PARIGI – Trentanove anni, capelli scuri, fisico corpulento, un tatuaggio sul braccio destro raffigurante un serpente che dalla spalla scende fino al gomito. Si chiama Anastasiia Berezovska, è ucraina, parla tedesco e da qualche ora il suo volto è affidato alla rete mondiale di Interpol. Due fotografie la mostrano mentre compie alcuni sopralluoghi a Montecarlo, prima di depositare e azionare attraverso un telecomando il pacco bomba contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev.
Il suo ultimo domicilio noto è in Germania, nell’Assia, dove ieri è stata organizzata una perquisizione con il supporto delle forze speciali tedesche. Senza esito. Secondo alcune fonti sarebbe stata avvistata a Francoforte.
Gli investigatori hanno ricostruito gli ultimi passaggi della fuga. Dopo aver fatto esplodere il pacco bomba nell’androne del condominio Sun’s Palace, dove Ermolaev viveva con la compagna e il figlio tredicenne, tutti ancora ricover…
PARIGI – Trentanove anni, capelli scuri, fisico corpulento, un tatuaggio sul braccio destro raffigurante un serpente che dalla spalla scende fino al gomito. Si chiama Anastasiia Berezovska, è ucraina, parla tedesco e da qualche ora il suo volto è affidato alla rete mondiale di Interpol. Due fotografie la mostrano mentre compie alcuni sopralluoghi a Montecarlo, prima di depositare e azionare attraverso un telecomando il pacco bomba contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev.
Il suo ultimo domicilio noto è in Germania, nell’Assia, dove ieri è stata organizzata una perquisizione con il supporto delle forze speciali tedesche. Senza esito. Secondo alcune fonti sarebbe stata avvistata a Francoforte.
Gli investigatori hanno ricostruito gli ultimi passaggi della fuga. Dopo aver fatto esplodere il pacco bomba nell’androne del condominio Sun’s Palace, dove Ermolaev viveva con la compagna e il figlio tredicenne, tutti ancora ricoverati a Nizza, la sospettata è risalita a piedi verso Beausoleil, il comune francese limitrofo. Lì, secondo i primi elementi dell’inchiesta, l’aspettava un’auto, poi partita in direzione dell’Italia. Gli investigatori francesi hanno diramato un’allerta all’anticrimine italiana con la targa tedesca del veicolo. Dopo alcuni accertamenti, è stato confermato che l’auto di Berezovska ha attraversato la Liguria, entrando da Ventimiglia, per poi risalire fino alla Svizzera e da lì fino in Germania. L’automobile è stata ritrovata durante la perquisizione, insieme a una serie di indizi già trasmessi dalla polizia tedesca agli investigatori di Montecarlo.
Morgan Raymon, procuratore aggiunto del Principato, ha spiegato come la svolta nelle indagini è stata aiutata dalla testimonianza di una persona che aveva incrociato l’attentatrice la sera dell’esplosione. Un racconto che ha portato gli investigatori a pensare che in realtà “l’uomo con il cappello nero” fosse il travestimento di una donna. Poi hanno ripassato al setaccio le immagini di videosorveglianza in cui si vede più volte una persona con il cappello nero aggirarsi nei pressi dell’edificio. Domenica scorsa, un giorno prima dell’attentato, compariva invece una donna che seguiva lo stesso percorso, fermandosi negli stessi punti. «La ripetizione delle operazioni di ricognizione, così come le soste prolungate davanti all’ingresso dell’edificio, hanno rafforzato l’ipotesi che si trattasse di una donna», ha spiegato il procuratore.
Berezovska sarebbe rimasta vari giorni nel Principato per preparare l’attentato, usando sempre l’auto presa a noleggio in Germania. Il suo veicolo era stato persino rimosso a Mentone per sosta vietata qualche giorno prima dell’attacco e la donna è andata a recuperarlo sotto falsa identità. Un dettaglio che lascia intravedere una certa improvvisazione, come il fatto che durante la fuga concitata sia stata ripresa mentre lascia cadere il cellulare a terra prima di riuscire a recuperarlo.