Un dilemma diplomatico. Di più: uno scivoloso interrogativo che da Teheran rimbalza fino a Roma, riassunto in una lettera che la sede diplomatica dell’ambasciata italiana in Iran ha recapitato nelle ultime ore alla Farnesina. Al governo si chiede di sciogliere un quesito che è possibile riassumere così: a che livello l’Italia intende partecipare alla cerimonia funebre e alla lunga settimana di commemorazione della guida suprema Ali Khamenei? Se e in che modo rendere omaggio al leader della Repubblica islamica ucciso con un attacco missilistico dagli Stati Uniti nelle prime ore della guerra, lo scorso 28 febbraio? Anche perché la propaganda iraniana ha fatto sapere di non aver invitato gli europei, considerati cobelligeranti. Il rischio, conclude la missiva, è avere una direttiva chiara per evitare «spiacevoli incidenti» diplomatici.
È una scelta politica, prima ancora che diplomatica. Che interroga il ministero degli Esteri, ma che spinge inevitabilmente Antonio Tajani e la struttura …
Un dilemma diplomatico. Di più: uno scivoloso interrogativo che da Teheran rimbalza fino a Roma, riassunto in una lettera che la sede diplomatica dell’ambasciata italiana in Iran ha recapitato nelle ultime ore alla Farnesina. Al governo si chiede di sciogliere un quesito che è possibile riassumere così: a che livello l’Italia intende partecipare alla cerimonia funebre e alla lunga settimana di commemorazione della guida suprema Ali Khamenei? Se e in che modo rendere omaggio al leader della Repubblica islamica ucciso con un attacco missilistico dagli Stati Uniti nelle prime ore della guerra, lo scorso 28 febbraio? Anche perché la propaganda iraniana ha fatto sapere di non aver invitato gli europei, considerati cobelligeranti. Il rischio, conclude la missiva, è avere una direttiva chiara per evitare «spiacevoli incidenti» diplomatici.
È una scelta politica, prima ancora che diplomatica. Che interroga il ministero degli Esteri, ma che spinge inevitabilmente Antonio Tajani e la struttura della Farnesina a condividere con Palazzo Chigi. E dunque, con Giorgia Meloni. Ogni passo falso, sottovalutazione, scelta avventata può trasformarsi in un incidente diplomatico da evitare in una fase così delicata. Scegliere infatti di non partecipare, oppure prendere parte alle esequie con un rappresentante di livello troppo basso andrebbe interpretato come uno sgarbo dagli iraniani. Spedire un ministro o un rappresentante del sottogoverno italiano potrebbe invece avere conseguenze altrettanto spiacevoli, stavolta però nel rapporto con gli alleati europei e occidentali.
In qualche modo, è il bivio sintetizzato nella missiva. La decisione ultima ricade sulla presidente del Consiglio. Salvo sorprese, Roma risponderà alla sua ambasciata nelle prossime ore dicendo sostanzialmente una cosa: via libera a partecipare alle cerimonie per Khamenei con un formato identico a quello scelto dai partner dell’Unione europea. Nelle ultime ore, infatti, sono proseguite le consultazioni con Bruxelles e con le principali cancellerie continentali. E l’indicazione sembra essere ormai definita: gli Stati membri renderanno omaggio alla Guida suprema con i propri ambasciatori presenti in Iran. Quasi tutte, dopo la tregua, hanno riaperto le rappresentanze diplomatiche chiuse in precedenza a causa della guerra. È un orientamento diverso da quello dei Paesi amici di Teheran, come ad esempio la Russia, rappresentata da una delegazione ufficiale guidata dal vicepresidente del Consiglio di Sicurezza di Mosca, Dmitrij Medvedev. E anche altri paesi europei - non dell’Unione - valutano di prendere parte all’evento con membri del governo.
Una scelta complessa, comunque. Presto, poi, Palazzo Chigi e la Farnesina dovranno assumerne un’altra, per certi versi ancora più scivolosa: quella sul livello di partecipazione a un’eventuale cerimonia per la presidente del Venezuela Delcy Rodríguez. Finora è una guida ad interim, ma potrebbe arrivare presto una nuova e più strutturata incoronazione. Nulla di fissato, ma le diplomazie si stanno già ponendo il problema.