieri Friedrich Merz sembrava il bravo scolaro che ha fatto i compiti. «La Germania guida e la Germania mantiene gli impegni» lo ha elogiato il segretario generale della Nato, Mark Rutte. L’uomo che sogna di sussurrare a Trump ha enfatizzato in una conferenza stampa congiunta il ruolo fondamentale che la Germania sta assumendo nella “Nato 3.0”, come l’hanno battezzata gli americani. Una nuova Alleanza atlantica segnata anzitutto da un disimpegno di Washington. Ma che ha anche imposto un’accelerazione agli europei in direzione di un maggiore sforzo per la difesa.

«La Germania garantisce già un sostegno forte alla nostra sicurezza comune»: l’ex premier olandese ha citato il battaglione tedesco-olandese, la brigata tedesca stazionata in Lituania, la sorveglianza del fianco orientale della Nato e la protezione di infrastrutture attraverso la Marina tedesca, oltre al forte sostegno che Berlino ha sempre garantito all’Ucraina, il più generoso in Europa. Soprattutto, dopo le innumerevoli minacce di Trump, Merz è stato il primo a impegnarsi a investire il 3,5% nella difesa (il 5 se si contano le infrastrutture).

In vista di un vertice ad Ankara che rischia di tramutarsi nell’ennesimo terremoto trumpiano, Merz ha ribadito che gli europei intendono «inviare un segnale di sostegno all’Ucraina». Già alla riunione dell’E5 a Berlino della scorsa settimana con Meloni, Macron, Starmer e Tusk, il cancelliere aveva preannunciato un rafforzamento delle iniziative degli europei in seno all’Alleanza. Ieri il leader conservatore ha puntualizzato che «non vacilleremo nel nostro sostegno all’Ucraina e dovrebbe avvicinarsi il momento in cui la leadership russa dichiari di essere pronta ad avviare colloqui e negoziati». Dipende da Putin, ha ripetuto Merz.

Rivolto agli Stati Uniti, il leader Cdu ha espresso l’intenzione di «ridurre le dipendenze» dagli Usa nel campo della difesa. Una decisione imposta soprattutto dalla decisione di Trump di voltare le spalle all’Europa, ma che il cancelliere, sempre ostentando buon viso a cattivo gioco, ha definito «giusta». Di recente, offeso perché Merz aveva sostenuto che gli americani fossero stati «umiliati» dall’Iran, Trump ha annunciato che ritirerà 5.000 soldati dalla Germania.

Ma a una settimana dal vertice Nato, il temuto tête-à-tête con il presidente Maga sta spingendo tutti a un’accondiscendenza ostentata. Anche il ministro della Difesa, Boris Pistorius, ha voluto tendere l’ennesimo ramoscello d’ulivo a Trump: «Sappiamo che le capacità di produzione americane (di armi, ndr) sono limitate». Perciò «siamo molto interessati alla fabbricazione di alcuni sistemi, o di componenti di sistemi, qui in Germania».

Berlino, ha ricordato Merz, raggiungerà l’obiettivo del 3,5% della spesa per la difesa già nel 2029. Soprattutto, andrebbe aggiunto, perché ha deciso di spendere a debito oltre mille miliardi nel prossimo decennio. E chi non se lo può permettere perché ha debito alle stelle o un disavanzo in zona rossa da procedura d’infrazione, pazienza.

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